- aboliamo le pensioni dei parlamentari
- il Partito Democratico in Sicilia deve cambiare modi e metodi
- con Veltroni e Bindi, dobbiamo parlare di più
domenica 30 settembre 2007
Enrico Letta a Piazza Armerina.
Piazza. Nasce un altro comitato Veltroni
Agostino Sella
sabato 29 settembre 2007
Falcone al centro sinistra: "datemi la mozione che la presento io".
Piazza Armerina. “Il centro sinistra mi dia la mozione che ho firmato. La presento io”. Lo dice il consigliere comunale di Forza Italia, Giuseppe Falcone (nella foto), unico componente del centro destra che ad oggi ha firmato la mozione di sfiducia che si trova nelle mani del centro sinistra. “Non capisco perché prima il centro sinistra ci ha fatto firmare la mozione – dice Falcone – ed adesso l’ha fatta sparire. Se il partito democratico ha qualche problema al suo interno o ha cambiato idea lo dica subito e finisca di giocare. Questo non è un comportamento serio. Il partito democratico non fa altro che rallentare. Così fanno un favore a Prestifilippo – continua Giuseppe Falcone – Se tra DS e Margherita hanno dei problemi o se qualcuno ha cambiato idea lo dica subito che Forza Italia che rappresento prenderà le opportune decisioni”. In effetti nel centro sinistra è “bagarre”. La mozione da circa un mese si trova nelle mani dei segretari di DS e Margherita che però, pare, non la pensino allo stesso modo. Falcone è piuttosto adirato con il centro sinistra e rincara la dose: “Peraltro alcuni consiglieri del centro destra ed in particolare del Mpa come Fioriglio, Trebastoni e Manuella, hanno fatto intendere a chiare lettere che in aula voteranno per la sfiducia. Non vorrei che adesso il centro sinistra abbia paura che la mozione abbia i voti per passare? La città ha bisogno di chiarezza e di voltare pagina. Siamo alla frutta. Però non permettiamo a nessuno, ne al centro sinistra e neanche al centro destra di giocare alle nostre spalle ed alzare il prezzo utilizzando le nostre firme. Non è nostro costume ricattare utilizzando il documento di sfiducia. Il nostro è un atto di scelta politica, Più si tiene la mozione in cassaforte e più aumenta la confusione politica. Se non si vuole andare avanti si dica chiaramente e prenderemo le opportune decisioni anche con una possibile revisione delle nostre posizioni e strategie politiche”. Se quello di Falcone non è un out-out al centro sinistra certamente si ci avvicina. Dopo Fioriglio che nei giorni scorsi aveva sollecitato il centro sinistra a presentare la mozione adesso arriva l’appello dei rappresentanti di Forza Italia. “mentre cammino per le strade – conclude Falcone – vengo continuamente fermato dalla gente che mi comunica la propria insoddisfazione verso questo sindaco che non fa altro che generare tensioni sociali tra i cittadini. E’ l’ora di finirla, il centro sinistra si armi di coraggio”.agostinosella@tiscali.it
Fioriglio: "Qualcuno diffinde notizie per confondere le acque".
Piazza Armerina. “Qualcuno nel mio partito non ha capito che la politica è una cosa seria e continua a divulgare notizie solo per confondere le acque”. Basilio Fioriglio (nella foto) ex presidente del Consiglio, e da poco componente del Mpa, alza la voce e invita i suoi colleghi a non fare passi in avanti a titolo personale. “Voglio ribadire che il mio partito ha una linea a cui tutti devono attenersi. Il partito con la direzione provinciale, e non i singoli consiglieri, chiederà al partito del sindaco un programma di fine legislatura e la visibilità necessaria a portare avanti l’azione politica. Questo, non perché Piazza Armerina, vuole abdicare al suo ruolo, ma perché la politica deve essere portata avanti dai partiti e non dai singoli consiglieri”.Agostino Sella
venerdì 28 settembre 2007
Si conclude il convegno diocesano sull'educazione
Speciale Convegno diocesano sull'educazione
Intervista al vescovo Pennisi sul convegno
- la vita è bella anche senza droghe
- sulla politica ci vuole una rivoluzione morale
- la politica non può essere l'accaparrarsi di soldi o potere ma un servizio ai cittadini
- è importante l'educazione alla vita politica che non può essere fatta dietro spinte emotive
- la politica non deve gestita da una casta di privilegiati
La relazione conclusiva del convegno diocesano del Vescovo
EDUCARE ALLA FEDE E ALLA TESTIMONIANZA CRISTIANA
Il nostro Convegno, programmato dopo aver sentito gli organismi diocesani di partecipazione ecclesiale, vuole aiutarci a dare un contributo alla emergenza educativa che coinvolge tutti.
In questi tre pomeriggi la nostra Chiesa diocesana si è riunita in convegno, per avviare l’anno pastorale alla luce di un impegno comune che vede nella questione antropologica e nella sfida educativa una priorità pastorale.
Le riflessioni di S.E. Mons. Luigi Negri, Vescovo di San Marino, e il prof. Antonio Bellingreri, ordinario di Pedagogia Generale dell’Università di Palermo e dell’Università Kore di Enna, si hanno offerto punti stimolanti di riflessione.
1. La questione dell’uomo e della verità
Il tema della relazione di oggi “ Educare alla fede e alla testimonianza”, che si pone in continuità con il Convegno di Verona e con il discorso di Benedetto XVI al Convegno pastorale della diocesi di Roma l’11 giugno scorso , è un tema che ci riguarda ognuno di noi chiamato a crescere nell’adesione a Gesù Cristo, incontrato all’interno della comunità ecclesiale.
Educare alla fede vuol dire aiutarci scambievolmente, ad entrare in un rapporto vivo attraverso Gesù Cristo con il Padre.
La Chiesa tempio dello Spirito Santo, è quella compagnia affidabile nella quale siamo generati ed educati per diventare, in Cristo, figli ed eredi di Dio.
L’importanza del tema dell’educazione, in riferimento alle sfide e alle prospettive poste dalla modernità e dal trapasso culturale in atto, è crescente.
Ci dobbiamo chiedere: la fede cristiana ha un futuro nella nostra società? I nostri giovani potranno ancora dirsi cristiani?
Ci si dobbiamo interrogare con fiducia, con sforzo creativo e lungimirante verso quale futuro vogliamo andare, quale dovrà essere la società di domani ma anche di oggi.
Non ci può essere un futuro aperto alla speranza se l’educazione non sarà rimessa al centro dell’interesse e delle preoccupazioni delle persone, delle famiglie, della Chiesa e di tutta la società civile e quindi dello Stato stesso.
“L’educazione, in quanto trasmissione della cultura di un popolo da una generazione all’altra, consiste nel rendere partecipi le nuove generazioni di ciò che sta alla radice della vita comune, vale a dire del senso profondo e ultimo del vivere, così come si trova inscritto nelle forme di vita personali e sociali della generazione adulta.”(Ruini)
La Nota della CEI attribuisce un rilievo particolare all’educare, parlandone con un linguaggio propositivo e costruttivo, è attenta all’esperienza di vita dei destinatari, ne individua il criterio di fondo da seguire nella centralità della persona incontrata dentro una tradizione, resa viva dall’appartenenza ad una famiglia e ad una comunità.
La sfida educativa tocca ogni ambito del vissuto umano e si serve di molteplici strumenti e opportunità, a cominciare dai mezzi della comunicazione sociale, dalle possibilità offerte dalla religiosità popolare, dai pellegrinaggi e dal patrimonio artistico.
1. Sfida educativa e questione antropologica a partire dal Convegno di Verona
L’esperienza dell’incontro con Gesù Cristo presuppone una concezione integrale dell’uomo da trasmettere di generazione in generazione.
La sfida educativa è legata alla questione antropologica “: non si può educare se non alla luce di un progetto di persona e di società” (Mons. Giuseppe Betori, 1° Incontro nazionale delle aggregazioni laicali e dei soggetti operanti nel campo dell’educazione e della scuola – Roma 11-13 maggio 2007).
Su questo versante la Chiesa italiana, nel IV Convegno Ecclesiale nazionale tenutosi a Verona, ha ritenuto centrale la questione antropologica e l’assunzione della sfida educativa che ne consegue.
Problemi quali la definizione dell’essere umano, della persona, delle sue relazioni, delle sue aspirazioni profonde, hanno necessariamente un’essenziale dimensione educativa, al punto che il Papa Benedetto XVI ha definito l’educazione una “questione fondamentale e decisiva”.
Nella Nota pastorale dopo il IV Convegno Ecclesiale Nazionale “Rigenerati per una speranza viva (1 Pt 1,3): Testimoni del grande “sì” di Dio all’uomo” gli stessi Vescovi italiani abbiamo scritto: Siamo provocati a recuperare e riproporre l’autentica unicità e grandezza della persona umana, segnata dal peccato ma non irrimediabilmente compromessa nel suo tendere a orizzonti definitivi di vita, di libertà, di amore e di gioia”(n.15).
L’impegno profuso in questa direzione deve continuare, per contrastare i tentativi volti a ridurre l’uomo a semplice prodotto della natura, mortificandone la dignità e la costitutiva vocazione alla trascendenza nel campo della cultura, delle scienze e della tecnologia, dell’etica e del diritto”
Il Convegno ecclesiale di Verona parlando dell’emergenza educativa, ha sottolineato la necessità cioè di riprogettare percorsi, itinerari e metodi formativi che interessino trasversalmente tutti gli ambiti della vita privata e collettiva con particolare riferimento ai compiti delle diverse agenzie educative.
Dal Convegno di Verona in tutti gli ambiti è risuonato in tutti gli ambiti un appello che, , “ci spinge ad un rinnovato protagonismo in questo campo: ci è chiesto un investimento educativo capace di rinnovare gli itinerari formativi, per renderli più adatti al tempo presente e più significativi per la vita delle persone, con una nuova attenzione per gli adulti. La formazione, a partire dalla famiglia, deve essere in grado di dare significato alle esperienze quotidiane, interpretando la domanda di senso che alberga nella coscienza di molti. Nello stesso tempo, le persone devono essere aiutate a leggere la loro esistenza alla luce del Vangelo, così che trovi risposta il desiderio di quanti chiedono di essere accompagnati a vivere la fede come cammino di sequela del Signore Gesù, segnato da una relazione creativa tra la Parola di Dio e la vita di ogni giorno” Questo è scritto al n. 17 della Nota pastorale dell’Episcopato italiano dopo il 4° Convegno ecclesiale Nazionale di Verona .
Nello stesso documento al n. 15 è detto: “La “questione antropologica”, ,si inserisce nella più ampia “questione della verità”, con cui tutti – credenti o meno – devono confrontarsi. “Il diffondersi della sfiducia verso la capacità dello spirito umano di raggiungere una verità non puramente soggettiva e provvisoria, bensì oggettiva e impegnativa, genera non raramente la messa in questione dell’esistenza stessa di tale verità, con la conseguenza di ritenere assurda ogni posizione, a cominciare da quella cristiana, che indichi la via per guadagnarla e ne prospetti le prerogative e le esigenze.
È quanto mai necessario, quindi, saper mostrare lo stretto legame esistente tra verità e libertà e come la coscienza umana non esca mortificata, ma anzi arricchita, dal confronto con la verità cui la fede ci fa rivolgere.”
La libertà non è mera possibilità di scelta, ma adesione critica a un’ipotesi di senso sperimentata a partire dalla propria esperienza come un valore. Da questo punto di vista l’autorità non è più in conflitto con la libertà, ma è anzi una precondizione di questa in quanto indica e propone una via da seguire.
La tradizione non è mai una trasmissione di valori o di nozioni astratte, bensì una testimonianza, quasi per pressione osmotica da persona a persona, tra un uomo che stia già sperimentando la pertinenza alla vita di quell’ipotesi di senso e un altro uomo che lo segue. E chi può aiutare a “crescere” (augere) in questa trasmissione è una reale auctoritas. Il nesso della persona autorevole – dell’“autorità” – con colui al quale egli si propone è un rapporto educativo. L’autorità del testimone non è dunque un fattore estrinseco rispetto a chi lo segue, ma costituisce il fattore che c’entra più intimamente con la mia stessa coscienza, in quanto è richiamo continuo all’io ad affrontare tutto alla luce di quel significato offerto.
2. L’emergenza educativa nel nostro tempo.
L’opera educativa incontra oggi, in un clima dominato dal relativismo nichilista, una serie di difficoltà che coinvolgono la famiglia, la scuola, la Chiesa e ogni altro organismo che si prefigga scopi educativi.
La nostra è società non solida ma “liquida”, non monocentrica ma policentrica, non statica a dinamica. Viviamo in un villaggio globale con una miriade di aeropaghi e in una megalopoli virtuale dove esiste una folla solitaria che comunica attraverso i blog e i siti internet che costituiscono quello che ormai viene definito il sesto potere. Un attento discernimento sui valori autenticamente umani e cristiani della società di oggi costringe a concludere che in realtà stiamo sperimentando da alcuni decenni quella che dal card. Caffarra è stata definita una vera ‘catastrofe educativa’, senza più punti di riferimento inequivocabili, che mette tutti in crisi esistenziale e di identità.
La inquieta stagione della tarda modernità in cui viviamo vede l’educazione in una situazione di accentuata problematicità.
Le istituzioni educative diventano un affollato crocevia, in cui si incontrano e si scontrano concezioni e prospettive diverse, dove i compiti educativi stentano ad assumere profilo convincente per tutti e dove non sono valorizzati adeguatamente i patrimoni etici e religiosi provenienti dalla tradizione.
Il nostro tempo d’altra parte registra una serie di attenzioni al problema educativo con una serie di discipline che ci occupano di esso e con l’ampliamento dei limti cronologici e spaziali. Si parla di educazione permanente, scolarizzazione diffusa, specializzazioni sempre più articolate.
In una società che non è più caratterizzata dal riconoscimento di valori comuni, si attenuta la capacità educativa della famiglia e la scuola è ridotta a punto confuso di incontro e di scontro di pluralismi dispersi e di anonimato culturale.
Di fronte al ‘politeismo dei valori’, la mentalità corrente limita la linea di confine alla tolleranza. Di fatto, questa è ben lontana dal rispetto per l’altro e per le sue legittime scelte; genera, piuttosto, disimpegno e qualunquismo culturale e diventa terreno di coltura di pretese libertà, che mortificano l’uomo e la vita. Fino a rovesciarsi, inesorabilmente, nel suo contrario: “...l’individuo completamente tollerante è ipso facto un individuo per il quale nulla è vero, e in ultima analisi, forse, un individuo che non è nulla. È questo il terreno da cui spuntano i fanatici” (P.L. BERGER, Una gloria remota, Bologna 1994, 73).
In questa società, gli uomini si associano necessariamente soltanto in quanto portatori di bisogni, in quanto produttori e consumatori.
Con acuta espressione, un sociologo italiano presenta la fisionomia del giovane d’oggi (quelli, almeno – e sono legione – che abitano l’universo dei suoni e delle immagini) come homo sentiens e la tipizza come segue:
«L’Homo sentiens non legge o legge poco e male, interrompendo la lettura ad ogni pretesto, divagando. Leggere è un’operazione troppo intellettuale, troppo cartesiana per il suo gusto. Esige un minimo di concentrazione sulla pagina. Una parola dopo l’altra, una riga dietro l’altra. Che noia. Non regge. Proprio non ce la fa... È una costruzione troppo elaborata per l’Homo sentiens, che è portato a immaginare,
non a sillogizzare. Non ha orecchio né per i pronomi relativi né per i verbi al congiuntivo. Ignora, naturalmente, la consecutio temporum. Non legge, ma vede e ascolta. Non ragiona, intuisce. La sintesi di un’immagine l’attrae con le sue contrazioni fulminanti mentre è debole nell’analisi. L’annoia. Gli editori, su scala mondiale, si vanno prontamente adeguando e sfornano tonnellate di libri in cassetta.
L’Homo sentiens vive in gruppo. Aspetta dall’esterno, dal gruppo dei pari i segnali per comportarsi, agire e reagire. Possiede certamente una sua identità, ma questa si profila appannata. È una identità mobile e labile...» (F. FERRAROTTI, Homo sentiens, Napoli 1995, 115.).
Tutto ciò che completa la vita umana – cultura, religione, tradizione, nazione, morale – è escluso dai rapporti sociali e lasciato alla libertà individuale di ciascuno. In questo quadro, la religione, non ha più a che vedere con le finalità principali della società, e viene estromessa dalla progettualità educativa.
Spesso l'educazione finisce per essere solo "istruzioni per l'uso", come usare della vita, senza farsi troppo male, come se bastasse questo per essere felici. Si danno ai giovani delle ricette per farsi male il meno possibile: fai sesso come e quanto ti pare, ma usa il preservativo; rincretinisci quanto vuoi in una discoteca, ma prima di prendere la macchina aspetta un attimo, così non vai a sbattere; non bere troppo, che ti fa male; è meglio se non ti fai, perché “la droga ti spegne”, ma se proprio ti devi fare, almeno usa una siringa nuova, e via dicendo…
Se prima si poteva parlare di gioventù “bruciata” da tante esperienze più o meno ideologiche oggi mi sembra che tanti giovani siano “spenti” , senza radici, senza capacità di porre domande radicali, senza slancio, senza impegno, disorientati, qualunquisti, robot specializzati nell’uso del computer , del telefonino e dei videogiochi , ma incapaci di porsi domande sul perché di quello che fanno e di quello che sono.
Questa situazione della tarda modernità lancia alle comunità cristiane una sfida e rappresenta anche una occasione storica.
Ha detto Benedetto XVI nel discorso del giugno scorso alla Chiesa di Roma:”
“L’esperienza quotidiana ci dice – e lo sappiamo tutti - che educare alla fede proprio oggi non è un’impresa facile. Oggi, in realtà, ogni opera di educazione sembra diventare sempre più ardua e precaria. Si parla perciò di una grande “emergenza educativa”, della crescente difficoltà che s’incontra nel trasmettere alle nuove generazioni i valori-base dell’esistenza e di un retto comportamento.
(…)Possiamo aggiungere che si tratta di un’emergenza inevitabile: in una società e in una cultura che troppo spesso fanno del relativismo il proprio credo - il relativismo è diventato una sorta di dogma -, in una simile società viene a mancare la luce della verità, anzi si considera pericoloso parlare di verità, lo si considera “autoritario”, e si finisce per dubitare della bontà della vita – è bene essere uomo? è bene vivere? - e della validità dei rapporti e degli impegni che costituiscono la vita.
Come sarebbe possibile, allora, proporre ai più giovani e trasmettere di generazione in generazione qualcosa di valido e di certo, delle regole di vita, un autentico significato e convincenti obiettivi per l’umana esistenza, sia come persone sia come comunità?
Perciò l’educazione tende ampiamente a ridursi alla trasmissione di determinate abilità, o capacità di fare, mentre si cerca di appagare il desiderio di felicità delle nuove generazioni colmandole di oggetti di consumo e di gratificazioni effimere.
Così sia i genitori sia gli insegnanti sono facilmente tentati di abdicare ai propri compiti educativi e di non comprendere nemmeno più quale sia il loro ruolo, o meglio la missione ad essi affidata. Ma proprio così non offriamo ai giovani, alle nuove generazioni, quanto è nostro compito trasmettere loro. Noi siamo debitori nei loro confronti anche dei veri valori che danno fondamento alla vita”.
3. La Chiesa Madre e Maestra come comunità educante
Di fronte a questa situazione la Chiesa è chiamata a riscoprire il suo ruolo di
Madre e di maestra e quindi di comunità educante che riscopra la sua capacità educativa soprattutto nei confronti delle nuove generazioni. La Chiesa in tutte le sue articolazioni, quali la famiglia, la parrocchia, i gruppi, i movimenti, le associazioni, deve aiutare i giovani ad accompagnarli quotidianamente nell'esperienza dell’incontro e della sequela di Cristo come sola risposta alla domanda di senso.
Questo richiede che ci siano persone che hanno una cultura nata dalla fede e proprio per questo sono capaci di educare e di portare i giovani e gli adulti a un confronto critico e sistematico con le altre culture.
Il santo Padre Benedetto XVI nel discorso alla diocesi di Roma dice:
“Cresce perciò, da più parti, la domanda di un’educazione autentica e la riscoperta del bisogno di educatori che siano davvero tali. Lo chiedono i genitori, preoccupati e spesso angosciati per il futuro dei propri figli, lo chiedono tanti insegnanti che vivono la triste esperienza del degrado delle loro scuole, lo chiede la società nel suo complesso, in Italia come in molte altre nazioni, perché vede messe in dubbio dalla crisi dell’educazione le basi stesse della convivenza. In un simile contesto l’impegno della Chiesa per educare alla fede, alla sequela e alla testimonianza del Signore Gesù assume più che mai anche il valore di un contributo per far uscire la società in cui viviamo dalla crisi educativa che la affligge, mettendo un argine alla sfiducia e a quello strano “odio di sé” che sembra diventato una caratteristica della nostra civiltà.
Tutto questo non diminuisce però le difficoltà che incontriamo nel condurre i fanciulli, gli adolescenti e i giovani ad incontrare Gesù Cristo e a stabilire con Lui un rapporto duraturo e profondo. Eppure proprio questa è la sfida decisiva per il futuro della fede, della Chiesa e del cristianesimo ed è quindi una priorità essenziale del nostro lavoro pastorale: avvicinare a Cristo e al Padre la nuova generazione, che vive in un mondo per gran parte lontano da Dio”.
Di fronte a questa sfida il santo padre da alcune indicazioni di metodo.
Innanzitutto sottolinea che “dobbiamo sempre essere consapevoli che una simile opera non può essere realizzata con le nostre forze, ma soltanto con la potenza dello Spirito. Sono necessarie la luce e la grazia che vengono da Dio e agiscono nell’intimo dei cuori e delle coscienze. Per l’educazione e formazione cristiana, dunque, è decisiva anzitutto la preghiera e la nostra amicizia personale con Gesù: solo chi conosce e ama Gesù Cristo può introdurre i fratelli in un rapporto vitale con Lui. Perciò le nostre comunità potranno lavorare con frutto ed educare alla fede e alla sequela di Cristo essendo esse stesse autentiche “scuole” di preghiera (cfr Lett. ap. Novo millennio ineunte, 33), nelle quali si vive il primato di Dio”.
La seconda indicazione è la condivizione, l’empatia animata dalla carità.
“L’educazione cristiana, l’educazione cioè a plasmare la propria vita secondo il modello del Dio che è amore (cfr 1Gv 4,8.16), ha bisogno di quella vicinanza che è propria dell’amore. Soprattutto oggi, quando l’isolamento e la solitudine sono una condizione diffusa, alla quale non pongono un reale rimedio il rumore e il conformismo di gruppo, diventa decisivo l’accompagnamento personale, che dà a chi cresce la certezza di essere amato, compreso ed accolto. In concreto, questo accompagnamento deve far toccare con mano che la nostra fede non è qualcosa del passato, che essa può essere vissuta oggi e che vivendola troviamo realmente il nostro bene. Così i ragazzi e i giovani possono essere aiutati a liberarsi da pregiudizi diffusi e possono rendersi conto che il modo di vivere cristiano è realizzabile e ragionevole, anzi, di gran lunga il più ragionevole. L’intera comunità cristiana, nelle sue molteplici articolazioni e componenti, è chiamata in causa dal grande compito di condurre le nuove generazioni all’incontro con Cristo: su questo terreno, pertanto, deve esprimersi e manifestarsi con particolare evidenza la nostra comunione con il Signore e tra noi, la nostra disponibilità e prontezza a lavorare insieme, a “fare rete”, a realizzare con animo aperto e sincero ogni utile sinergia, cominciando dal contributo prezioso di quelle donne e di quegli uomini che hanno consacrato la propria vita all’adorazione di Dio e all’intercessione per i fratelli”
In un simile contesto l’impegno della Chiesa per educare ad una fede consapevole e libera e alla testimonianza coraggiosa del Signore Gesù assume un valore importante per far uscire la nostra società dalla crisi educativa che la affligge.
Bisogna allora impostare una “pastorale dell’educazione” passando dai valori teologici alla prassi quotidiana che diventi pedagogia pastorale.
Benedetto XVI dice che bisogna sviluppare la “pastorale dell’intelligenza” che implica una testimonianza cristiana credibile:
“ Il lavoro educativo passa attraverso la libertà, ma ha anche bisogno di autorevolezza. Perciò, specialmente quando si tratta di educare alla fede, è centrale la figura del testimone e il ruolo della testimonianza. Il testimone di Cristo non trasmette semplicemente informazioni, ma è coinvolto personalmente con la verità che propone e attraverso la coerenza della propria vita diventa attendibile punto di riferimento. Egli non rimanda però a se stesso, ma a Qualcuno che è infinitamente più grande di lui, di cui si è fidato ed ha sperimentato l’affidabile bontà. L’autentico educatore cristiano è dunque un testimone che trova il proprio modello in Gesù Cristo, il testimone del Padre che non diceva nulla da se stesso, ma parlava così come il Padre gli aveva insegnato (cfr Gv 8,28). Questo rapporto con Cristo e con il Padre è per ciascuno di noi, cari fratelli e sorelle, la condizione fondamentale per essere efficaci educatori alla fede.
(…) La testimonianza attiva da rendere a Cristo non riguarda dunque soltanto i sacerdoti, le religiose, i laici che hanno nelle nostre comunità compiti di formatori, ma gli stessi ragazzi e giovani e tutti coloro che vengono educati alla fede. La consapevolezza di essere chiamati a diventare testimoni di Cristo non è pertanto qualcosa che si aggiunge dopo, una conseguenza in qualche modo esterna alla formazione cristiana, come purtroppo spesso si è pensato e anche oggi si continua a pensare, ma al contrario è una dimensione intrinseca ed essenziale dell’educazione alla fede e alla sequela, così come la Chiesa è missionaria per sua stessa natura (cfr Ad gentes, 2). Fin dall’inizio della formazione dei fanciulli, per arrivare, con un cammino progressivo, alla formazione permanente dei cristiani adulti, bisogna quindi che mettano radici nell’animo dei credenti la volontà e la convinzione di essere partecipi della vocazione missionaria della Chiesa, in tutte le situazioni e circostanze della propria vita: non possiamo infatti tenere per noi la gioia della fede, dobbiamo diffonderla e trasmetterla, e così rafforzarla anche nel nostro cuore. Se la fede realmente diviene gioia di aver trovato la verità e l’amore, è inevitabile provare desiderio di trasmetterla, di comunicarla agli altri. Passa di qui, in larga misura, quella nuova evangelizzazione a cui il nostro amato Papa Giovanni Paolo II ci ha chiamati. ”.
Continua i Papa Benedetto XVI :”Come ho detto al Convegno ecclesiale di Verona, “un’educazione vera ha bisogno di risvegliare il coraggio delle decisioni definitive, che oggi vengono considerate un vincolo che mortifica la nostra libertà, ma in realtà sono indispensabili per crescere e raggiungere qualcosa di grande nella vita, in particolare per far maturare l’amore in tutta la sua bellezza: quindi per dare consistenza e significato alla stessa libertà” (Discorso del 19 ottobre 2006). Quando avvertono di essere rispettati e presi sul serio nella loro libertà, gli adolescenti e i giovani, pur con la loro incostanza e fragilità, non sono affatto indisponibili a lasciarsi interpellare da proposte esigenti: anzi, si sentono attratti e spesso affascinati da esse. Vogliono anche mostrare la loro generosità nella dedizione ai grandi valori che sono perenni e costituiscono il fondamento della vita.
Occorre maggiore attenzione e protagonismo da parte della chiesa nel campo dell’educazione.
La Chiesa deve rinnovare gli interessi formativi non solo per le fasce adolescenziali ma anche insistere nella formazione delle famiglie
I Vescovi al n. 17 della Nota nell’individuare i soggetti della sfida educativa , dicono che “L’impegno educativo della Chiesa italiana è ampio e multiforme: si avvale della crescente responsabilità di molte famiglie, della vasta rete delle parrocchie, dell’azione preziosa degli istituti religiosi e delle aggregazioni ecclesiali, dell’opera qualificata delle scuole cattoliche e delle altre istituzioni educative e culturali, dell’impegno profuso nella scuola dagli insegnanti di religione cattolica.
(…)Il tempo presente è straordinariamente favorevole a nuovi cammini di fede, che esprimano la ricchezza dell’azione dello Spirito e la possibilità di percorsi di santità. Tutto questo però potrà realizzarsi solo se le comunità cristiane sapranno accompagnare le persone, non accontentandosi di rivolgersi solo ai ragazzi e ai giovani, ma proponendosi più decisamente anche al mondo adulto, valorizzando nel dialogo la maturità, l’esperienza e la cultura di questa generazione. (…)
Per rendere maggiormente efficace questa azione, non va sottovalutata l’importanza di un migliore coordinamento dei soggetti educativi ecclesiali, le cui originalità potrebbero trovare un luogo di collegamento e valorizzazione in un forum nazionale delle realtà educative”.
4 L’educazione negli ambiti della vita quotidiana
Il compito educativo interessa in modo trasversale i vari ambiti dell’esperienza umana: dall’affettività alla cittadinanza, dalla catechesi alla scuola, dal lavoro e dal tempo libero ai mezzi della comunicazione di massa.
Al n. 12 della Nota della Cei si dice che “Il linguaggio della testimonianza è quello della vita quotidiana. Nelle esperienze ordinarie tutti possiamo trovare l’alfabeto con cui comporre parole che dicano l’amore infinito di Dio.
Abbiamo declinato pertanto la testimonianza della Chiesa secondo gli ambiti fondamentali dell’esistenza umana. È così emerso il volto di una comunità che vuol essere sempre più capacedi intense relazioni umane, costruita intorno alla domenica, forte delle sue membra in apparenza più deboli, luogo di dialogo e d’incontro per le diverse generazioni, spazio in cui tutti hanno cittadinanza.
La scelta della vita come luogo di ascolto, di condivisione, di annuncio, di carità e di
servizio costituisce un segnale incisivo in una stagione attratta dalle esperienze virtuali e propensa a privilegiare le emozioni sui legami interpersonali stabili.
Ne scaturisce un prezioso esercizio di progettualità, che desideriamo continui e si approfondisca ulteriormente. Si tratta di cinque concreti aspetti del “sì” di Dio all’uomo, del significato che il Vangelo indica per ogni momento dell’esistenza: nella sua costitutiva dimensione affettiva, nel rapporto con il tempo del lavoro e della festa, nell’esperienza della fragilità, nel cammino della tradizione, nella responsabilità e nella fraternità sociale”.
Nel Convegno di quest’anno abbiamo scelto cinque ambiti su cui ieri hanno lavorato i per i gruppi di lavoro , che cercherò di sintetizzare inserendo le analisi e le proposte nel contesto più vasto degli orientamenti pastorali dell’Episcopato Italiano nel documento “Comunicare il Vangelo in un mondo che cambia”.
4.1 . A proposito dell’educazione all’affettività la Nota della CEI dopo Loreto dice che “Comunicare il Vangelo dell’amore nella e attraverso l’esperienza umana degli affetti chiede di mostrare il volto materno della Chiesa, accompagnando la vita delle persone con una proposta che sappia presentare e motivare la bellezza dell’insegnamento evangelico sull’amore, reagendo al diffuso “analfabetismo affettivo” con percorsi formativi adeguati e una vita familiare ed ecclesiale fondata su relazioni profonde e curate.
La famiglia rappresenta il luogo fondamentale e privilegiato dell’esperienza affettiva. Di conseguenza, deve essere anche il soggetto centrale della vita ecclesiale, grembo vitale di educazione alla fede e cellula fondante e ineguagliabile della vita sociale.
Ciò richiede un’attenzione pastorale privilegiata per la sua formazione umana e spirituale, insieme al rispetto dei suoi tempi e delle sue esigenze. Siamo chiamati a rendere le comunità cristiane maggiormente capaci di curare le ferite dei figli più deboli, dei diversamente abili, delle famiglie disgregate e di quelle forzatamente
separate a causa dell’emigrazione, prendendoci cura con tenerezza di ogni fragilità e nel contempo orientando su vie sicure i passi dell’uomo. Peraltro, la dimensione degli affetti non è esclusiva della famiglia e del cammino che a essa conduce; gli affetti innervano di sé ogni condizione umana e danno sapore amicale e spirituale a ogni relazione ecclesiale e sociale.
Il primo gruppo di lavoro si è occupato dell’educazione alla maturità relazionale e affettiva.
E’ stato premesso che dai principi pedagogici alla prassi educativa emerge una distanza che rende difficile il lavoro dell’educatore sia a livello familiare che a livello parrocchiale. La finalità perseguita all’interno del laboratorio dell’ambito affettività è stata quella di affinare un sentire educativo cristianamente orientato. I partecipanti sono stati stimolati a riflettere sulla “normalità” ferita dei giovani di oggi, sulle difficoltà di vivere esperienze affettive e relazionali autentiche e sane. L’affettività ferita sollecita la comprensione e l’ascolto di bisogni non facilmente decodificabili e la ricerca di forme di accostamento ai giovani fondati sull’incontro e sull’ascolto.
Rispetto alle linee guide da seguire per l’attività di laboratorio il gruppo :
Sono emerse delle difficoltà comuni:
· essere incapaci ad ascoltare il silenzio dei ragazzi ed andare oltre l’incomunicabilità che rappresenta la prima forma di accostamento del giovane all’adulto;
· chiusura dei giovani che non cercano l’aiuto degli adulti;
· rifiuto dei giovani ad accogliere le eventuali proposte di aiuto.
Emerge altresì:
· il bisogno degli educatori di conoscere strumenti pedagogici che facilitano la costruzione di rapporti educativi attraenti sotto il profilo della testimonianza alla vita cristiana;
· il bisogno di una ricerca pedagogica da realizzare nella comunità ecclesiale e parrocchiale trasversale ai diversi attori e ai gruppi di impegno;
· il bisogno di rendere la parrocchia un luogo di incontro dove, piuttosto che continuare ad adottare la pedagogia del no, dell’errore, del divieto, possano essere adottata una pedagogia del “permesso” .
· il bisogno nei sacerdoti ad agire comunitariamente accanto ai laici visto l’elevato carico numerico ed emotivo dei giovani che gravitano nelle parrocchie che richiedono attenzione e tempo;
· la solitudine nei giovani e nei bambini a causa della mancanza di cure genitoriali che spesso sono demandate ad altri;
· nei genitori l’esigenza di una genitorialità competente e il desiderio di svolgere con naturalezza il proprio mandato educativo caratterizzato dalle difficoltà dovute al “gap” generazionale. La visione presentata dai mass media di genitori “ideali” e “perfetti” e contesti matrimoniali senza difficoltà risulta fuorviante sia per i figli che per gli stessi coniugi.
Per educare alla maturità relazionale e affettiva i giovani bisogna condurli alla ricerca di percorsi con chiari obiettivi. Dentro la Chiesa significa condurre i giovani ad avere un progetto di vita, ad essere maturi in senso cristiano aperto alla vita, alle relazioni, alla consapevolezza di sé, autentici nel rapporto con gli altri, disponibili al servizio. Un cristiano è un uomo maturo affettivamente. Ecco perché gli obiettivi principali in parrocchia non devono perdere di vista prima di tutto la crescita nella fede.
Riguardo alle proposte, suggerimenti, impegni, itinerari, in riferimento a famiglia, scuola, chiesa :
E’ necessario ed auspicabile:
· Elaborare tra gli educatori una strategia caratterizzata da abilità comunicative capaci di dare senso alle nuove forme di linguaggio giovanile;
· Uscire dalle nostre parrocchie, oratori, ecc, per incontrare i giovani nei loro luoghi spontanei di aggregazione;
· Accettare che i giovani si pongano in antitesi rispetto alla proposta della Chiesa perché da questa antitesi possa nascere una prima forma di dialogo e di reciproca definizione;
· adottare una strategia caratterizzata non dai “divieti”, ma dai “permessi di vita”, capaci di attirare i giovani e di condurli verso una vita autenticamente fondata sull’esempio di Cristo;
· proporre scuole per i genitori tali da garantire la formazione permanente degli adulti. Il bisogno formativo del mondo adulto (religiosi compresi) può essere soddisfatto attraverso percorsi di formazione specifica alla genitorialità, al cammino di ricerca vocazionale, al cammino di preparazione alla vita di coppia e alla famiglia, al cammino di educazione socio-affettiva-sessuale; all’uso corretto delle nuove tecnologie (internet...);
· proporre percorsi anche per genitori e coniugi che provengono da famiglie disgregate, separate, divise;
· richiedere a tutti gli educatori un impegno ad agire secondo uno stile amorevole ed una alta congruenza di atteggiamenti personali e professionale.
· promuovere la crescita di educatori significativi ed empatici garantita da percorsi ed itinerari opportunamente progettati;
· attivare la formazione degli educatori basata sulla pedagogia del servizio. “Farsi piccoli con i piccoli”, è una proposta attuale e vincente nell’approccio con i ragazzi;
· diffondere negli ambienti educativi sussidi formativi e informativi curati da professionisti del settore;
· stimolare in ogni educatore a comprendere che il processo di crescita e autoformazione è in continuo divenire e quindi a sapersi mettere in discussione ed essere disponibile al cambiamento non identificandosi mai con il ruolo assunto.
4.2. Il secondo gruppo di lavoro si è occupato del tema “educare alla cittadinanza attiva e solidale”
Considerazioni generali
Al centro, è stata posta la cosiddetta “Questione antropologica” che in sé implica anche non solo una riflessione aggiornata sul nostro essere Chiesa, ma anche la nuova “Questione sociale”.
L’intreccio fra Chiesa e Società, è stato costante e senza nette linee di demarcazione il che ha lasciato intravedere un principio di unità e di totalità della persona lasciando sperare nel superamento della nota piaga della separatezza tra fede e vita.
Tutto questo, andrà incoraggiato e perseguito con iniziative opportune e innovative provenienti da un nostro “Progetto culturale diocesano” capace di mettere insieme tutte le risorse esistenti, per una pastorale globale e integrata attraverso la griglia dei cinque ambiti individuati in un’ottica di collaborazione, di condivisione diffusa e di vera corresponsabilità.
Si è messa in evidenza l’urgenza di ripensare il nostro essere Chiesa, di una riconversione aperta a tutte le sensibilità per esprimere una reale capacità di dialogo con tutti ad intra e ad extra di essa superando le comode barriere dell’autoreferenzialità e di forme di gestione della pastoralità accentratrici e talvolta escludenti anziché includenti. Cose che l’analisi spontanea che è emersa ha anche evidenziato come contrarie allo spirito di costante rinnovamento e di comunione ecclesiale diffusa.
La prima cittadinanza da conseguire per esprimere scelte educative illuminate sembra essere quella relativa al nostro vivere la Chiesa in tutte le sue dimensioni: parrocchiale, cittadina e diocesana.
Solo una fraternità effettiva, sperimentata ad intra, può essere riproposta nelle tante occasioni che la vita sociale offre sia nel pubblico che nel privato. Senza questa prima scuola di umanità, rivolta a tutti ma soprattutto ai nostri giovani, ogni sfida è per noi perdente: non avremmo da offrire il nostro specifico che è appunto l’unità, la fraternità, la comunione.
Poi, ma accanto a tutto questo, occorrono anche le competenze e queste vanno scoperte, suscitate, valorizzate e finalizzate a progetti e programmi pastorali all’interno di luoghi comuni di discernimento personale e comunitario.
Valido esempio di quanto si afferma, in ordine alle competenze, ne è il contributo consegnato da Vincenzo Di Natale su “ Government” e “Governance” che è stato allegato integralmente alla relazione.
Il gruppo di lavoro sulla Cittadinanza attiva e solidale, ha voluto, elencare, anche con molte e interessanti testimonianze ed esperienze, le possibili definizioni che sono inerenti con il concetto stesso di cittadinanza attiva.
Tra i termini quelli particolarmente rilevanti sono:
RESPONSABILITÀ, CONFRONTO, DIALOGO nella formazione alla cittadinanza socio politica e culturale. Riflessione sul fatto che tali elementi, seppure prioritari, sono gli stessi che spesso risultano carenti nella società civile;
PLURALITÀ come contenuto della cittadinanza; IDENTITÀ, SOLIDARIETÀ e STIMA, parole che assumono un senso che va oltre il concetto di semplice tolleranza;
PARTECIPAZIONE, DEMOCRATICITÀ, per sottolineare l’attualità della cittadinanza;
COOPERAZIONE, CONDIVISIONE, APPARTENENZA, nel senso di appartenere alla propria città, differenza che contraddice l’apparenza;
TESSUTO: il lavoro di rete come un tessuto da tessere, con tutta la lentezza e la fatica del suo costituirsi che dà ad esso ancora più valore!
Alcuni approcci per una educazione mirante alla cittadinanza attiva e solidale
In una società complessa e sempre in evoluzione è necessario parlare, a questo punto, di una governance della educazione per fornire ai discenti gli strumenti per affrontare queste complessità. Ma il primo strumento è la persona stessa.
Sta maturando nella nostra società la richiesta di educazione e si comincia a comprendere che una risposta adeguata non è collegata agli obbiettivi dell’apprendimento delle conoscenze, ma riguarda il senso stesso e la finalità dell’educazione. Per dare consistenza progettuale a questa diffusa consapevolezza è indispensabile evidenziare il punto centrale: imparare ad essere è il compito essenziale dell’educazione. Tale compito rimanda alla questione fondamentale, che è di natura antropologica. L’oggetto e il soggetto dell’educazione è l’uomo e l’educazione deve tendere a rendere l’uomo più uomo. L’educazione si configura come un itinerario di crescita che porta l’essere umano ad essere e diventare persona, quindi essenzialmente più se stesso, vivendo tutte le relazioni conformemente alla sua vera natura.
In questo senso l’educazione mira a formare persone nella loro globalità, capaci di vivere dignitosamente, di relazionarsi, di collocarsi da soggetti liberi e responsabili nella società. I giovani devono essere in grado di aprirsi progressivamente alla realtà e di formarsi a una sana e robusta concezione di vita. L’emergenza educativa nasce dal fatto che, nel contesto culturale post-moderno, la definizione dell’uomo come persona (e non solo come soggetto), fine, valore, libertà, interiorità, amore, qualitativamente e ontologicamente diverso dalla restante concatenazione naturale e animale, aperto agli altri e a Dio, sembra non avere la capacità di attrarre, di richiamare la coscienza dei singoli e della società in modo consapevole e, soprattutto, di essere il punto di partenza per le conseguenti mediazioni scientifiche, normative, educative, sul piano personale, sociale, istituzionale.
Inoltre, è importante rilevare che, quando si parla di cittadinanza attiva, non si può non parlare di cittadinanza europea, in quanto costruzione di una governance mondiale che mette al centro l’uomo e il rispetto dei criteri di giustizia sociale per la costruzione della pace. Non si può non citare il Trattato costituzionale che parla di diritti umani come elementi fondativi di un’educazione alla cittadinanza.
Tale assunto include due livelli che devono essere rispettati, soprattutto all’interno della scuola e dal mondo dell’istruzione e della formazione generalmente inteso:
– la conoscenza, il sapere, la cosiddetta educazione civica, che è conoscenza dell’Europa, delle sue Istituzioni e dei suoi spazi di partecipazione, della possibilità di poter partecipare;
– l’azione successiva, l’azione civica, rappresentata da tutte le realtà associative che operano nel mondo dell’educazione e del volontariato.
Una scuola che educa deve far conoscere le strutture e gli spazi di partecipazione europei, ma allo stesso tempo aprire le scuole al mondo dell’associazionismo per far conoscere ai giovani l’esistenza di questo movimento molto attivo che si muove ed opera. Tale consapevolezza darebbe sicuramente un valore diverso all’agire di ognuno, che non si sentirebbe quindi più solo, ma parte di un processo e di una relazione volti all’attenzione anche dell’altro.
Oltre all’aspetto europeo, acquista certamente importanza anche il contesto locale, il territorio a noi più vicino. Si avverte oggi la necessità di dare più spazio ai giovani nella cittadinanza locale, in quanto il gap tra la classe giovanile e quella dirigente cresce sempre di più. Bisogna prendere coscienza, inoltre, dell’esistenza di un mondo giovanile attivo e propositivo, valorizzarlo e dargli voce.
P r o p o s t e:
1. Costituzione di Laboratori permanenti di formazione culturale a supporto della maturazione di tutta la persona sul piano umano e spirituale, morale e sociale, comunitario e professionale;
2. Insegnare e diffondere la dottrina sociale della Chiesa, dai primi elementi della catechesi di base sino ai gradi più alti della formazione;
3. Itinerari di formazione politica economica, scientifica, artistica e tecnica – sulla base della dottrina sociale cattolica, sapendo che la politica è l’esercizio più elevato della carità, un “atto di carità del prossimo” come lo definì Pio XI –secondo ideali superiori, trascendenti, ispirati dal Vangelo. “Se questo senso del divino manca, tutto si deturpa: la politica diventa mezzo di arricchimento, l’economia arriva al furto e alla truffa, la scienza si applica ai forni di Dachau, la filosofia al materialismo ed al marxismo; l’arte decade nel meretricio” (Messaggio al Circolo di Cultura “Luigi Sturzo” – 1966);
4. Puntare alla formazione di una classe dirigente e di operatori con una cultura basata sulla dottrina sociale cattolica, con una seria formazione economica e giuridica e con una conoscenza della macchina amministrativa dello Stato e della sua burocrazia;
5. Educare a sentimenti di fraternità. In democrazia il problema dell’educazione è fondamentale per avere élite tratte da ogni classe e categoria, aperte a tutti, sempre rinnovate e portatrici di rinnovamenti;
6. La marginalità diventa la provocazione più immediata per i cristiani impegnati nella carità come scelta fondamentale del proprio agire. Allora l’attenzione agli ultimi per arrivare a tutti globalizzando la solidarietà con progetti di ampio respiro sul piano cittadino e diocesano nel superamento della spicciola azione caritativa parrocchiale, non escludendola tuttavia, per promuovere e organizzare “la carità sociale” attraverso le varie forme di partecipazione alla vita sociale e politica.
7. Visto l’accrescimento della presenza di immigrati nei nostri territori creare luoghi provvidenziali di raccordo tra l’Oriente e l’Occidente e d’incontro tra civiltà diverse a sfondo interreligioso. Dall’incontro tra le culture nasce “il seme di un’umanità riconciliata” diceva Giovanni Paolo II;
8. Promuovere e dare impulso a tutte le iniziative economiche del settore non profit, delle aziende di “economia di comunione” e di “economia relazionale” e a tutte le iniziative finanziarie a sostegno di nuove imprenditorialità a vocazione solidale.
9. Unanimemente, meno ritualità estranea alla vita da parte dei sacerdoti per avere più tempo di formare le persone nel rispetto della loro profonda vocazione ad essere nel mondo ma non del mondo, uomini integrali e meno clericali di quanto siano quelli che si ritengono impegnati.
4,3 Per quanto riguarda il compito educativo della scuola bisogna osservare che:
L’educazione è da sempre uno dei grandi campi di azione della missione salvifica della Chiesa; lo è, specificamente, in quella situazione caratteristica che è la scuola pur nel rispetto della sua sana laicità. Si è messo in evidenza come purtoppo la scuola statale oggi non sempre garantisce una prospettiva dentro un orizzonte di senso umano compiuto.
In una scuola pubblica fondata sull’autonomia e sull’apertura al territorio non è accettabile la tesi che considera la scuola mondo separato ed estraneo alla missione propria della comunità cristiana. La pastorale della scuola è dunque servizio alla salvezza dell’uomo; i cristiani rendono testimonianza esplicita a Cristo nella vita della scuola, mostrando come la fede in Lui arricchisce la vita dell’uomo in tutte le sue manifestazioni positive e la riscatta dai decadimenti che la insidiano, rendendola autenticamente umana.
Per una autentica opera educativa nella scuola si tratta di finalizzare la formazione personale, la responsabilità professionale, l’ impegno culturale e sociale degli insegnanti con l’attenzione rivolta al bene e agli interessi reali degli studenti.
L’educazione non può ridursi riduce a un insieme di procedure e di tecniche, ma si qualifica anzitutto come trasmissione testimoniale e argomentata di valori, entro il quadro di una elaborazione pedagogica umanistica.
Nel Convegno della Diocesi di Roma Benedetto XVI ha affermato:
“Anche le scuole statali, secondo forme e modi diversi, possono essere sostenute nel loro compito educativo dalla presenza di insegnanti credenti – in primo luogo, ma non esclusivamente, i docenti di religione cattolica – e di alunni cristianamente formati, oltre che dalla collaborazione di tante famiglie e della stessa comunità cristiana. La sana laicità della scuola, come delle altre istituzioni dello Stato, non implica infatti una chiusura alla Trascendenza e una falsa neutralità rispetto a quei valori morali che sono alla base di un’autentica formazione della persona.”.
Il prevalere in base ad una discutibile idea della laicità della visione di pretesa neutralità della scuola , conduce di fatto a forme di socializzazione manipolatrice ad opera delle agenzie prevalenti sul piano emotivo-simbolico, con la conseguente creazione di personalità fragili e instabili.
Una corretta prospettiva pedagogica, al contrario, non si accontenta di una impostazione strumentale, ristretta entro il perimetro della ricerca dei mezzi; essa è chiamata a spaziare nel territorio più decisivo dei fini: non si occupa solo del ‘come’, ma anche del‘perché’; evadendo di fatto dalle strettoie che ne contrabbandano la
scientificità al prezzo di una presunta neutralità culturale e di una illusoria oggettività scientifica.
Dal gruppo di lavoro sono emerse le seguenti proposte:
- Occorre meglio coordinare i soggetti educativi ecclesiali attivando un Forum per il discernimento interassociativo sui temi dell’educazione e della scuola con l’apporto dei diversi soggetti operanti nella scuola(docenti, genitori, studenti).
- Occorre un raccordo tra la pastorale scolastica, giovanile, familiare, catechistica e quella dei problemi sociali e del lavoro per realizzare una rafforzata comunione per la missione.
-Occorre porre all’attenzione: la continuità dell’atto educativo fra fede, cultura e vita che superi la frammentazione e la divisione fra pubblico e privato, fra la comunità cristiana e le altre istituzioni educative presenti nel territorio.
- Occorre un sostegno ai compiti educativi della famiglia, alla responsabilità educativa primaria dei genitori dando continuità ai percorsi formativi delle parrocchie e delle altre agenzie del territorio.
- Occorre un maggior dialogo delle parrocchie con le scuole e gli insegnati di religione cattolica.
- Si suggerisce di formare in ogni scuola comunità d’istituto dove si incontrino docenti, alunni, personale direttivo e non docente genitori accomunati dalal setsas fede con la presenza degli IRC e di coinvolgere gruppi di volontari per il recupero dei ragazzo svantaggiati.
Occorre una conversione dell’intelligenza, della libertà, del cuore degli ’insegnanti per proporre progetti educativi ispirati ai valori cristiani.
Inoltre si mostra necessario:
• per le parrocchie dare attenzione e spazio (psicologico prima ancora che materiale) alla conoscenza della situazione scolastica sul territorio e prevedere la costituzione di idonei organismi pastorali, perché questa attenzione pastorale non rimanga circoscritta alla sensibilità di alcuni o a emergenze episodiche;
• per le famiglie fare oggetto di attenzione e di discernimento i libri di testo, alle linee di impostazione didattica dei docenti, la situazione degli ambienti (‘ecologia’ materiale, funzionale, morale) dove i ragazzi trascorrono tante ore della loro giornata;
Bisogna incoraggiare le associazioni dei genitori come luogo della solidarietà educativa e favorire la loro presenza attiva negli organismi collegiali della scuola;
- La scuola, inoltre, è luogo segnalato di pastorale giovanile. La scuola è uno dei luoghi privilegiati per questo incontro, dove la professionalità si esprime nella sua qualità di testimonianza della fede e ritrova freschezza. La giovinezza della fede, infatti, non ha età e mette in comunicazione vera persone di generazioni diverse, quando è posta con quella autenticità che i giovani amano e sempre apprezzano, anche quando sembrano non condividerne le convinzioni.
4.4. Tradizio: comunità ecclesiale, comunità educante
Educare alla tradizione per una comunità ecclesiale, rappresenta molto più che la trasmissione di nozioni relative alla fede e alla morale, dal momento che l’atto mediante cui si comunica la fede della Chiesa implica sempre un e-ducere (tirar fuori) dalla solitudine del peccato e della lontananza da Dio e dai fratelli, per condurre alla comunione con Dio e i fratelli. La tradizione dunque non si ‘insegna’ nel senso stretto del termine, ma si media; sarebbe meglio dire si passa di mano in mano, di bocca in bocca. (La Delfa)
Nella trasmissione del proprio patrimonio spirituale e culturale ogni generazione si misura con un compito di straordinaria importanza e delicatezza, che costituisce un vero e proprio esercizio di speranza. Alla famiglia deve essere riconosciuto il ruolo primario nella trasmissione dei valori fondamentali della vita e nell’educazione alla fede e all’amore, sollecitandola a svolgere il proprio compito e integrandolo nella comunità cristiana.
Il diffuso clima di sfiducia nei confronti dell’educazione rende ancor più necessaria e preziosa l’opera formativa che la comunità cristiana deve svolgere in tutte le sedi, ricorrendo in particolare alle scuole e alle istituzioni universitarie. In modo del tutto peculiare, poi, la parrocchia costituisce una palestra di educazione permanente alla fede e alla comunione, e perciò anche un ambito di confronto, assimilazione e trasformazione di linguaggi e comportamenti, in cui un ruolo decisivo va riconosciuto agli itinerari catechistici. In tale prospettiva, essa è chiamata a interagire con la ricca e variegata esperienza formativa delle associazioni, dei movimenti e delle nuove realtà ecclesiali.
Al lavoro della tradizione appartiene anche un’educazione a riconoscere la presenza della fede attraverso tutti i segni: le forme espressive dell’arte, della musica, della scienza, della letteratura, della creazione di forme nuove di civiltà, della stessa creatività sociale e politica, della testimonianza della carità.
Riguardo alla trasmissione della fede la situazione è drammatica. Alcune domande: Se e come trasmettiamo la fede? Abbiamo cognizione di cosa significa trasmettere la fede? Come trasmettere la fede in parrocchie disagiate, presenti in quartieri difficili, dove c’è delinquenza, dove ci sono altre religioni? Trasmettere la fede a quale uomo? Non c’è il rischio di censurare la globalità del messaggio cristiano fondato sul vangelo della Croce per renderlo più gradevole? La misura della proposta di “uomo” è quella di Cristo?
La sfida educativa consiste nel trasmettere la fede per formare un uomo nuovo ad immagine di Cristo. La persona al centro. Il come non ci deve far perdere di vista il contenuto: “quando non sappiamo cosa dire cerchiamo di dirlo meglio”.
Spesso non abbiamo una ragione di vita e ci culliamo in una traditio come una forza inerte. Invece dovremmo dare VITA a quello che crediamo. E allora dovremmo farla finita con il trasmettere “per sentito dire”, e questo a cominciare dalla famiglia, perché è in famiglia che si apprende, che si cresce. Non si può arrivare ai Sacramenti solo per fare una festa .
E’ emersa la proposta di un progetto di catechesi cittadina, a partire dal Battesimo, al fine di svolgere un lavoro univoco perché la diversificazione tra le parrocchie crea confusione e non dà segno di unità. Si auspica un risveglio dei compiti dei Consigli pastorali e del Coordinamento pastorale cittadino dai quali necessariamente passa ogni forma di programmazione in ordine alla pastorale parrocchiale e cittadina.
Occorre adattare ai tempi, ai ritmi, alle regole della società moderna ciò che è l’operato dei catechisti. Ciascun catechista dovrebbe essere capace di rendere la trasmissione della fede attraente.
Si propone di fare in alcuni casi ( anziani, gruppo famiglia , lavoratori , malati) catechesi alle famiglie presso la propria abitazione.
Si deve scardinare l’abitudine che si ha nella logica istituzionalizzata della catechesi come scuola che prevede l’interruzione a maggio per riprendere ad ottobre.. Interrompere è come togliere il pane quotidiano ai propri figli.
Si propone la conoscenza del territorio parrocchiale e l’educazione alla CARITA’ e alla VERITA’, facendo in modo che la Chiesa non abbia l’immagine di un padre avaro e di una madre sterile. Occorre essere testimoni gratuitamente, perché gratuitamente abbiamo ricevuto e gratuitamente dobbiamo dare.
Il linguaggio della traditio deve esser l’amore. La gente ha sete di verità e quindi della PAROLA.
Si sente l’esigenza di essere o avere operatori di pastorale più preparati. Importanza dell’empatia.
Per la Traditio della fede ai giovani è necessario metterci dalla loro parte.
- Attenzione agli anziani, specialmente i terminali: come evangelizzarli? E’ necessario pensare bene ai canali di trasmissione.
- Per la trasmissione della fede va recuperata la pietà popolare che va evangelizzata con pazienza e discernimento .
- Occorre insistere sulla famiglia : ci sono varie esperienze positive di coinvolgimento dei genitori e qualche frutto si comincia a raccogliere. E’ un percorso difficile, ma non impossibile.
A livello operativo non si possono dare regole per tutti. Ciò che funziona in una parrocchia può non funzionare in un’altra. La nostra fede non è costituita da regole morali da realizzare. Si deve recuperare un messaggio importante che la fede è una relazione. Se c’è una relazione viene custodita una norma.
Ciò che permane è il contenuto che si traduce nella santità e le ricadute che essa ha nella vita quotidiana come vita secondo lo Spirito..
4.5 Riguardo al quinto gruppo “oltre il groviglio delel notizie” che si è occupato dell’educazione in riferimento ai mass media
Oggi più che mai l'educatore o il diseducatore sovrano è l'ambiente con tutte le sue forme espressive a partire dai massmedia e dai nuovi virtuali genitori elettronici: la Tv , il computer, internet.
Ha detto il Santo Padre nel citato convegno delal Diocesi di Roma:”
“Oggi più che nel passato l’educazione e la formazione della persona sono influenzate da quei messaggi e da quel clima diffuso che vengono veicolati dai grandi mezzi di comunicazione e che si ispirano ad una mentalità e cultura caratterizzate dal relativismo, dal consumismo e da una falsa e distruttiva esaltazione, o meglio profanazione, del corpo e della sessualità. Perciò, proprio per quel grande “sì” che come credenti in Cristo diciamo all’uomo amato da Dio, non possiamo certo disinteressarci dell’orientamento complessivo della società a cui apparteniamo, delle tendenze che la animano e degli influssi positivi o negativi che essa esercita sulla formazione delle nuove generazioni.
Sul fronte della comunicazione, si devono registrare i notevoli passi compiuti negli anni recenti, ma anche la necessità che non si attenui l’impegno alla formazione. Resta obiettivo non trascurabile l’immettere nel circuito della comunicazione la voce della Chiesa, costruendo ponti di comprensione tra l’esperienza ecclesiale, nelle sue forme quotidiane e peculiari, e la mentalità corrente.
Il gruppo di lavoro ha osservato che sono tanti i campi in cui avviene la comunicazione tra cui alcuni specificamente ecclesiali come la liturgia, l’omelia, l’arte sacra. Il problema della comunicazione è quello di farsi capire dalle nuove generazioni e dalle altre culture. I cristiani siamo chiamati ad essere portatori di speranza e comunicatori di buone notizie .
L’esperienza della chiesa deve trovare spazio in una cultura dove la chiesa è una minoranza e dove predomina una cultura negativa
La chiesa si deve preoccupare di rivolgersi agli operatori della comunicazione, aprirsi alle nuove tecniche della comunicazione , riscoprire spazi culturali rimasti vuoti, creare esperienze positive nell’utilizzo die mass media e di formazione delle coscienze alla lettura critica dei messaggi provenienti dai mass media aiutando le persone a orientarsi nel groviglio di notizie.
Si propone:
- di valorizzare la categoria di comunicazione come strategia pastorale
- la realizzazione di musical per coinvolgere i giovani,
- L’ uso della videocatechesi
- L’organizzazione di cineforum con una lettura critica dei films
- Favorire esperienze di letture di un libro accompagnate da commento comunitario
- La valorizzazione del direttorio della comunicazioni sociali e della stampa e dei mezzi di comunicazione di ispirazione cristiana (il quotidiano Avvenire, l’agenzia SIR, il settimanale diocesano e le numerose altre testate cattoliche, il canale televisivo Sat2000 e il circuito radiofonico InBlu).
Conclusione
La dinamica educativa, che parte come trasmissione da una generazione all’altra, si rivela così, ad uno sguardo attento, come un bisogno strutturale della vita intera. Il compito dell’educazione è dunque una sfida e un impegno alla ragione e alla libertà non solo di chi viene educato ma anche e in primo luogo di chi educa. Nessuna analisi o tecnica “psico-pedagogica” potrà mai sostituirsi a quest’affascinante avventura della conoscenza e dell’affezione: non si tratta infatti di trasmettere valori o modelli di comportamento, ma di comunicare se stessi, e più precisamente un modo diverso di giudicare la realtà e un nuovo modo di coinvolgersi con essa. È importante riconoscere che la vera posta in gioco nel nostro rapporto con la tradizione, attraverso il rapporto con un testimone autorevole che ce la trasmette, è proprio un’educazione a giudicare tutto – giudizio è infatti il modo con cui noi riconosciamo ciò che c’è affermandone il senso – e ad amare la realtà, con quell’affezione che, prima di essere un sentimento emotivo, è l’adesione al reale che mi interpella.
Tutto quello che emerso in questo Convegno deve confluire in una pastorale "integrata" metta in campo tutte le energie di cui il popolo di Dio dispone, valorizzandole nella loro specificità e al tempo stesso facendole confluire entro progetti comuni, definiti e realizzati insieme" (CEI, Nota pastorale dopo Verona, n. 25).
Per questo motivo questo Convegno non è un punto di arrivo ma un punto di partenza.
Quanto è emerso da questo convegno sarà oggetto di studio e di programmazione da parte dei gruppi di lavoro con cui ci incontreremo il prossimo 18 ottobre, degli uffici diocesani il 24 ottobre, del consiglio presbiterale il 26 ottobre, del consiglio pastorale diocesano il 5 novembre.
Durante quest’anno continuerò la visita pastorale a livello cittadino. Mi auguro quindi che questi temi siano oggetto di riflessione e di verifica nelle singole parrocchie e nelle singole città .
Con i presbiteri il primo incontro sarà il prossimo 12 ottobre con la presenza di S.E. Mons. Luciano Monari Vescovo di Brescia e Vice Presidente della CEI che presenterà la Lettera ai sacerdoti italiani che ho consegnato personalmente ad ogni presbitero lo scorso tre luglio.
Ai presbiteri , presenti ed assenti, da cui dipende in buona parte la realizzazione delle istanze di questo convegno, vogliamo dedicare la preghiera conclusiva.
giovedì 27 settembre 2007
Oltre 600 persone al convegno diocesano sulle sfide educative
Piazza Armerina. Oltre 600 persone al primo giorno del convegno ecclesiale organizzato dalla Diocesi piazzese dal titolo: “Dopo Verona: la questione antropologica ed educativa”. Insegnanti, catechisti, preti e laici impegnati, hanno gremito la Chiesa di Sant’Antonio per ascoltare le relazioni del Vescovo di San Marino Luigi Negri e del professor Antonio Bellinghieri dell’università di Palermo. I lavori sono stati aperti dal vescovo della diocesi piazzese che ha sottolineato l’importanza degli argomenti da trattare. “Il tema dell’educazione è centrale nella società di oggi – dice Monsignor Michele Pennisi - Lo dimostra la grande partecipazione che sta avendo il convegno. Quella educativa è una sfida che realmente interessa tutti i settori della società che sono dominati dal relativismo nichilista. Queste difficoltà coinvolgono la scuola, la famiglia ed oggi anche la politica caratterizzata soprattutto dagli sprechi e dalla inefficienza che inducono i cittadini ad avere un forte sentimento di antipolitica. Anche in questo campo il tema dell’educazione è centrale e la Chiesa deve educare ad una fede consapevole e libera dove – conclude Pennisi - la testimonianza coraggiosa di Gesù assume un valore importante per far uscire la nostra società da questo stato di crisi”. Molto seguita l’appassionata relazione di Monsignor Luigi Negri. “E’ necessaria – dice il vescovo di San Marino – una nuova presenza della chiesa nel contesto della vita sociale e tutto questo dipende dalla sua capacità educativa. La chiesa deve recuperare la sua capacità di maternità, che è anche un fatto affettivo ma è ancora prima un fatto culturale. Occorre che la chiesa in tutte le sue artico
lazioni le parrocchie, le famiglie, i gruppi, le associazioni, i movimenti, si renda conto che deve aiutare i giovani nel quotidiano, ciò che don Giussani chiamava verifica. L’educazione – continua Negri – è la verifica che l’avvenimento di Cristo risponde più profondamente alle esigenze dell’uomo che non le diverse formulazioni ideologiche, religiose sentimentali, filosofiche e sociologiche”. Oggi, la giornata sarà dedicata ai lavori di gruppo. Gli oltre 600 partecipanti si divideranno in 5 sottogruppi che affronteranno i seguenti temi: affettività e amore, cittadinanza attiva e solidale, scuola e uomo globale, comunità ecclesiale ed educante, comunicazione. Mentre venerdì Monsignor Michele Pennisi sarà protagonista della relazione conclusiva dal titolo “educare alla fede e alla testimonianza cristiana” che detterà le linee guida dell’azione pastorale della diocesi.Agostino Sella agostinosella@tiscali.it
Equiraduno regionale a Piazza Armerina
Agostino Sella
mercoledì 26 settembre 2007
Approvata la convenzione per l'Ersu.
Piazza Armerina. Approvata dalla giunta municipale la proposta di convenzione avanzata da Alleanza Siciliana per l’apertura dello sportello ERSU (ex opera universitaria) dell’università di Catania a Piazza Armerina. “La convenzione – dice il giovane consigliere comunale di AS Nino Cammarata (nella foto) è un ulteriore segnale, dopo l’istituzione della consulta giovanile che ha voluto dare la destra autonomista sulle problematiche che riguardano i giovani in questo caso gli studenti universitari attraverso l’apertura di uno sportello che svolga compiti di segreteria e che sia in grado di fornire tutte le informazioni utili e necessarie per un normale e agevole svolgimento delle pratiche universitarie,infatti tutto questo servirà ad evitare il recarsi continuo presso la sede centrale di Catania per effettuare richieste ad come ad esempio le borse di studio o altri servizi messi a disposizione dall’Ersu. Ora – continua Cammarata - spetta al consiglio comunale vagliare la convenzione e Sono altresì convinto che la proposta verrà approvata unitariamente. Nel frattempo chiederemo insieme al nostro rappresentante alla consulta giovanile Giuseppe Chiaramonte che venga istituito nel bilancio comunale e fin dalla prossima variazione un apposito capitolo di spesa magari utilizzando quelle somme che oggi il comune versa ad enti dalla dubbia utilità, che consenta di venire in contro agli universitari con attraverso abbonamenti agevolati per il trasporto extra urbano per recarsi presso le sedi universitarie visto che ad oggi il costo del biglietto dell‘autobus ammonta a più di quindici euro”.Agostino Sella
martedì 25 settembre 2007
Convegno diocesano sulle sfide educative.
Agostino Sella agostinosella@tiscali.it
Parte il settembre federiciano
Agostino Sella
Al via il piano di gestione della Villa Romana del Casale
Agostino Sella
Lirio Abate tra i vincitori del premio Chinnici
Agostino Sella agostinosella@tiscali.it
Nasce il comitato contro i tumori. Partecipa anche tu.
PIAZZA ARMERINA. “Facciamo un comitato di cittadini interprovinciale per affrontare seriamente il problema dei tumori”. La proposta è di Patrizio Roccaforte (nella foto) rappresentante della società civile piazzese, che prende l’iniziativa a seguito dei numerosi articoli di stampa che sottolineano l’aumento delle morti di tumore soprattutto in provincia di Enna. “La questione è molto seria – dice il quarantacinquenne piazzese – si tratta della vita di tutti noi. Dobbiamo capire se viviamo in un territorio inquinato da scorie radioattive oppure se è una balla. Dobbiamo capire se tutto quello che si dice su Pasquasia come deposito di scorie radioattive sia vero o falso. Un modo per noi liberi cittadini – continua Patrizio Roccaforte – è quello di formare un comitato per andare a fondo e capire la verità delle cose. E’ inutile fare la caccia alle streghe”. Roccaforte lancia a tutti i cittadini un appello “mettiamo insieme e facciamo un comitato. Sarebbe bello che ci fossero persone provenienti dai paesi della provincia di Enna, e Caltanissetta, considerando l’ubicazione di Pasquasia. Per questo, già da adesso vi chiedo di scrivere all'indirizzo mail noradiazioni@gmail.it per aderire al comitato o visitare il sito http://www.noradiazioni.blogspot.com/ Insieme vedremo cosa fare”. La questione dei tumori è sempre alla ribalta. Solo a Piazza Armerina 4 morti di tumore negli ultimi giorni. Un ragazzo di 17 anni per leucemia, un giovane di 30 anni due adulti cinquantenni. Uno di questi era un agricoltore, Sebastiano Settimo, ha vissuto una vita in campagna mangiando cose da lui coltivate. Secondo l’Istat in provincia di Enna si muore di cancro più che nelle altre province siciliane: 16 persone su 10.000. A Milano il dato è di 12 persone ogni 10 mila. Molti sono i testimoni oculari che hanno visto camion entrare di notte a Pasquasia. Si dice che andavano a depositare scorie nucleari. Sulla vicenda, in molti, compresi i deputati regionali si sono trovati davanti ad un “muro di gomma”. Alcuni sono convinti che su Pasquasia ci si il segreto di stato. Qualche anno fa il consiglio dei ministri individuò ben tre luoghi alternativi al sito calabrese di Scanzano Jonico per il deposito di scorie. Erano tutti siti del centro Sicilia: la miniera di Salinella vicino Enna, una ex miniera di zolfo tra i comuni di Agira e Assoro, un’altra vicino Resuttano, in zona Caltanissetta. “Sarebbe l’ora di approfondire” dice Roccaforte.Agostino Sella agostinosella@tiscali.it
domenica 23 settembre 2007
Nasce pure il comitato per Rosi Bindi
Agostino Sella
sabato 22 settembre 2007
PRG. Avanti piano a piccoli passettini.
Piazza Armerina. Prg, avanti piano a piccoli passettini. A breve il presidente del in consiglio comunale, dovrebbe convocare una seduta per proseguire l’iter del piano regolatore per concludere l’iter previsto dalla legge 15/91. Le difficoltà sono però molte, soprattutto adesso che lo strumento urbanistico è in dirittura di arrivo. Prima di procedere alle battute finali, alcuni consiglieri comunali, con Fioriglio e Trebastoni in testa, hanno chiesto la presenza in aula del progettista del piano, il professore di urbanistica Giuseppe Dato, che peraltro proprio nei giorni scorsi è stato eletto preside della facoltà di Architettura di Siracusa. Gli scorsi mesi Dato aveva spedito alla segreteria della presidenza del consiglio un falcone contenente le risposte alle ben 127 osservazioni dei cittadini. Queste risposte, dette in gergo tecnico “controdeduzioni”, sono state approvate in un’unica seduta dalla terza commissione consiliare presieduta dal diessino Peppe Venezia. Adesso devono passare al vaglio del consiglio comunale e dovranno essere discorre ed approvate una per una. Delle 127 osservazioni dei cittadini solo il 25% sono state accolte dal progettista. Per il resto risposte negative. Per alcuni consiglieri, adesso, è indispensabile la presenza in aula del professore Dato, per meglio spiegare le sue decisioni in merito alle risposte date alle osservazioni dei cittadini. Insomma, un altro scoglio per il PRG, che costringe il presidente Miroddi a districarsi tra i meandri delle leggi che ne regolano la sua adozione. Dopo l’ultimo atto del consiglio comunale, il piano passerà al consiglio regionale dell’urbanistica, il CRU, per avere il definitivo parere prima dell’approvazione definitiva da parte dell’assessorato al territorio e ambiente. Intanto, tutte le approvazioni in aula sono sul filo del rasoio. Infatti molti consiglieri si sono chiamati fuori dalle votazioni a causa di “incompatibilità” dovuta al fatto di possedere loro, o i loro parenti, terreni a cui verrebbe modificata la destinazione d’uso con il nuovo piano. Ad oggi hanno portato avanti le votazioni i consiglieri di DS e Margherita, Ribilotta, Venezia, Capizzi, Grillo e Incardona, il presidente Miroddi e Calogero Cimimo. Per molte votazioni è stata determinante la presenza in aula del forzista Giuseppe Falcone, che ha permesso di mantenere il numero legale.Agostino Sella
- La politica si deve fermare e riflettere
- I cittadini hanno imparato a difendersi
- alla provincia prendo 797 euro al mese
- l'ATO produce quasi 100 mila euro di debiti al giorno...
venerdì 21 settembre 2007
Due chiacchiere con Carmelo Tumino...
- Grillo non mi manderebbe a "vaffanculo"
- Non faccio parte della casta provinciale
- E' probabile che il futuro sindaco di Piazza Armerina sia Maurizio Prestifilippo
- Letta è l'unica novità nel PD
- e tanto altro ancora....
La Malfa e Ferrara: Fioriglio, firma insieme a noi.
Agostino Sella
Ancora in malattia 30 netturbini su 40
Piazza Armerina. “Oggi la città si risveglierà pulita”. Lo ho detto ieri il sindaco piazzese Maurizio Prestifilippo che pare aver risolto, almeno momentaneamente, la questione dei rifiuti. Intanto ieri lo scenario era stravolgente con i cittadini esterrefatti dello stato in cui si trovava la città. “Sembra di vivere nella periferia di una città africana – dicono gli abitanti – mai abbiamo visto Piazza Armerina così sporca. E’ a rischio anche la situazione sanitaria di tutti noi. I rifiuti sono ormai dappertutto”. Migliaia di sacchetti di spazzatura erano abbandonati vicino ai cassonetti stracolmi che invadevano anche le carreggiate delle strade. Le automobili passando, calpestavano i rifiuti sparsi a terra. L’aria era infestata di cattivi odori prodotti dai sacchetti accatastati da giorni nei cassonetti mentre i turisti di settembre passeggiavano per le vie della città e non risparmiavano certo le critiche. Insomma, uno scenario certamente non degno di una città definita turistica. Ieri peraltro era giovedì, la giornata del mercato settimanale, dove migliaia di cittadini affollano le vie della città. Da giorni ormai la raccolta dei rifiuti è quasi ferma. A lavorare sono rimasti meno di una decina gli operatori ecologici che adempiono alle loro funzioni. Il resto dei dipendenti piazzesi di Sicilia Ambiente si trova a casa, in cosiddetto “stato di malattia”. Pare che la malattia sia diventata la protesta dell’ultima spiaggia per i netturbini, che da quando è stato istituito l’Ato vivono momenti difficili. Mai uno stipendio puntuale, mai una certezza sul loro futuro. Ad oggi di stipendi ne avanzano un paio. La cosa che più li preoccupa però è l’ultima sentenza del CGA che di fatto ha dichiarato illegittime le bollette della spazzatura per gli anni 2006 e 2007 e dovrebbe di fatto non fare eseguire più la raccolta dei rifiuti solidi da parte di Sicilia Ambiente in quanto, tra i provvedimenti legislativi adottati dall’organo regionale amministrativo, vi è la sospensione dell’incarico alla società Sicilia Ambiente di provvedere al servizio di raccolta dei rifiuti solidi e di raccolta differenziata. Peraltro con l’annullamento delle tariffe di igiene ambientale Sicilia Ambiente non prenderà più i soldi per pagare gli operai. Intanto si susseguono gli incontri tra i vari rappresentanti istituzionali per fare il punto della situazione i problemi della collettività. Il problema non è comunque solo piazzese. C’è già stato un incontro tra il presidente dell’Ato Rifiuti, Franco Costanza, i componenti del consiglio di amministrazione dello stesso Ato, il presidente della società Sicilia Ambiente Saro Agozzino, alcuni deputati regionai, alcuni sindaci dei comuni della provincia.Agostino Sella
giovedì 20 settembre 2007
Fioriglio: il centro sinistra si muova a presentare la sfiducia
Piazza Armerina. “Il centro sinistra che ha le chiavi della cassaforte la apra immediatamente e depositi la mozione di sfiducia. E’ l’unico modo per uscire dal pantano e mettere fine a questo teatrino della politica”. Basilio Fioriglio, ex presidente del consiglio comunale, e uno dei leader del Mpa di Raffaele Lombardo, svuota il sacco e cerca di ristabilire alcune regole sull’acceso dibattito per la sfiducia.Presidente Fioriglio, cosa ne pensa del centro sinistra, che ritarda a presentare la mozione.
“Se non presentano subito quel documento, o hanno perso la chiave della cassaforte o vogliono farlo ingiallire per evitare che venga letto nei suoi contenuti. La politica ha delle regole. Se ha queste benedette otto firme, si muovano e presentino subito il documento alla segreteria della presidenza del consiglio e così ne cominceremo a parlare in aula. E’ solo l’aula consiliare il luogo preposto per dibattere su un tema così importante, evitando i chiacchiericci e i capannelli di piazza che non fanno altro che far male alla città ed inquinare le acque”.
Però alcuni suoi colleghi dicono che presentare la mozione significa lavorare contro la città.
Non c’è niente di più falso. Il dibattito sulla mozione farà solo chiarezza in questo pantano. Dirà una volta per tutte chi è contro il sindaco e chi è a suo favore. Nessuno, come fanno in molti, si potrà più nascondere dietro un dito e continuare a fare demagogia. Se la mozione passa si andrà a nuove elezioni con un programma condiviso tra chi la voterà. Se non passa la sfiducia, il sindaco sarà legittimato a chiudere nel migliore dei modi la sua legislatura. In questo momento non c’è ne una maggioranza e neanche un’opposizione. Il sindaco sta governando districandosi a destra e a manca.
Se vince il sindaco cosa succederà?
L’opposizione a quel punto dovrà rivedere la sua politica e fare l’opposizione non per il gusto di farla, ma dovrà mettere in atto un opposizione costruttiva che serva alla città fino alla fine della legislatura.
Per l’Mpa sembra un po’ confuso. Siete sei consiglieri, ma non tutti la pensato allo stesso modo
Il partito che è la cosa più nobile della politica e chi vi aderisce deve accettare le regole dei partito. Il partito stesso deve però raccogliere le istanze degli iscritti e dei suoi consiglieri senza rinvii e lungaggini di sorta.
Prestifilippo ha detto che gli avete chiesto 3 assessori e il vice sindaco per non votare la sfiducia.
Il sindaco fa male a dire queste cose. Non gli abbiamo mai chiesto poltrone ma solo un programma di fine legislatura che vada bene alla città. Ma naturalmente un partito che governa deve partecipare all’azione politica con i suoi rappresentanti ed essere visibile in funzione alla sua forza?
Ma se ci sarà un programma di fine legislatura e non vi darà assessorati di rilevo voterete la sfiducia?
Questo non glielo posso dire. Glielo dirò in aula consiliare se il centro sinistra aprirà la cassaforte e presenterà un foglio non ingiallito.
Agostino Sella
Comitato per la salute: no ai tagli alla sanità.
Agostino Sella
Nasce il Cospes-ciofs a Piazza Armerina
Agostino Sella
30 netturbini su 40 si danno malati
Agostino Sella
lunedì 17 settembre 2007
Scorie nucleari anche a Floristella?
'italia, non ci fossero industrie capaci di alterare in tale modo i valori dei cittadini fino a causarne la morte. Eppure le cose non quadravano; ci si poteva trovare davanti a un dilemma di difficile soluzione, non avendo di fronte agli occhi la causa evidente di patologie tumorali. Ma ciò che non si vede non è detto che non esista; infatti ben presto l'onorevole cominciò a pensare a quella miniera e alle parole di un pentito di mafia, tale Leonardo Messina che al Procuratore Vigna disse di aver assistito a scorribande di strani camion che nella notte scaricavano barili e barili di materiale radioattivo nelle profondità di Pasquasia. Tale dichiarazione fece crescere in Grimaldi tutta la preoccupazione possibile, tanto da tentare di entrare nella miniera per constatare di persona quanto affermato dal Messina. Però fu respinto...così riferisce in una intervista del 2001 rilasciata al giornalista ennese Angelo Severino: «Quando cercai di entrare a Pasquasia con dei tecnici, con degli esperti del mio assessorato, ebbi grande difficoltà ad accedervi, perché non volevano che entrasse la televisione. Non volevano nel modo più assoluto che si vedessero i pozzi. Quando poi sono riuscito ad entrare all'interno della miniera, la cosa più strana che vidi era che uno di quei pozzi, che loro chiamavano bocche d'aria o sfiatatoi enormi e profondi di diametro più di 15 metri, era stato riempito con materiale che di sicuro era stato trasportato all'interno della miniera per chiudere, per tappare in modo definitivo quella bocca. E non si tratta di materiale buttato dentro casualmente come può verificarsi in una miniera temporaneamente chiusa, come quando qualcuno che vede una pietra e che la butta dentro. Qui si tratta di TIR carichi di materiale che poi hanno buttato dentro appositamente per seppellire e nascondere un qualcosa».Negli anni successivi, durante la protesta dei cittadini di Scanzano Jonico (Matera) in una riunione straordinaria a Palazzo Chigi fra i ministri Matteoli, Marzano, Giovanardi, Pisanu e del sottosegretario Letta, la miniera di Pasquasia fu individuata come una valida alternativa per lo "stoccaggio" dei rifiuti altamente nocivi. Una sorta di "legalizzazione" di quanto già avvenuto presumibilmente già dagli anni 70.I risultati di una ricerca dell'autorevole "Il Sole 24 ore" ha riconosciuto, suo malgrado, come la città con il più alto tasso tumorale d'Italia. Pensate, si muore più nella Provincia ennese che nella sola città di Milano che è zeppa di industrie inquinanti, smog e fumi nocivi. Come è possibile? A Enna quante aziende ci sono? e quelle che ci sono producono più inquinamento delle "grandi" milanesi?Di recente, la morte di un giovane valguarnerese, Salvatore Profeta, ha rialzato il sipario su questa annosa controversia, lasciando presagire scenari ben più allarmanti. Pasquasia non sarebbe la sola. Anche Floristella (nella foto) e Grottacalda, due ex miniere di zolfo, sarebbero state indicate come presunti giacimenti di scorie nucleari occultate. A memoria d'uomo ricordo diverse morti premature e per particelle tumorali. A Valguarnera oltre agli anziani, i giovani muoiono di tumore e non per malaugurati incidenti come nel resto d'Italia.Incredibile, direi. Ma facciamo qualche passo indietro.Cancellando Scanzano Jonico dalla lista dei possibili siti di stoccaggio, il consiglio dei ministri individuò ben tre luoghi alternativi, tutti siciliani: La miniera di Salinella (Enna); una ex miniera di zolfo tra i comuni di Agira e Assoro; e vicino Resuttano, in zona di Caltanissetta. Quanto detto viene confermato da Sergio D'Offizi, dell'Area Territorio e Ambiente della Sogin, azienda che si occupa di nucleare. Da quelle dichiarazioni nacquero e crebbero altre polemiche; però poi tutto è tornato a tacere. Che fine hanno fatto quelle scorie? e quelle che il pentito Messina ha detto di aver visto a Pasquasia?Fatto sta che la tipologia del terreno ennese e nisseno è molto ambito dall'eco mafia perchè al suo interno è possibile occultare di tutto, perfino armi.Però il tipo di arenaria e argilla, puntellata da falde acquifere che quando sgorgano in superficie vengono usate per irrigare campi e abbeverare le bestie...e possono finire nell'organismo umano. Troppi giovani muoiono ogni anno in Provincia di Enna e forse, con presunzione, si vuole far credere al popolino che la signora morte ha cambiato i piani...ovvero, morire di gioventù anzichè di vecchiaia.Condanna antisindacale: il comune non ci sta
Piazza Armerina. Il comune non ci sta alla condanna per comportamento antisindacale inflittagli dal giudice del lavoro di Enna e presenta opposizione alle sentenza. Nei giorni scorsi, il giudice del lavoro di Enna, Pierpaolo Gori, ha accolto il ricorso del sindacato FP CGIL provinciale ed ha condannato il comune piazzese per comportamento antisindacale per non aver attivato l’informazione e la concertazione per il piano di miglioramento dei servizi di Polizia Municipale e con la sentenza ordina la cessazione del comportamento illegittimo e la rimozione di ogni effetto. Adesso ad intervenire nella vicenda per spiegare le ragioni del comune è l’assessore agli affari generali e contenzioso, l’avvocato Vincenzo Cammarata “l’amministrazione – dice Cammarata – ha ritenuto opportuno proporre opposizione alla decisione adottata dal Giudice del Lavoro, pur nel rispetto delle valutazioni espresse nella sentenza, si ritiene che la fattispecie in esame non rientri tra quelle per le quali è obbligatorio attivare la procedura dell’art. 7 del CCNL 1.4.99 che prevede, appunto, l’obbligo della informazione periodica ai soggetti sindacali da parte dell’ente sugli atti a valenza generale dei contratti di lavoro, l’organizzazione degli uffici e la gestione complessiva delle risorse umane. Comunque – continua l’assessore Vincenzo Cammarata – prescindendo dalle valutazione di merito che saranno attenzionate nelle sedi istituzionali, è comunque necessario precisare come sia del tutto fuori luogo ritenere che i comportamenti dell’amministrazione siamo stati intenzionalmente indirizzati a prevaricare le prerogative delle organizzazioni sindacali verso le quali c’è invece massima sensibilità. Piuttosto – continua Cammarata – è auspicabile che le legittime iniziative adottate siano ispirate al riconoscimento di una tutela generale del lavoratore e non a protezione di particolari posizioni non oggettivamente meritevoli di positive risposte”. Poi Cammarata con le dichiarazioni finali alla nota lancia un messaggio di dialogo ai i sindacati di categoria. “Auspichiamo pertanto – conclude l’avvocato Vincenzo Cammarata – che si possa avviare una stagione di fattiva collaborazione con i sindacati e fare cessare quella ove il giusto della polemica, sovente gratuita, sembra prevalere sulla necessita di un sereno confronto”.Agostino Sella
Gagliano da il via alla "consulta degli anziani"
Piazza Armerina. “Il 27 settembre ci sarà la prima riunione della consulta degli anziani, una cosa veramente nuova per la nostra città che migliorerà la qualità della vita degli anziani”. L’assessore alle politiche sociali Carmelo Gagliano (nella foto) è soddisfatto di aver raggiunto un importante obiettivo per il suo settore di governo. “Quando mi sono insediato – dice Gagliano – alcuni sindacati con in testa la CGIL mi hanno spinto a fare la consulta degli anziani dicendomi che era in tanti altri comuni. Mi sono subito dato da fare e ho stilato un regolamento che è stato approvato all’unanimità da tutto il consiglio comunale. Adesso finalmente – continua Gagliano – la consulta diventa realtà. Sarà un punto di partenza importante per le nuove proposte che possono arrivare dal mondo degli anziani”. La consulta avrà lo scopo consultivo e potrà suggerire all’amministrazione tutte le iniziative che riterrà opportune per migliorare la qualità della vita degli anziani. “L’età media – dice Gagliano - è sempre più alta e quindi occorre affrontare le problematiche con una visione più ampia. Della consulta faranno parte tanti spezzoni importanti della società che certamente metteranno sul tavolo proposte e questioni importanti”. All’inizio i componenti della consulta saranno i rappresentati dei sindacati di categoria, in particolare di CGIL, CISL, UIL, CNA, ACLI, ed un rappresentante dell’Asl 4. Inoltre sarà parte integrante dell’organo consultivo il commissario straordinario del centro diurno anziani e il presidente della quarta commissione consiliare permanente, l’esponente del Mpa, Elisa Volturo. “Voglio anche sottolineare – dice ancora l’assessore alla solidarietà Carmelo Gagliano – che la consulta sarà a costo zero. Già nel 2001, quando ero consigliere comunale, insieme ad altri colleghi abbiamo fatto una ricerca ed eliminato una serie di commissioni inutili che influivano in maniera negativa sul bilancio del comune. Invede – conclude Gagliano - la consulta degli anziani non costerà un solo euro al comune e al tempo stesso sono convinto diventerà uno dei punti di forza del settore. Certamente gli anziani saranno i protagonisti. Infatti i sindacati di categoria potranno delegare una persona anziana che potrà rappresentare il proprio ente in seno alla consulta”.Agostino Sella
domenica 16 settembre 2007
L'associazione Notarbartolo sulla fiera di settembre
Piazza Armerina. “L’amministrazione Prestifilippo non sembra rendersi conto che l’ubicazione della “fiera di settembre” nell’area SIACE, eseguita senza una valida concertazione con le categorie interessate, ha portato benefici trascurabili rispetto alle penalizzazioni che ne sono derivate”. Le dichiarazioni sono quelle di Filippo Di Giorgio, presidente dell’associazione Notarbartolo, da mesi impegnata in dure battaglie per il miglioramento della città. Di Giorgio e gli amici della sua associazione mettono sul tavolo le questioni sull’ultima fiera di settembre che ha causato tra i commercianti numerosi malumori e critiche. “A prescindere dal fatto che sono stati disattesi atti di indirizzo del consiglio comunale – dice Filippo Di Giorgio - non può trascurarsi che, con questa collocazione, da un lato molti commercianti hanno subito un pesante crollo dei guadagni, mentre, dall’altro, molti piazzesi hanno disertato la fiera, anche per le notevoli difficoltà logistiche legate allo stato dei luoghi. Chiunque si è recato sul posto – continua il presidente dell’associazione Notarbartolo - non ha potuto fare a meno di verificare che non esistono ancora dei veri parcheggi, che l’illuminazione lascia a desiderare, che mancano adeguati sistemi di drenaggio, e che, infine, l’area SIACE rimane ancora una superficie di campagna, priva di strutture idonee ad accogliere il flusso dei visitatori. Peraltro, ogni investimento sul sito non garantirebbe un ritorno economico, dal momento che, a tutt’oggi, l’area SIACE non appartiene al comune”. Insieme a Di Giorgio interviene del dibattito un altro componente del direttivo dell’associazione Notarbartolo, Umberto Pisano. “I risultati disastrosi della fiera generano l’impressione che il sindaco abbia in mente un modello errato di utilizzo delle risorse pubbliche – dice con forza Umberto Pisano - e che peraltro lo persegua più con ostinazione che con padronanza. È auspicabile invece l’individuazione di un nuovo spazio espositivo, ubicato dentro la città, che possa annullare i molteplici effetti negativi che questa collocazione inevitabilmente comporta”.Sindaco condannato per condotta antisindacale
Piazza: una speranza per le giovani coppie
Agostino Sella
11 progetti esecutivi per le scuole piazzesi
Agostino Sella
venerdì 14 settembre 2007
Le indennità dei consiglieri comunali, degli assessori e del sindaco.
Agostino Sella
Lo Verme rimprovera in sindaco
Agostino Sella
Paternicò sulla mozione: sono inquadrato nella politica provinciale
Piazza Armerina. “Il centro sinistra sulla questione della mozione di sfiducia al sindaco Prestifilippo ha fatto finta che non esistessi e non ho capito il perchè”. Rosario Paternicò, classe 1967, e consigliere comunale dell’Udeur piazzese è piuttosto adirato dell’atteggiamento della coalizione piazzese. “Non so per quale motivo – continua Paternicò – mi hanno escluso da qualsiasi trattativa. Forse perché sanno che non sono uno a cui piacciono le cose già belle e pronte ed i vari Ferrara e La Malfa hanno paura di confrontarsi con me e la segreteria del mio partito”. In effetti la questione è piuttosto singolare. Infatti ad oggi, Rosario Paternicò, è l’unico consigliere comunale del centro sinistra che non ha firmato la mozione di sfiducia al Sindaco Maurizio Prestifilippo che conta già otto firme ed prima o poi dovrebbe approdare in consiglio. “La mia firma su quel documento ancora non c’è – dice Paternicò – perché prima devo capire alcune cose. Prima di tutto non vorrei che la mia città venisse commissariata per un tempo molto lungo. Se mozione ci deve essere si deve fare in modo di assicurare subito un alternativa seria a Piazza Armerina. Mi pare però – continua Paternicò - che è anche vice presidente del consiglio comunale che il centro sinistra non abbia un progetto ancora chiaro per un eventuale successione a Prestifilippo. Che cosa farà il centro sinistra dopo la mozione? Qual è il progetto politico della coalizione? Chi saranno gli uomini del centro sinistra che guideranno il rilancio piazzese?”. Dalle affermazione di Paternicò emerge un certo mal di pancia sui suoi rapporti con il centro sinistra piazzese. “Io sono del centro sinistra, ma fino ad oggi non ho potuto fare altro che prendere posizioni autonome rispetto al centro sinistra di piazzese. Spero che prima o poi possa ricredermi per ricominciare insieme un percorso comune. Faccio parte però - continua Paternicò - del centro sinistra provinciale. Pertanto ogni mia azione politica va inquadrata in questa ottica. Vorrei che dei progetti politici si discutesse nelle sedi opportune ed alla presenza di tutte le forse politiche. Forse, anche questa volta, DS e Margherita, hanno fatto azioni volte a superare le altre forze della coalizione che seppur più piccole rappresentano una importante fascia dell’elettorato. Mi auguro – conclude Paternicò - che questo atteggiamento prima o poi cambi per il bene di tutti e soprattutto della città”.Agostino Sella
Giuseppe Mattia come Beppe Grillo.
Piazza Armerina. “Oggi la politica deve fare i conti con la protesta civile dei cittadini e la loro volontà di opporsi al potere vessatorio di chi utilizza le cariche politiche per imporre decisioni che danneggiano sistematicamente gli utenti”.
mercoledì 12 settembre 2007
Tumori nel centro Sicilia. Molte domande, poche risposte
Solo a Piazza Armerina tre morti di tumore nell’ultima settimana. Un ragazzo di 17 anni per leucemia, un giovane di 30 anni ed un adulto di
Partiamo dalla miniera di Pasquasia. Rappresentava una delle più importanti fonti occupazionali del centro Sicilia. Non si riescono a capire i veri motivi della chiusura. In molti dicono che il governo abbia fatto cessare l'attività estrattiva per depositare nei tunnel scorie nucleari. Alcune interrogazioni parlamentari hanno chiesto lumi sulla vicenda. In una di queste si legge “sarebbe stato notato il passaggio di mezzi pesanti, con targhe straniere, nella statale fra Enna bassa e Caltanissetta e che ciò rafforzerebbe l'ipotesi che la Sicilia potrebbe essere crocevia di un traffico internazionale di rifiuti tossici gestito dall'Ecomafia”. Alle interrogazioni dei parlamentari nessuna risposta concreta. Alcuni parlano di segreto di stato. Un altro attore della vicenda Pasquasia è boss mafioso Leonardo Messina. Lui u tunnel li conosceva bene. Ci lavorava. Ha raccontato, durante un interrogatorio, delle gallerie, delle scorie e dei suoi contatti con il Sisde i servizi segreti nazionali. Una cosa è certa: in tutta Europa quando seppelliscono fusti con scorie nucleari li coprono di sale. Dicono che evita i danni. A Pasquasia il sale non manca e da li partono tante falde acquifere. Risposte ancora aperte.
Passiamo allo stabilimento di Gela dell’Enichem. Forse ora inquina di meno, ma basta parlare con qualsiasi gelese per capire quanto abbia inquinato nel passato. L’Enichem cerca di farsi voler bene. Ha regalato al sindaco, ex dipendente dello stabilimento, una bella fontana all’ingresso della città. Crocetta ha annunciato che il comune si costituirà parte civile nei processi per i casi gravi di inquinamento ambientale ed ha previsto l’istituzione di un fondo di 300 mila euro per aiutare le famiglie povere di quei malati di tumore costretti ad affrontare spese insostenibili. Fino a poco tempo fa il polo industriale era una sorta di “grande manna dal cielo”. Dava occupazione a 12 mila operai. Molte famiglie hanno vissuto bene e con gli stipendi hanno costruito migliaia di case, quasi tutte abusive. Ancora oggi alcuni quartieri hanno strade sterrate. Alcuni operai sono stati costretti al prepensionamento per l’esposizione all’amianto. Nel 2002 la magistratura fece chiudere quattordici serbatoi e due depositi di carbone della raffineria perché inquinavano. Ma la storia della raffineria è una storia d’inquinamento perenne. Nel 1980 gli impianti degli scarichi industriale sono stati sequestrati perché violavano
Infine lo sterco dei bovini. Pochi ne parlano, ma incide parecchio. I bovini sono un miliardo e duecentottanta milioni. Un bovino per ogni 5 abitanti. Secondo il National Resarch Council della National Academy of Science, la carne bovina è al secondo posto fra gli alimenti che aggravano il rischio d'insorgenza di malattie degenerative a causa di contaminazione da erbicidi e insetticidi. Ogni manzo produce giornalmente circa 20 chili di sterco. Soprattutto nell’ennese gli allevamenti di bovini fioccano, ma i dati sulle emissioni dei “gas da sterco” non li sa nessuno. Forse non esistono. Forse non fanno notizia, ma ammazzano la gente.
martedì 11 settembre 2007
Comitato Piano Marino. Si avvera il sogno
Piazza Armerina. “Il 9 settembre sarà ricordato da noi e dai nostri nipoti come un giorno storico per la contrada di Piano Marino”. I toni trionfalistici sono quelli di Mario Gagliardo (nella foto), il pensionato che da qualche mese ha preso per mano i cittadini della contrada piazzese di Piano Marino e li ha riuniti in comitato. “Qualcuno ci ha fatto sistemare le buche della strada. Non era mai successo – continua Gagliardo – che qualcuno era intervenuto nella strada che porta alle nostra case che è piena di fossi che distruggono le nostre macchine. Con la sistemazione delle buche abbiamo migliorato la nostra sicurezza”. Poi Mario Gagliardo fa un appello all’unità delle 80 famiglie residenti nella zona che compongono il comitato. “Voglio ricordare prima a me e poi a tutte le altre famiglie che credono nel progetto comitato – dice Mario Gagliardo – che uniti e soltanto uniti si può vincere e realizzare quello che solo qualche mese addietro sembrava solamente un sogno. Invece grazie all’aiuto di qualche amico vediamo i primi frutti e possiamo realmente pensare che tra qualche tempo Piano Marino sarà il fiore all’occhiello della città dei Mosaici, un quartiere ideale per viverci, lontano dall’inquinamento della città e dai rumori del traffico”. Il presidente del comitato Piano Marino segna poi la strada futura. “Adesso il prossimo passo è quello di farci sentire dal Sindaco. Per la verità – dice Gagliardo – abbiamo già chiesto al primo cittadino di ricevere una nostra delegazione per poter esporgli i problemi dell’intera contrada. Tutte le famiglie sono consapevoli che l’incontro con il primo cittadino rappresenta un momento importante che può essere la svolta del nostro quartiere. Siamo convinti che il primo cittadino sarà attento alle nostre esigenze anche perché uno sviluppo sostenibile del nostro quartiere coincide direttamente con lo sviluppo ed il miglioramento complessivo della città dei mosaici”.Agostino Sella
Tre morti di tumore nell'ultima settimana a Piazza
Agostino Sella
Ruspe in azione nell'ex Itis
Agostino Sella
lunedì 10 settembre 2007
Ospedale Chiello: tavolo tecnico ma niente di nuovo
Piazza Armerina. Il “five day surgery” è il pomo della discordia nella riunione tra il tavolo tecnico composto dalle associazioni sanitarie ed il direttore generale. Sulla questione nei giorni scorsi hanno dibattuto il manager dell’ASL 4 ennese il dottor Franceso Iudica e i rappresentanti delegati del “comitato cittadino per la salute” e dell’”osservatorio sanitario permanente”. I temi trattati nel tavolo sono ormai noti: il futuro dell’ospedale di Piazza Armerina e della sanità territoriale. Il tavolo è stato essenzialmente tecnico, dovendosi confrontare sulla realtà del cosiddetto “piano di contenimento e di riqualificazione del sistema sanitario regionale 2007-2009”. Dopo le schermaglie degli ultimi mesi la disamina e la discussione sono state quanto mai pacate e cordiali, anche se non tutto è stato riportato alla condivisione tra le parti. Si è constatato che incomincerà a breve l’era dei sacrifici e delle innovazioni fermo restando che talune scelte saranno fatte sia nel senso dei tagli e sia nel senso del miglioramento. Su un punto le parti hanno registrato una divergenza di vedute: la proposta del “five day surgery” che, secondo i comitati, eliminando l’emergenza dall’ospedale piazzese, entro breve tempo lo metterebbe in condizione di rischio di chiusura o quantomeno di forte declassamento; in questo senso hanno ingiunto il manager a riconsiderare la proposta per renderla modellabile alla realtà di un ospedale che serve una popolazione ben al di là del semplice distretto, non fosse altro perché il “piano”, oltre alla individuazione dei criteri di riconversione dei posti-letto descrivendone le procedure, fa riferimento al “five day surgery” come ad una ulteriore opzione di intervento sulla rete ospedaliera, se compatibile con l’allocazione geografica dell’ospedale e con il contesto assistenziale del territorio. In particolare, il piano identifica tale modalità come la possibile sperimentazione di un modello organizzativo senza obbligo attuativo assoluto. Il direttore Judica, pur nella sua fermezza a difendere il “piano di contenimento” e ai sacrifici che necessariamente comporterà, ha dato assicurazione che ogni decisione verrà presa nel senso del miglioramento e dell’innovazione e non del regresso, assicurando la migliore qualità di assistenza possibile al cittadino e coniugando dunque efficacia ed efficienza. In particolare sul punto di cui sopra ha promesso un ulteriore approfondimento. I due comitati si riuniranno a breve per una valutazione dell’incontro e su eventuali iniziative da intraprendere in vista della riunione della commissione regionale del 15 settembre prossimo dove saranno definitivamente sancite le scelte di contenimento della spesa sanitaria per tutta la provincia di Enna.
Agostino Sella
Tumino e Termine per la mozione di sfiducia al sindaco
Piazza Armerina. “La mozione di sfiducia è la prima vera azione politica del partito democratico ed è una grande opportunità democratica per tutta la città”. Lo dicono all’unisono i due deputati regionali del Pd Carmelo Tumino e Salvatore Termine che inseriscono la mozione di sfiducia nel quadro politico provinciale. I due esponenti di spicco della politica ennese, inoltre, ritengono la mozione di sfiducia possa essere un atto politico importante non solo per il PD ma anche per le altre forze politiche. Carmelo Tumino, deputato regionale della Margherita, rivolge a tutti un accorato appello. “Usciamo dalla rabbia, dal mugugno e dalle dicerie politiche che troppo spesso caratterizzano il dibattito. Utilizziamo la mozione di sfiducia come uno strumento democratico su cui discutere e costruire la politica del futuro in questa città ed in questa provincia. Adesso – continua Tumino – decideremo quanto tatticamente è più opportuno presentare il documento in consiglio comunale. E’ fuori da ogni dubbio – continua Tumino – che questa amministrazione per tre anni ha governato nella totale confusione politica. Non ha mai avuto una maggioranza in consiglio comunale, ma il sindaco con i suoi giochetti è riuscito a stare sempre a galla. Non ha mai avuto – continua il deputato piazzese – una linearità politica. Poi, d’improvviso, dopo aver fatto l’indagine di mercato ha deciso di aderire a Forza Italia perché ha avuto come garanzia la sua ricandidatura a sindaco. Un percorso ricco di l’inconsistenza politica”. Con Carmelo Tumino interviene nel dibattito anche Salvatore Termine, segretario di federazione dei DS e deputato regionale del partito di Fassino. “Da tempo c’è una insofferenza nella città legata anche alle questioni migratorie che hanno visto protagonista anche il primo cittadino. Negli ultimi tempi – continua Salvatore Termine – il sindaco Prestifilippo ha improvvisato una azione politica che lo ha portato a vivere il quotidiano creando un malessere generalizzato. Il Partito democratico ha ritenuto di porre una questione politica avendo la consapevolezza che attorno alla mozione di sfiducia si raccoglierà un consenso più vasto dello stesso partito democratico. Ci possono essere le condizioni – conclude Termine - affinché la mozione di sfiducia possa continuare il suo percorso coinvolgendo anche altre forze politiche”.
Agostino Sella
Angelo Scoppo protagonista a Firenze
Agostino Sella
sabato 8 settembre 2007
Intervista a Carmelo Nigrelli sul PD
Walter Veltroni è accusato di essere il candidato delle oligarchie. Come mai persone non militanti di partito costituiscono un comitato a favore del sindaco di Roma?
«Il fatto che le oligarchie appoggino Veltroni non toglie nulla alle sue capacità politiche e gestionali che ha dimostrato. Inoltre è la prima volta che si procede alla elezione diretta di un segretario nazionale da parte della base e noi crediamo che non si debbano utilizzare gli strumenti della politica classica come le contrapposizioni tra correnti o tra piccoli e grandi capi o aspiranti tali.»
Vi organizzerete anche per l'elezione del segretario regionale?
«Proprio per quello che ho appena detto, riteniamo sbagliato creare "filiere", cioè legare le candidature regionali a quelle nazionali. Sarebbe assurdo che un partito che vuole nascere federale avesse come candidati alla segreteria regionale i candidati di Veltroni, Letta e Bindi. Il nostro comitato nasce solo per sostenere Veltroni. Ciascuno di noi sceglierà il candidato alla segreteria regionale che gli sembrerà più adatto o nessuno dei candidati se i nomi non dovessero convincere».
Tumino sta organizzando un gruppo che a partire dall'elezione del 14 ottobre intende rimettere in discussione le politiche del centro sinistra in provincia. Vi convince la proposta?
«A titolo personale dico che delle questioni attinenti la provincia non si deve discutere oggi perché all'ordine del giorno ci sono questioni nazionali e regionali. Il momento per affrontare questi temi avrà inizio subito dopo le primarie. Non si deve utilizzare questo passaggio per strutturare correnti. Sarebbe uccidere il bambino nella culla».
Tra i primi ad aderire al comitato sia esponenti dei Ds come l'ex segretario di Piazza Angelo Bonaventura che della Margherita come il componente del direttivo cittadino Gregorio Calabrò, ma soprattutto esponenti del mondo delle imprese, della cultura e delle professioni, cioè pezzi della cosiddetta "società civile".
Agostino Sella
Incardona è per Veltroni
Agostino Sella
Piazza. La sfiducia a Prestifilippo diventa realtà.
Piazza. Libertino elogia gli operatori ecologici
Agostino Sella
Sebastiano Arena vince il premio "Musco"

Piazza Armerina. Il medico Sebastiano Arena, vince il premio letterario “Angelo Musco” con il racconto “Canal Grande”. Il prestigioso riconoscimento gli è stato conferito nella splendida scenografia naturale della Piazza Belvedere di Milo sabato 11 agosto. Il racconto è una tormentata storia d'amore ambientata a Venezia. Il giudizio della commissione è stato così espresso: "Un racconto apparentemente semplice in superficie, ma venato d'inquietudine e disagio esistenziale nel fondo. Due giovani visti in un momento vulnerabile e incerto del loro rapporto, quello di un ultimo incontro che potrebbe essere rigenerante ed è invece drammaticamente banale e conclusivo al tempo stesso. Il tutto nella cornice di Venezia, la più canonica come può sembrare, ma che rende ancor più per questo, in controcanto sottilmente intrigante e significativo, lo svolgimento di questa storia". Il premio fino a dieci anni fa si svolgeva a Zafferana e si occupava essenzialmente di selezione teatrale con premiazione di compagnie e attori del teatro. Il premio è istituito per onorare la memoria del grande attore di teatro Angelo Musco e nel contempo per offrire la possibilità alle compagnie teatrali emergenti di crescere nell'agonismo culturale ed avvicinare il pubblico più lontano dal teatro ad avvicinarsi al fascino della scena di prosa, ai suoi misteri e al suo fascino. Quest’anno il premio è stato riesumato per restituirgli l'antico prestigio anche con l'aggiunta della sezione letteraria che è stata istituita con l'intento di valorizzare l'opera inedita poetica e narrativa di autori meritevoli di attenzione e gratificazione. La sezione letteraria che ha visto trionfare Sebastiano Arena è stata curata dall'università di Catania con la commissione, formata da cinque personalità scelte tra esperti nell'ambito delle attività letterarie ed artistiche era presieduta dal professor Troppa. “lo svolgimento dei lavori per la selezione è stato piuttosto onerosi per la mole e per la qualità delle opere presentate” ha detto in conclusione.
Agostino Sella
Comune di Piazza alla caccia degli evasori
Agostino Sella
Tumino crea il comitato pro-Letta
Agostino Sella
giovedì 6 settembre 2007
Troppi tumori in provincia di Enna. Scorie nucleari a Pasquasia?
Piazza Armerina. “In provincia di Enna pare che si muoia di tumori più che a Milano nonostante ci sia meno inquinamento”. A rilanciare ancora una volta il grido di allarme sui tumori sono in una nota congiunta il vice presidente del consiglio provinciale
mercoledì 5 settembre 2007
I socialisti minacciano di uscire fuori dalla Provincia
“Caro Presidente, mi vedo costretto a comunicarti il disagio dei socialisti nella coalizione di centro sinistra. Se il disagio continuerà ti abbandoneremo”. E’ il cuore della lettera aperta del segretario provinciale dello SDI, Totuccio Miroddi, al presidente della provincia Cataldo Salerno. Una lettera di fuoco che accusa il PD, di “vampirizzare” i partiti alleati della coalizione. Insomma, un vero e proprio avvertimento del leader dei socialisti ennesi che preannuncia possibili nuovi scenari nel centro sinistra. “Lo SDI è impegnato nella costruzione del Partito Socialista, con altri soggetti politici ed autorevoli personalità – continua Miroddi - attraverso la costituente socialista. Non saranno certo le defezioni di due ex iscritti allo SDI dalle modeste doti politiche ed intellettuali a sgomentarci – dice Miroddi riferendosi all’adesione al Pd di Nasonte e Sanfilippo - Ma ormai questi sono fatti che riguardano solo loro e la loro coscienza. Ciò che invece mi preme rappresentarti - continua Miroddi - è che se il Partito Democratico nasce tentando maldestramente di “vampirizzare” i partiti alleati della coalizione, sappi, caro Presidente che non si poteva scegliere viatico peggiore”. Poi Miroddi attacca senza mezzi termini il leader ennese Mirello Crisafulli. “Pensavamo che la tua elezione a presidente, che sostenemmo con energia in una campagna elettorale dall'esito tutt'altro che scontato, mettesse la parola fine ad una sconcia pratica annessionistica messa in atto soprattutto dai vertici provinciali dell'ex PCI-PDS-DS ma in parte anche da quelli dell'ex DC-PPI-Margherita, in favore di una solidarietà tra contraenti. Alla luce di quanto avvenuto nei giorni scorsi è maturata in noi la convinzione che purtroppo così non è. Con una differenza sostanziale rispetto al passato: se anni fa i socialisti erano prostrati, avviliti, in balìa degli eventi, esposti agli insaziabili appetiti dell’onorevole Crisafulli, oggi le cose sono cambiate”. Infine Miroddi, minaccia la rottura con la coalizione. “Ti chiediamo – dice alla fine della lettera a Salerno - un chiaro pronunciamento sui rapporti tra i partiti della coalizione, che sia in netta discontinuità con il riemergere di pratiche che speravamo ormai archiviate. Se, malauguratamente, ciò non dovesse avvenire, ci troveremmo costretti non già a riconsiderare la nostra collocazione politica”.
Seminario politico di Alleanza Siciliana
Piazza Armerina. “Una vera e propria scuola politica tra identità e futuro”. Si tratta di “Triqvetra
Agostino Sella
Nasce il Partito Democratico
Piazza Armerina. “Non facciamoci del male, come siamo abituati a sinistra, ma cogliamo l’occasione del Partito Democratico”. Con queste parole
Nasce il Comitato di Piano Marino
Piazza Armerina. Sono 80 famiglie, abitano in contrada Piano Marino ed hanno deciso di fare un comitato per valorizzare la loro contrada. A capo del comitato il combattivo Mario Gagliardo, un settantenne in pensione, che è stato eletto presidente il 27 agosto. “Per prima cosa – dice Gagliardo – farò un grande striscione con la scritta “Comitato Piano Marino” e lo metterò nella strada che porta alla contrada così tutti sapranno che c’è un comitato che da oggi cercherà di valorizzare tutta
Intervista a Michelangelo Trebastoni, futuro direttore della Villa Romana del Casale

Dottore Trebastoni, quando si insedierà quali sono le prime tre cose che farà per
Innanzitutto cercherò di sistemare una volta per tutte la questione dei commercianti. Non è possibile che una querelle di questo tipo vada avanti da mesi senza trovare nessuna soluzione e con un fortissimo ritorno di immagine negativo. Poi cercherò di vigilare per fare in modo che i 25 milioni di euro dei Por e dei Pit vengano speso nel migliore dei modi. Infine cercherò di pianificare meglio la promozione della Villa Romana in Italia e soprattutto nel resto del pianeta.
Sembra che la Villa non decolli come volano dell’economia locale. Perché?
Ad oggi è mancata una regia generale di coordinamento di tutte le azioni. Il direttore di un museo di così grande importanza deve essere giorno dopo giorno sul posto di comando e assumere il ruolo di principale attore di tutti i processi che si svolgono attorno al monumento. Mi pare che ad oggi questo non è avvenuto.
La Villa è visitata da 600.000 persone l’anno. Piazza Armerina da appena 50.000. Come pensa di aumentare la stanzialità turistica nella città.
Dico di più. 600.000 visitatori l’anno sono pochi. Si può benissimo arrivare ad un milione. La Villa è patrimonio dell’umanità ed ha potenziali straordinarietà. Piazza, peraltro, ha tante strutture ricettive che meritano di lavorare di più. Occorre creare sistema e non lavorare ognuno per i fatti propri. Cercherò di mettere insieme tutti e creare un prodotto turistico del centro Sicilia che possa competere con altri comparti del territorio isolano adesso più forti di noi.
Lei è anche un consigliere comunale del Mpa. Qual è la vostra posizione sul sindaco.
Sono convinto che ormai Prestifilippo sia arrivato al capolinea. Ha dimostrato di non avere capacità amministrativa e di creare un clima di continua “guerriglia politica”, mentre questa città ha bisogno di pace e collaborazione. Io peraltro ho firmato il documento preparatorio alla mozione e penso la sfiducia sia la strada maestra. So che tra poco saranno depositate le firme che consentirà di portare la mozione in aula. Noi del Mpa saremo la pronti votarla a meno che Prestifilippo non abbia il coraggio di azzerare la giunta senza se e senza ma. Ma chiedergli di azzerare è come chiedere l’apparizione della Madonna. Sarebbe un miracolo.
Ma in politica i miracoli avvengono, ogni tanto.
Si ma i miracoli li fanno le persone umili, non ci ha un approccio arrogante alla politica. L’azzeramento immediato è la condizione posta dal Mpa. Lo abbiamo deciso insieme i sei consiglieri vicini al movimento di Lombardo in un vertice a Piraino con gli assessori regionali Colianni e Interlandi. Il sindaco ha tempo fino al 30 settembre. Se non azzererà entro quella data lo manderemo a casa.









