mercoledì 12 agosto 2009

Il vescovo Michele Pennisi "La sentenza del TAR è vergognosa"

di GIACOMO GALEAZZI. Vaticanista de La Stampa

Vescovo Michele Pennisi, commissario Cei per l’Educazione cattolica, la scuola e l’università, ora esistono “prof” di serie A e di serie B?
«E’ vero che le sentenze non si commentano, però stavolta il giudizio non può che essere assolutamente negativo. La sentenza del Tar del Lazio è vergognosa, gravissima. La religione è una materia come le altre. Chi la insegna ha sostenuto un esame di Stato, è entrato in ruolo superando prove, ha titoli abilitanti e documentate competenze e preparazione. Io ho insegnato 15 anni nella scuola pubblica e posso testimoniare che, grazie alla conoscenza anche umana degli studenti, quelli di religione sono i professori che riescono meglio a giudicare e mediare nelle situazioni. E’ una vergogna che ora siano discriminati per sentenza da quanti non conoscono il sistema dell’istruzione e non sono mai stati in una scuola».
Gli studenti saranno incentivati a disertare religione?
«Sì e ciò è assurdo. Si crea una condizione paradossale. All’allievo che fa collezione di francobolli (materia opzionale) vengono riconosciuti crediti scolastici, mentre non ottiene nulla l’altro che frequenta religione malgrado il suo processo formativo entri nella didattica in collaborazione con i vari professori. Così si dà ai ragazzi un messaggio negativo, diseducativo, contrario alla formazione integrale dello studente. I ragazzi che scelgono religione hanno diritto di essere poi giudicati in questa materia».
E adesso?
«Appena noi vescovi ci riuniremo a settembre per la commissione episcopale dell’Educazione e della Scuola. Analizzeremo in maniera approfondita il problema e poi certamente da parte della Cei ci sarà una netta presa di posizione. Non possiamo restare in silenzio di fronte a questa assurdità. Ho partecipato a tanti scrutini e so personalmente quanto gli insegnanti di religione siano una figura importante e apprezzata sia dai colleghi sia dagli studenti. Conoscendo gli alunni anche al di là della materia, i professori di religione sono preziosi per dare un giudizio ponderato sulla persona. Non si capisce proprio perché gli alunni non debbano essere valutati per la loro partecipazione a lezioni che fanno parte integrante del ciclo formativo. C’è da restare allibiti nel vedere ingiustamente e scorrettamente penalizzati i sei milioni di studenti che hanno scelto l’insegnamento della religione, tanto più che è il ministero a definire i programmi di lezioni tenute da docenti di ruolo e in orario scolastico».