sabato 7 aprile 2012

Minacce di morte per il vescovo Pennisi. "Morirai come Gesù Cristo"

dal TG10 di Giuseppe D′Onchia - Pubblicato il 07 Aprile 2012 - 11:54

Il vescovo della diocesi di Piazza Armerina, monsignor Michele Pennisi, ha ricevuto minacce attraverso il social network Facebook. Minacce di morte. “Morirai come Gesù Cristo”. E non soltanto sul web. Anche una lettera gli è stata recapitata giorni addietro direttamente alla Curia. Il messaggio intimidatorio è sempre lo stesso. La missiva è stata spedita dalla provincia di Caltanissetta. E ieri, in occasione della processione del venerdì santo, a Gela, il prelato è stato affiancato da agenti di polizia.
Una scorta vera e propria. Sia poliziotti in borghese che in divisa. Il vescovo Pennisi sarebbe dovuto morire durante la settimana santa, così come Gesù Cristo. E’ quanto scritto nel messaggio. Le indagini, in questo caso, sono febbrili e sarebbero già a buon punto per l’individuazione dell’autore delle minacce. Non è la prima volta che il vescovo subisce delle intimidazioni. Era già accaduto nel febbraio del 2008. In quell’occasione monsignor Pennisi ricevette un volantino con frasi ingiuriose e minacciose. Due mesi prima, lo stesso prelato aveva negato i funerali religiosi al boss di Cosa Nostra, Daniele Emmanuello, rimasto ucciso la mattina del 3 dicembre durante un blitz della Polizia a Villapriolo, nell’Ennese. In quel caso, il comitato per l’ordine e la sicurezza pubblica di Enna decise di assegnargli la tutela per un lungo periodo e di mettere sotto controllo la sede della curia vescovile di Piazza Armerina. Ci fu un altro caso emblematico, sempre in occasione della processione del venerdì santo a Gela. Il 21 marzo del 2008, per raggiungere piazza Calvario, l’allora sindaco Rosario Crocetta fu costretto ad indossare il giubbotto antiproiettile. In processione, proprio dietro al primo cittadino, c'era Carmelo Barbieri, esponente mafioso, adesso collaboratore di giustizia. Barberi fu condannato dal tribunale a 24 anni di reclusione nel processo antimafia "Grande Oriente", ma era libero per decorrenza dei termini di carcerazione preventiva, perché il giudice Edi Pinatto depositò la motivazione della sentenza con estremo ritardo. Durante la processione gli uomini della scorta del sindaco furono sempre in stato di allerta, informando via radio le centrali operative delle forze dell' ordine, e coprendo nella folla lo stesso Crocetta, al fine di non turbare il clima di sereno raccoglimento della processione.