ILL.MO SIG. SINDACO
e, p.c. ILL.MO SIG. PRESIDENTE DEL CONSIGLIO COMUNALE
PIAZZA ARMERINA
Con piacere ho appreso dal quotidiano la “Sicilia” del giorno 31.05 u.s. che ha costituito un comitato di studio per le problematiche delle contrade Albana, Castani e Gatta.
Da tempo avevo iniziato ad elaborare il documento, di seguito illustrato, che per l’importanza della problematica ad oggi non era stato ancora depositato, volendone dare il massimo interesse ed evitare proposizioni diverse che potrebbero essere nocive alla Città.
La mia proposta come avrà modo di leggere è diversa da quella Sua, che non mi permetto di commentare, lo farò nella sede competente cioè in C.C., luogo dove devono essere dibattuti i problemi che riguardano l’interesse della Città, però debbo dirle sin d’ora che condivido l’accensione dei motori.
OGGETTO: L’ETERNA DIATRIBA RELATIVA AL TERRITORIO COMUNALE.
La Città di Piazza Armerina il 17.12.2006, è stata chiamata a votare sul referendum relativo alla cessione di una parte del nostro territorio, e specificatamente quello di Contrada Gatta-Cozzo-Tunno, confinante con il centro urbano del Comune di Mirabella Imbaccari.
Conosciamo il risultato del referendum……e non voglio entrare nel merito, ma quello che di più mi preme evidenziare è l’importante problematica, infatti è da almeno 150 anni che il Comune di Mirabella Imbaccari rivendica il territorio e da circa 50 i Comuni di Barrafranca, Pietraperzia, Valguarnera e forse San Cono. Gli stessi, hanno fatto richiesta alla nostra Città perché il territorio (ex feudo) appartenente a Piazza Armerina ed in alcuni casi ricadente dentro le suddette Città, sia ceduto senza nessuna compensazione.
Il problema da sempre ha creato, con alcuni dei paesi sopra citati, congenita rivalità, trovando in diverse occasioni ferma opposizione nell’avere la loro coesione per mantenere o dare servizi maggiori alla nostra Città. Mi permetto di citarne una per tutte la richiesta, su mia iniziativa, della costituzione della Sezione di Tribunale nella nostra Città. L’opposizione delle Città di Barrafranca e Pietraperzia, che hanno votato ordini del giorno contrari, comunicando al Ministero della Giustizia ed al C.S.M. la loro contrarietà, nonostante la reiterata richiesta di realizzazione della reclamata Istituzione della Sez. di Tribunale, avrebbe portato anche a loro dei benefici, così come era con la ex Sez. di Pretura, durata fino alla soppressione nell’anno 1998 con la L.51/98, dove le Città di Aidone, Valguarnera, Barrafranca e Pietraperzia, appartenevano alla Giurisdizione Giudiziaria territoriale della nostra gloriosa ex Pretura. La loro deliberazione ha messo in difficoltà l’Ufficio che doveva esaminare la problematica per esprimere il dovuto parere.
Quasi tutte le amministrazioni che hanno affrontato la problematica, hanno cercato in tutti i modi di iniziare un percorso per la soluzione, ma purtroppo hanno abbandonato perché non si è riusciti mai a trovare il punto di inizio.
Io Le chiedo di iniziare noi a provarci, non possiamo permettere di restare isolati nel territorio. E’ necessario restituire a Piazza Armerina la dignità politica che le compete per il ruolo primario che può svolgere in Provincia e in Regione, e non solo per il suo glorioso passato ma, e soprattutto, per quanto rappresenta in relazione alla sue potenzialità, dobbiamo riappropriarci di quel ruolo che i nostri avi ci hanno lasciato, ovviamente senza regalie, ma iniziando il percorso per verificare in tutti i modi di chiudere il problema per il bene di tutti.
La mia preoccupazione è quella che ieri è stato il Comune di Mirabella Imbaccari a rivolgersi al Legislatore per avere il nostro territorio e sconosco, se, all’esito del risultato referendario si è pure rivolto al T.A.R. . In ultimo, per quanto di mia conoscenza, il nostro Comune è stato chiamato quale terzo in causa a comparire all’udienza del 23 Marzo u.s, innanzi al Tribunale di Caltagirone, dal Comune di Mirabella Imbaccari per rispondere al risarcimento del danno pari a complessive €. 900.000, oltre interessi e rivalutazione…su un giudizio promosso da un cittadino che lamenta l’occupazione, di un immobile ricadente nel territorio del Comune di Piazza Armerina, in C.da Cozzo-Tunno, (ogni controversia che si apre con i vicini di casa, è sempre un trauma ….e una negatività su tutti i rapporti).
La Città di Mirabella Imbaccari ha dimenticato che l’ex feudo Gatta o Agata, anticamente chiamato fiume Acate o Buffarito è da sempre appartenuto al territorio di Piazza Armerina. Per capire meglio la storia di questo feudo, basta citare alcuni tratti del testo “Piazza Città di Sicilia Antica”, del padre Giò: Paolo Chiarandà, il quale lo chiarisce senza lasciare dubbi, facendo riferimento alle famiglie che ne sono state proprietarie fin dal medioevo e dai feudi con esso confinanti appartenenti ai Paternò e Trigona. Al Museo Castello Ursino di Catania sono depositate diversi reperti archeologici estratti dal fiume Acate.
Non volendo fare nessuna filosofia della storia, però ritengo giusto ricordare, che dagli anni 1300 al 1500, i più importanti palazzi della nostra Città, come la Commenda, la Torre della Cattedrale, i portali e le finestre di tutti gli antichi edifici medievali,venivano realizzati con la pietra di colore bianco che veniva estratta nel nostro territorio cioè dal fiume Gatta chiamato Acate o Buffarito.
Per chiudere, altrimenti finiremo di parlare solo di Storia, quando nel 1610 sorse il paese di Mirabella Imbaccari si creò un legame economico e di amicizia tra i suoi abitanti (che erano i coloni della famiglia Paternò) e quelli di Piazza, e fino al 1844, Mirabella Imbaccari apparteneva alla diocesi di Piazza.
Come dicevo sopra, ieri Mirabella domani potrà essere Barrafranca (cosa tra l’altro più volte fatto con inviti formali ) a rivendicare il territorio aprendo un contenzioso, quindi ripetendo le stesse modalità di Mirabella.
Non è superfluo sottolineare il significato politico che potrebbe avere il dovere affrontare un nuovo referendum o peggio andarci a costituire presso qualche giurisdizione, (a ragione per difendere i nostri diritti), e con quale significato? Per rompere definitivamente con i nostri vicini di casa, e poi, ci saranno altri paesi a chiederci la stessa cosa?
Non voglio ricordare la storia del perché ci appartiene il territorio della contrada Albana, rivendicata da Barrafranca, o Friddani da Pietraperzia, perché ci perderemo, senza affrontare il problema. Però mi preme sottolineare, senza volere enfatizzare nulla, il rapporto di amicizia e di stima che da sempre si è contraddistinto tra gli abitanti di Piazza e di Barrafranca.
Agli inizi dello scorso secolo a Barrafranca si erano formate le fazioni a favore di due importanti politici Piazzesi, “I Casciniani e Maniscalchiani”, entrambi Deputati al Parlamento Nazionale, che rappresentavano l’unità del territorio con il più alto concentramento dopo Piazza Armerina, per voti, quello di Barrafranca, ed infine gli ottimi risultati elettorali che riscuoteva l’On.le Giuseppe Sammarco.
Oggi parliamo di andare ad affrontare la nuova situazione per l’abbattimento di quel mostro dell’A.T.O. attraverso i distretti territoriali. Immaginiamo, solo partendo da questo problema importante andarci a sedere per amministrare insieme la problematica, quale risultato potrebbe avere se non affrontiamo con serenità il problema. Credo potrà essere utile a guidarci nel risultato positivo, per togliere l’eterna diatriba, non dico al decollo immediato, ma anche alla semplice accensione dei motori.
Ho recentemente letto con interesse le richieste dei Comuni di Mirabella Imbaccari, Pietraperzia e Barrafranca, devo sicuramente condividere alcune osservazioni, così come non posso essere d’accordo su altre, di sicuro però so che esiste un problema di correnzialità e non è riferibile unicamente alle Città, ma ad un intervento politico più allargato.
Non dimenticando che anche all’interno del nostro territorio con situazioni logistiche diverse, la Città di Enna ha delle posizioni privilegiate, (solo per citarne alcune vedi parte del territorio di Grottacalda, Bannata etc.), vantando ed esercitando la stessa nostra potestà, sui suddetti paesi, che ovviamente devono rientrare nella rivisitazione generale.
Da qui la mia idea di un nuovo avvio, che non ha mai avuto il bene di un decollo per motivazioni spesso riconducibili all’attaccamento del proprio campanile. In molti anni di attenzione a questo argomento ho potuto notare una crescente divergenza, fra la curva dei problemi / necessità, dei paesi richiedenti, e quella della disponibilità della nostra Città, (parte). Credo che occorra fare di necessità virtù e guardare con realismo sia alle motivazioni dello stallo sia ai possibili rimedi.
Non escludo certo che singole partite fra Amministrazioni potranno anche essere giocate seppur con grande sforzo e diffidenza, ma ciò di cui si sente la necessità è l’esistenza di un “organismo” istituzionalizzato nell’ambito del quale ogni Amministrazione, con pari dignità, possa sentirsi garantito e protetto con continuità temporale e con ampiezza di temi, in maniera che la diffidenza di cui sopra possa stemperarsi in fiducia reciproca e nella coscienza che accordo e sinergia possono portare vantaggi comuni. Ho evitato di inserire variabili prettamente politiche che comunque non possono essere ignorati, dichiaro la mia diffidenza verso la realizzazione di tavoli di lavoro volontaristici certamente più facili da costituire ma altrettanto facilmente smontabili ed insisto invece sulla necessità di una “istituzionalizzazione”. Le parti possono mettere sul tavolo tutte le problematiche di comune interesse: Turismo, viabilità, rifiuti, commercio, verde sovra comunale, servizi, strutture, manifestazioni e quant’altro si possa immaginare ed in cui si può trovare uno sbocco dialettico nel rispetto delle singole autonomie.
Se una nuova stagione si deve aprire allora è indispensabile un forte atto di volontà delle parti, che non disturbi il senso di attaccamento al proprio campanile ma che sia da una parte un chiaro modo di parlare e dall’altro prodromico ad azioni concrete, delle quali si deve convenire, sentendo una forte necessità di realizzare.
Piazza Armerina, 03.06.2009
Distinti saluti
Basilio Fioriglio
giovedì 8 giugno 2006
mercoledì 5 aprile 2006
Il documento del PD approvato all'assmblea programmatica
Il Partito Democratico è nato per cambiare l’Italia.
Non è solo, né innanzitutto, la sintesi di due tradizioni politiche del secolo scorso, gloriose ma storicamente esaurite. E’ il progetto di portare il nostro Paese nella contemporaneità, nel mondo che cambia. Innovazione, mobilità sociale, trasparenza ed equità in un Paese che appare invece sempre più bloccato, in crisi, diviso e chiuso nelle proprie paure e nel proprio passato.
Questa missione di cambiamento è oggi non solo valida, ma necessaria ed urgente.
Si tratta di un progetto politico ma anche culturale. La sua realizzazione richiede coraggio, coerenza, coesione ed uno sguardo rivolto al futuro, per un partito che sia:
l alternativo al populismo mediatico che quotidianamente demolisce l’immagine dei partiti, aperto ai cittadini, ai gruppi, alle associazioni e ai movimenti, capace di interpretare i bisogni sociali e la domanda di rinnovamento della politica italiana, democratico perché fondato sul pluralismo delle culture politiche e federale perché radicato nel territorio e dotato di ampia autonomia locale;
l impegnato nell’affermare il principio costituzionale della laicità dello Stato, garantendo il rispetto di ogni persona nelle proprie convinzioni.
l capace di mettere a frutto, anche sul terreno della competizione economica, le ricchezze del territorio: il patrimonio ambientale e culturale, la creatività, la coesione sociale;
l in grado di muovere la propria azione nella piena consapevolezza che “L’Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro”, tenendo presente il mondo del lavoro sia nelle grandi questioni sociali con forme efficaci di concertazione, sia nell’impresa, attraverso nuove forme di democrazia economica specie in tempi di crisi;
l attento al rispetto delle regole e all’imparzialità dello spazio pubblico in cui si esercita la competizione, perseguendo la cultura del “merito” e del “risultato”;
l attento a valorizzare talenti ed energie culturali e politiche, facendosi anche promotore della cultura della parità.
Il 14 ottobre è nato il Partito Democratico, ma la “casa dei democratici” è ancora in costruzione. Per questo è compito primario del PD di Piazza Armerina contribuire ad edificarla su fondamenta solide, all’altezza delle sfide del XXI secolo.
Oggi il PD di Piazza Armerina ha una doppia responsabilità: organizzare il partito e contemporaneamente metterlo in rete con l’amministrazione locale ed i propri rappresentanti in consiglio comunale.
L’interazione tra un partito forte ed autorevole, che interpreti le esigenze della città, ed una amministrazione ed un consiglio comunale competenti e dinamici, certamente porterà al risultato del buon governo.
Allora è utile un dibattito costruttivo e vivace che, in una dinamica politica concreta, restituisca al partito il ruolo di guida e di indirizzo politico.
Per far questo il Circolo deve essere il luogo in cui la politica si esprima ai suoi livelli più alti, promuovendo un confronto costante, in grado di fare sintesi virtuosa delle diverse sensibilità e di aprirsi ai bisogni della comunità. Obiettivo principale dell’azione politica del Circolo deve essere infatti quello di ricercare un costante dialogo con i cittadini.
Il circolo, dunque, inteso come luogo di attrazione attiva della vita sociale, facendo sì che esso diventi spazio di discussione tra gli eletti e gli iscritti, con periodici momenti di confronto, che consentano di discutere sulle problematiche collettive, per trovare insieme le soluzioni possibili.
Un Partito che si metta a disposizione di una stagione di buon governo per:
1. sostenere e dare sostanza al progetto politico che ha portato alla vittoria elettorale, rafforzando ulteriormente il rapporto di fiducia con i cittadini e rispondendo alle crescenti aspettative individuali e sociali che provengono dalla città;
2. restituire alla politica credibilità, mettendo al centro della propria iniziativa la centralità del progetto e il rispetto degli impegni assunti;
3. avviare una fase di rinnovamento culturale.
Proprio su questo punto il passaggio delicato dell’assemblea programmatica è una grande opportunità. Per far questo abbiamo bisogno di credere nella grande esperienza di chi ha fatto e continua a fare Politica, senza mai tralasciare la scommessa di investire su nuova linfa che, carica di “voglia di fare” e libera da vecchi retaggi riesca in maniera graduale a portare sano rinnovamento alla politica, ma soprattutto un nuovo modo di rapportarsi al cittadino nel rispetto pieno dei principi dell’etica politica. Il rinnovamento deve essere il metodo della politica, non può e non deve esserne il fine: è solo da un continuo confronto con nuovi individui e nuove idee che il dibattito politico può crescere, evolversi, essere esauriente ed esaustivo, evitando così la cristallizzazione di pratiche distanti dalla vita reale.
Il rinnovamento pertanto deve avvenire nella comprensione delle priorità della comunità e nella capacità di farne azione collettiva; dev’essere rinnovamento nei metodi e nei modi, nei costumi, nella civiltà dell’agire politico.
Per questo, in un contesto di accentuata complessità e pluralismo culturale, che non facilita l’accordo attorno a soluzioni comuni, è necessario dare vita a dei percorsi di formazione etico politica di diversa natura:
1. Realizzazione di forme di incontro di carattere pragmatico e dialogico volte al perseguimento di una nuova koinè culturale.
2. Ripensamento dei paradigmi politici fondamentali finalizzato a ricostruire e riempire di senso i concetti di: democrazia e potere, comunità cittadina, riconoscimento e rispetto delle differenze e delle pari opportunità, autonomia e autodeterminazione della persona nelle questioni bioetiche, responsabilità, solidarietà e cura dei diritti delle persone, legalità, educazione e buone pratiche di cittadinanza.
In questa prospettiva l’eticità assume i connotati di una razionalità politica che fa spazio all’intreccio fra le differenze che, responsabilmente e reciprocamente, si muovono alla ricerca di un denominatore comune di convivenza civile e democratica.
La possibilità che si dia attuazione a tali percorsi di formazione è strettamente legata all’idea di restituire centralità all’azione politica. In questo orizzonte la politica è intesa come momento di sintesi dei bisogni della collettività, come ricerca di valori comuni e soluzioni adeguate.
Per organizzare il radicamento del PD sul territorio verranno costruite le condizioni per stabilire proficui contatti con i cittadini-elettori, per aprirsi a un sereno confronto, per favorire il pieno dispiegarsi delle idee, di una reale partecipazione e per promuovere un corretto processo decisionale. Si tratta di una vera svolta politica, culturale e morale che consenta a tutti di guardare al futuro con fiducia. Insieme va perseguito quindi l’obiettivo di allargare la partecipazione e la base di consenso attorno al nuovo PD, continuando la campagna di adesione per stabilire un collegamento costante e diretto con gli aderenti, i cittadini e le realtà organizzate del territorio.
Un Partito nuovo, capace di ascoltare, discutere e decidere, facendo della partecipazione il cardine della propria azione. Una politica che non decide e non si assume l’impegno di compiere scelte responsabili non ha prospettive e non serve ai cittadini che, per primi, pagano le conseguenze dell’inefficienza del sistema politico. Sapendo che il PD ha l'ambizione di rappresentare la vera novità della politica italiana e che scommette sulla capacità di riformarla, è necessario mettere in campo un Partito adeguatamente organizzato, aperto e all’altezza di tale compito.
Per questo il Circolo dovrà dotarsi di una sede centrale, visibile e accogliente, che diventi un vero punto di riferimento per gli iscritti e gli elettori e una vetrina politica del partito in città, da finanziare anche con una campagna di azionariato popolare. Vanno potenziati tutti gli strumenti di comunicazione, tra cui il sito web (www.pdpiazzaarmerina.it), che dia visibilità ai contenuti ed alle proposte, ma che possa essere anche strumento di interazione con i cittadini. Per favorire l'elaborazione delle proposte, vanno costituiti dei gruppi tematici, che coincidano con le aree di intervento dell’amministrazione locale e diventino spazi di discussione e partecipazione delle democratiche e dei democratici, e occasione di confronto con l'amministrazione ed i consiglieri comunali. Infine va costruita la rete dei circoli provinciali, mettendo in relazione saperi, competenze e capacità di mobilitazione. E’ necessario non disperdere energie, costruire una mappatura dei gruppi di lavoro, mettere in rete e in comunicazione competenze per fare elaborazione e rendere più forte e visibile la nostra mobilitazione sul territorio provinciale.
Fare tutto questo non può essere compito del solo coordinatore cittadino, a cui dovrà affiancarsi, oltre al coordinamento politico, un esecutivo competente e appassionato, che dimostri alla città che il PD sa produrre pensiero riformista e classe dirigente capace di tradurlo in buona politica.
Questa missione di cambiamento è oggi non solo valida, ma necessaria ed urgente.
Si tratta di un progetto politico ma anche culturale. La sua realizzazione richiede coraggio, coerenza, coesione ed uno sguardo rivolto al futuro, per un partito che sia:
l alternativo al populismo mediatico che quotidianamente demolisce l’immagine dei partiti, aperto ai cittadini, ai gruppi, alle associazioni e ai movimenti, capace di interpretare i bisogni sociali e la domanda di rinnovamento della politica italiana, democratico perché fondato sul pluralismo delle culture politiche e federale perché radicato nel territorio e dotato di ampia autonomia locale;
l impegnato nell’affermare il principio costituzionale della laicità dello Stato, garantendo il rispetto di ogni persona nelle proprie convinzioni.
l capace di mettere a frutto, anche sul terreno della competizione economica, le ricchezze del territorio: il patrimonio ambientale e culturale, la creatività, la coesione sociale;
l in grado di muovere la propria azione nella piena consapevolezza che “L’Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro”, tenendo presente il mondo del lavoro sia nelle grandi questioni sociali con forme efficaci di concertazione, sia nell’impresa, attraverso nuove forme di democrazia economica specie in tempi di crisi;
l attento al rispetto delle regole e all’imparzialità dello spazio pubblico in cui si esercita la competizione, perseguendo la cultura del “merito” e del “risultato”;
l attento a valorizzare talenti ed energie culturali e politiche, facendosi anche promotore della cultura della parità.
Il 14 ottobre è nato il Partito Democratico, ma la “casa dei democratici” è ancora in costruzione. Per questo è compito primario del PD di Piazza Armerina contribuire ad edificarla su fondamenta solide, all’altezza delle sfide del XXI secolo.
Oggi il PD di Piazza Armerina ha una doppia responsabilità: organizzare il partito e contemporaneamente metterlo in rete con l’amministrazione locale ed i propri rappresentanti in consiglio comunale.
L’interazione tra un partito forte ed autorevole, che interpreti le esigenze della città, ed una amministrazione ed un consiglio comunale competenti e dinamici, certamente porterà al risultato del buon governo.
Allora è utile un dibattito costruttivo e vivace che, in una dinamica politica concreta, restituisca al partito il ruolo di guida e di indirizzo politico.
Per far questo il Circolo deve essere il luogo in cui la politica si esprima ai suoi livelli più alti, promuovendo un confronto costante, in grado di fare sintesi virtuosa delle diverse sensibilità e di aprirsi ai bisogni della comunità. Obiettivo principale dell’azione politica del Circolo deve essere infatti quello di ricercare un costante dialogo con i cittadini.
Il circolo, dunque, inteso come luogo di attrazione attiva della vita sociale, facendo sì che esso diventi spazio di discussione tra gli eletti e gli iscritti, con periodici momenti di confronto, che consentano di discutere sulle problematiche collettive, per trovare insieme le soluzioni possibili.
Un Partito che si metta a disposizione di una stagione di buon governo per:
1. sostenere e dare sostanza al progetto politico che ha portato alla vittoria elettorale, rafforzando ulteriormente il rapporto di fiducia con i cittadini e rispondendo alle crescenti aspettative individuali e sociali che provengono dalla città;
2. restituire alla politica credibilità, mettendo al centro della propria iniziativa la centralità del progetto e il rispetto degli impegni assunti;
3. avviare una fase di rinnovamento culturale.
Proprio su questo punto il passaggio delicato dell’assemblea programmatica è una grande opportunità. Per far questo abbiamo bisogno di credere nella grande esperienza di chi ha fatto e continua a fare Politica, senza mai tralasciare la scommessa di investire su nuova linfa che, carica di “voglia di fare” e libera da vecchi retaggi riesca in maniera graduale a portare sano rinnovamento alla politica, ma soprattutto un nuovo modo di rapportarsi al cittadino nel rispetto pieno dei principi dell’etica politica. Il rinnovamento deve essere il metodo della politica, non può e non deve esserne il fine: è solo da un continuo confronto con nuovi individui e nuove idee che il dibattito politico può crescere, evolversi, essere esauriente ed esaustivo, evitando così la cristallizzazione di pratiche distanti dalla vita reale.
Il rinnovamento pertanto deve avvenire nella comprensione delle priorità della comunità e nella capacità di farne azione collettiva; dev’essere rinnovamento nei metodi e nei modi, nei costumi, nella civiltà dell’agire politico.
Per questo, in un contesto di accentuata complessità e pluralismo culturale, che non facilita l’accordo attorno a soluzioni comuni, è necessario dare vita a dei percorsi di formazione etico politica di diversa natura:
1. Realizzazione di forme di incontro di carattere pragmatico e dialogico volte al perseguimento di una nuova koinè culturale.
2. Ripensamento dei paradigmi politici fondamentali finalizzato a ricostruire e riempire di senso i concetti di: democrazia e potere, comunità cittadina, riconoscimento e rispetto delle differenze e delle pari opportunità, autonomia e autodeterminazione della persona nelle questioni bioetiche, responsabilità, solidarietà e cura dei diritti delle persone, legalità, educazione e buone pratiche di cittadinanza.
In questa prospettiva l’eticità assume i connotati di una razionalità politica che fa spazio all’intreccio fra le differenze che, responsabilmente e reciprocamente, si muovono alla ricerca di un denominatore comune di convivenza civile e democratica.
La possibilità che si dia attuazione a tali percorsi di formazione è strettamente legata all’idea di restituire centralità all’azione politica. In questo orizzonte la politica è intesa come momento di sintesi dei bisogni della collettività, come ricerca di valori comuni e soluzioni adeguate.
Per organizzare il radicamento del PD sul territorio verranno costruite le condizioni per stabilire proficui contatti con i cittadini-elettori, per aprirsi a un sereno confronto, per favorire il pieno dispiegarsi delle idee, di una reale partecipazione e per promuovere un corretto processo decisionale. Si tratta di una vera svolta politica, culturale e morale che consenta a tutti di guardare al futuro con fiducia. Insieme va perseguito quindi l’obiettivo di allargare la partecipazione e la base di consenso attorno al nuovo PD, continuando la campagna di adesione per stabilire un collegamento costante e diretto con gli aderenti, i cittadini e le realtà organizzate del territorio.
Un Partito nuovo, capace di ascoltare, discutere e decidere, facendo della partecipazione il cardine della propria azione. Una politica che non decide e non si assume l’impegno di compiere scelte responsabili non ha prospettive e non serve ai cittadini che, per primi, pagano le conseguenze dell’inefficienza del sistema politico. Sapendo che il PD ha l'ambizione di rappresentare la vera novità della politica italiana e che scommette sulla capacità di riformarla, è necessario mettere in campo un Partito adeguatamente organizzato, aperto e all’altezza di tale compito.
Per questo il Circolo dovrà dotarsi di una sede centrale, visibile e accogliente, che diventi un vero punto di riferimento per gli iscritti e gli elettori e una vetrina politica del partito in città, da finanziare anche con una campagna di azionariato popolare. Vanno potenziati tutti gli strumenti di comunicazione, tra cui il sito web (www.pdpiazzaarmerina.it), che dia visibilità ai contenuti ed alle proposte, ma che possa essere anche strumento di interazione con i cittadini. Per favorire l'elaborazione delle proposte, vanno costituiti dei gruppi tematici, che coincidano con le aree di intervento dell’amministrazione locale e diventino spazi di discussione e partecipazione delle democratiche e dei democratici, e occasione di confronto con l'amministrazione ed i consiglieri comunali. Infine va costruita la rete dei circoli provinciali, mettendo in relazione saperi, competenze e capacità di mobilitazione. E’ necessario non disperdere energie, costruire una mappatura dei gruppi di lavoro, mettere in rete e in comunicazione competenze per fare elaborazione e rendere più forte e visibile la nostra mobilitazione sul territorio provinciale.
Fare tutto questo non può essere compito del solo coordinatore cittadino, a cui dovrà affiancarsi, oltre al coordinamento politico, un esecutivo competente e appassionato, che dimostri alla città che il PD sa produrre pensiero riformista e classe dirigente capace di tradurlo in buona politica.
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Chi sono
Qualcuno, di cui non ho molta stima, mi chiama "Architetto di Dio". La cosa, però, mi piace. Dicono che sono un architetto eclettico ed un pò anomalo. Il mio lavoro è a metà tra i restauri ed il turismo. Sono cooperatore salesiano e amo Don Bosco. Sono sposato con Cinzia che amo. Abbiamo tre figli, Gabriele Samuele e Gaia. Se vuoi scrivermi ecco la mail architettodidio@gmail.com___________
"Il senso di inquietudine mi insegue sempre e quando mi pare di aver colto una certezza ricado nell'assoluto smarrimento. Mi chiedo: sono al posto giusto, al momento giusto? Boh! che casino è la VITA e quanto doloroso è questo cammino di scoperta dell'Assoluto che c'è in noi!"
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