lunedì 21 luglio 2008

In ricordo di Boris Giuliano. di Guglielmo Bongiovanni

Sono passati ventuno anni da quel maledetto Sabato. Ventuno anni quando in via De Blasi, all’interno di un noto Bar, Leoluca Bagarella con sette colpi d’arma da fuoco, sparati alle spalle contro il capo della mobile, metteva a tacere uno degli investigatori più raffinati che lo Stato aveva a disposizione nella lotta alla mafia. Il poliziotto americano, come amava chiamarlo Saverio Lodato, veniva trucidato così in una mattina afosa dell’estate palermitana. Boris Giuliano investigatore innovativo e brillante che con diverse operazioni aveva messo a nudo il potere mafioso in Sicilia, il traffico mafioso degli stupefacenti, che negli anni settanta, era in cima agli interessi della nuova mafia. Boris Giuliano che per primo indagò sui rapporti tra mafia e politica con il caso De Mauro, con il caso Mattei e su Sindona ed il suo falso rapimento e chissà cos’altro aveva scoperto il vicequestore Giuliano per decidere di metterlo a tacere per sempre. Sette colpi di pistola alle spalle nel tipico atteggiamento da mafioso vigliacco. Per quell’omicidio venne condannato all’ergastolo Leoluca Bagarella cognato del boss corleonese Toto Riina. Oggi a Palermo il vicequestore Giuliano è stato ricordato in una cerimonia celebrata in via De Blasi il luogo dove vicequestore perse la vita. Presenti alla commemorazione la vedova Maria Ines Leotta le figlie del capo della Squadra mobile, oltre alle autorità fra le quali il ministro della Giustizia, Angelino Alfano. Vogliamo ricordarlo anche noi il nostro Boris Giuliano e con lui il fratello Emanuele che ci ha lasciato due mesi fa circa. Ambedue riposano nel nostro cimitero. Entrambi hanno caratterizzato la loro esistenza per la continua e capillare lotta alla mafia cercando l’uno di svolgere quell’attività a cui era chiamato dallo Stato l’altro in tutte le scuole con quell’opera certosina di prevenzione e sensibilizzazione contro un fenomeno che prima di essere criminale e una tipica manifestazione culturale.
Guglielmo Bongiovanni

Chi sono

Qualcuno, di cui non ho molta stima, mi chiama "Architetto di Dio". La cosa, però, mi piace. Dicono che sono un architetto eclettico ed un pò anomalo. Il mio lavoro è a metà tra i restauri ed il turismo. Sono cooperatore salesiano e amo Don Bosco. Sono sposato con Cinzia che amo. Abbiamo tre figli, Gabriele Samuele e Gaia. Se vuoi scrivermi ecco la mail architettodidio@gmail.com


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"Il senso di inquietudine mi insegue sempre e quando mi pare di aver colto una certezza ricado nell'assoluto smarrimento. Mi chiedo: sono al posto giusto, al momento giusto? Boh! che casino è la VITA e quanto doloroso è questo cammino di scoperta dell'Assoluto che c'è in noi!"

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