lunedì 3 luglio 2006

Anniversario ordinazione episcopale di S.E. Mons. Michele Pennisi Vescovo di Piazza Armerina. OMELIA

Festa di San Tommaso 2009 VII
Carissimi confratelli, Gentili Autorità, carissimi fratelli e sorelle, che oggi siete venuti per ringraziare con me il Signore in occasione del settimo anniversario della mia ordinazione episcopale, Vi saluto con tanto affetto e riconoscenza.
In questa Chiesa Cattedrale, nella quale sono stato consacrato vescovo oggi realizziamo ancora una volta la principale manifestazione della nostra Diocesi di cui ricorre il 192° anniversario dell'erezione.
La festa di San Tommaso apostolo ci richiama soprattutto al fondamento trinitario, cristologico, pneumatologico ed apostolico della nostra Chiesa nella quale è presente la Chiesa Una, santa, cattolica ed apostolica.
Nel ricordare con riconoscenza i vescovi che mi hanno preceduto in questa cattedra ed in modo particolare S.E. Mons. Vincenzo Cirrincione, sento vivo il desiderio di rivolgere come Maria SS., un inno di ringraziamento al Padre di ogni dono per suo Figlio Gesù Cristo sposo e pastore della Chiesa, nello Spirito Santo.
Il mio pensiero pieno d'affetto e di riconoscenza va al Santo Padre Giovanni Paolo II che mi ha nominato vescovo e a Papa Benedetto XVI° .
Oggi sperimentiamo come vero per noi quello che l’apostolo Paolo nella lettera agli Efesini scrive sulla Chiesa come famiglia di Dio dove nessuno è straniero e ospite ma tutti siamo concittadini dei santi e familiari di Dio, edificati sopra il fondamento degli apostoli e dei profeti.
Vogliamo dare il benvenuto a tre sorelle provenienti dalla Arcidiocesi di Ernakulam-Angamaly nella regione del Kerala in India : Suor Salamma, Suor Jincy, Suor Anice che svolgeranno il loro servizio nella casa di accoglienza “Zingale-Acquino” di Aidone affidata alla Fondazione “Istituto di Promozione umana “”Mons. Francesco Di Vincenzo”.
In questa celebrazione vogliamo rendere grazie al Signore per l'opera della sua grazia e vogliamo prepararci al nuovo anno pastorale.
L'anniversario della mia consacrazione episcopale è innanzitutto l'occasione per rivolgere il nostro sguardo a Gesù Cristo il “pastore e vescovo delle … anime” (I Pt 2, 25). Gesù Buon Pastore, che ha preso sulle sue spalle la pecorella smarrita per riportarla a casa, è il prototipo di ogni ministero episcopale e sacerdotale. Essere vescovo, essere sacerdote significa pensare, vedere ed agire a partire da Cristo ed essere a servizio degli uomini, affinché essi trovino il cibo che conduce alla vita eterna.
La Parola di Dio è il nutrimento di cui abbiamo sempre bisogno. Dal Convegno ecclesiale diocesano dello scorso settembre , che ha avuto come tema “La Parola di Dio nella vita e nella missione della Chiesa”, siamo sicuri la nostra Comunità diocesana attingerà sempre la linfa vitale per una nuova primavera di santità e un rinnovato dinamismo per la sua missione di evangelizzazione e di promozione umana nella nostra società.
In occasione dell'Anno paolino sono state molte le iniziative che ci hanno aiutato a conoscere meglio la personalità e il messaggio dell'apostolo delle genti e di apprendere nuovamente l’alfabeto della fede.
Anche se l'anno Paolino si è concluso essere in cammino di fede insieme con Paolo ed essere illuminati e trasformati dal Vangelo farà sempre parte della nostra esistenza cristiana e della nostra vita ecclesiale. San Paolo interceda per noi perchè Cristo abiti nei nostri cuori e ci renda persone nuove, che agiscono secondo verità nella carità.
Lasciarsi conquistare pienamente da Cristo è stato lo scopo di tutta la vita di san Paolo e deve essere anche anche l'obiettivo principale di ognuno di noi.
Lo scorso 19 giugno solennità del Sacro Cuore di Gesù è iniziato l'Anno Sacerdotale in occasione del 150° anniversario della morte del Santo Curato d'Ars.
Il Santo Padre Benedetto XVI nella Lettera indirizzata a tutti i sacerdoti per questo speciale anno giubilare ha inteso porre in luce alcuni aspetti qualificanti del nostro ministero, facendo riferimento all'esempio e all'insegnamento del Santo Curato di Ars, modello e protettore di tutti noi sacerdoti, e in particolare dei parroci.
Siamo invitati a lasciarci conquistare dall'amore di Gesù Cristo che ci possiede e ci spinge per crescere nell'intimità con Gesù ed d essere messaggeri di speranza, di riconciliazione, di pace.
Il curato d’Ars ha scritto “Un buon pastore, un pastore secondo il cuore di Dio, è il più grande tesoro che il buon Dio possa accordare ad una parrocchia e uno dei doni più preziosi della misericordia divina”.
Mons. Mario Sturzo si impegnò per far conoscere questo santo. In una lettera del 7 marzo 1938 indirizzata al parroco Francesco Galesi Vicario Foraneo di Niscemi mentre si compiaceva che nella chiesa di San Giuseppe era stato dedicato un altare dove era stato collocato un quadro rappresentante San Giovanni Maria Vianney diceva che era sua “vivissimo desiderio che in tutte le chiese parrocchiali ci sia un altare dedicato al grande Santo o almeno un sottoquadro “ e ricordava che nelle sue lettere pastorali ne aveva “raccomandato la devozione a tutte le parrocchie della Diocesi”.
Il curato d'Ars ha una bella e commovente affermazione del sacerdozio, riportata nel Catechismo della Chiesa Cattolica: "Il sacerdozio è l'amore del Cuore di Gesù" (n. 1589).
Noi ministri ordinati dobbiamo sempre ricordare con commozione che il dono del nostro ministero sacerdotale è scaturito dall'amore del Cuore di Cristo , che ci ha consacrati per servire, umilmente e autorevolmente, il sacerdozio comune dei fedeli.
Per essere ministri al servizio del Vangelo, è necessaria la "scienza dell'amore" che si apprende solo vivendo "cuore a cuore" con Cristo, che ci ha chiamati per spezzare il pane del suo amore, per rimettere i peccati e per guidare il popolo di Dio in nome suo. Proprio per questo non dobbiamo mai allontanarci dalla sorgente dell'Amore che è il suo Cuore trafitto sulla croce.
San Tommaso volendo toccare il costato di Cristo dal quale sgorgarono sangue ed acqua, volle attingere la fede piena nella resurrezione alla fonte stessa dell'amore e volle toccare i segni della grazia.
Cristo risorto ora vive in noi, nel suo mistico corpo di cui siamo membra. I nostri limiti e le nostre sofferenze, rintracciabili nel nostro vissuto, sono le cicatrici gloriose del Risorto.
Dove è il limite umano è anche operante la grazia di Dio . San Paolo ci ricorda “Quando sono debole è allora che sono forte!”, perché nella mia debolezza è operante la forza della resurrezione.
San Tommaso che vuole toccare Colui che hanno trafitto ci porge un invito che tutti possiamo raccogliere: guardare il crocifisso per scoprirvi il Risorto e per imprimere nel nostro cuore i germi fecondi della gratitudine della fede e dell'amore.
La proverbiale "incredulità" di Tommaso è paradossalmente un conforto a chi vive nella ricerca e nel dubbio e pretende delle risposte credibili da parte da Gesù.
Questo discepolo assenteista e incredulo con i suoi dubbi, mentre nel suo maestro toccava le ferite del corpo, guariva in noi le ferite dell'incredulità San Gregorio Magno dice “ A noi giova piú l'incredulità di Tommaso che non la fede dei discepoli credenti perché mentre egli, toccando con mano, ritorna alla fede, l'anima nostra, lasciando da parte ogni dubbio si consolida nella fede”.
Tommaso che pretende una conoscenza sperimentale del Cristo Risorto però di fronte al Signore che lo sfida si apre ad una fede adorante che gli fa esclamare: ”mio Signore e mio Dio.
La sua fede consiste nella relazione personale con Cristo e da questa deriva anche la sua relazione con gli altri apostoli della cui testimonianza prima non si era fidato.
L’anno sacerdotale deve suscitare in tutta la comunità cristiana una preghiera più intensa per le vocazioni sacerdotali e deve rimotivare la nostra vocazione sacerdotale per essere capaci di relazioni intense con Gesù Cristo e affettuose con i confratelli e i fedeli tutti.
È a partire dal rapporto con Cristo, nel quale è stabilita saldamente la nostra relazione filiale con il Padre nella forza della carità con cui lo Spirito ci unifica, che possiamo ridefinire il nostro rapporto con noi stessi, gli altri e il mondo. Per vocazione, i ministri dell’amore di Cristo sono costituiti affinché tessano relazioni autentiche e significative, che siano segno della salvezza che tutto riconduce nell’unità, superando le divisioni, le differenze e le discordie causate dal peccato.
La buona relazione dei credenti col Signore deve essere alimentata dalla centralità della Parola di Dio, dalla vita sacramentale, dalla carità pastorale che deve caratterizzare il ministero sacerdotale.
Una priorità pastorale è la cura delle relazioni vere e serene nella comunità ecclesiale tra il vescovo e il presbiterio, tra prete e prete, tra presbiteri e fedeli.
Nella prospettiva di valorizzare la condizione nuova in cui ci pone il mistero centrale della nostra fede, per il quale non siamo più chiamati servi ma amici e figli, fratelli con Cristo e tra di noi – mistero sublime, testimoniato dall’Incarnazione, con cui Dio è entrato nella nostra storia per tessere una relazione inattesa e sconvolgente con la nostra umanità fragile e mortale, e sigillato dal mistero pasquale, in cui il dono dello Spirito ci costituisce nella dialogia della pace, suscitando in noi la vocazione a partecipare alla vita divina – intendiamo progettare insieme a tutti voi il cammino pastorale per i prossimi anni della nostra Chiesa
Vi invito fin da adesso ad una Convocazione diocesana venerdì 18 settembre in preparazione al nostro Convegno ecclesiale che terremo nella seconda metà di novembre sul tema : “Chiesa, comunione di persone. Da «collaboratori» a «corresponsabili» : il dono della relazione filiale e fraterna”.
L'obiettivo che ci proponiamo è affermare l’identità della Chiesa come di un unico popolo che vive in profondità nella comunione con Cristo, con il duplice scopo di generare l’assunzione di una rinnovata consapevolezza dell’appartenenza ecclesiale, in forza della relazione con Dio e i fratelli generata dal battesimo e di stimolare a una migliore strategia della missione, quale via per estendere la partecipazione piena alla relazione filiale con Dio e i fratelli.
A partire dalla sua matrice trinitaria che ci fa comprendere l’identità della Chiesa come «comunione di persone», siamo invitati a superare una concezione restrittiva di comunione appiattita sull’esercizio dei ruoli.
Il passaggio dall’accentuazione delle funzioni all’assunzione della dimensione relazionale-personale come costitutiva della comunione ecclesiale permette di collocare la discussione sul rapporto ministero ordinato-ministero laicale su un piano più autenticamente teologale. Questo implicherà la necessità di parlare di corresponsabilità tra i membri della Chiesa ancor prima che di collaborazione. l alla Dalla categoria di “relazione” scaturisce la distinzione della persona nella comunione e la sua collocazione nella missione.
La puntualizzazione della corresponsabilità come fattore originante la propria appartenenza alla Chiesa e dunque come spinta determinante del proprio inserimento nella sua missione verso il mondo ci aiuterà a superare la categoria del servizio inteso come intervento sussidiario alle carenze di ordine temporale e stabilire con chiarezza il compito salvifico e ultimo della Chiesa verso l’unità del genere umano con Dio e degli uomini tra di loro (cf. LG, 1)
Le prospettive pastorali da perseguire saranno:
Rideterminare l'impostazione pastorale alla luce della categoria di “relazione” per favorire l’accoglienza e la promozione del dono dello Spirito della «comunione di persone», promuovendo gradualmente la corresponsabilità dell'insieme di tutti i membri del Popolo di Dio.
Esigere un cambiamento di mentalità riguardante particolarmente i laici, passando dal considerarli «collaboratori» del clero a riconoscerli realmente «corresponsabili» dell'essere e dell'agire della Chiesa, e favorendo il consolidarsi di un laicato maturo ed impegnato.
Ricomprendere il senso del ministero ordinato come servizio al sacerdozio comune, promuovendo la crescita spirituale e apostolica di quanti sono già assidui e impegnati nelle parrocchie e nei movimenti per animarli ad essere fermento per gli altri.
Programmare la vita pastorale diocesana e le scelte progettuali nei diversi settori e ai vari livelli sulla scorta dell’opzione pastorale della “relazione” intesa fondamentalmente come il nuovo e definitivo stato in cui pone il battesimo in relazione filiale a Dio e in relazione fraterna con le altre persone.
Il cammino di rinnovamento non rimane indenne da difficoltà, dovute a impostazioni culturali, spirituali e pastorali condizionate dall’ambiente circostante, a una non matura volontà di comunione e a una prassi pastorale disorganica, ma esso è ha potenzialità che certamente si esprimeranno nel prossimo futuro.
Nonostante le difficoltà la Chiesa di Dio pellegrina in Piazza Armerina, grata per i carismi suscitati in essa dallo Spirito, guarda con fiducia e speranza all’avvenire confidando nell’aiuto del Padre ricco di misericordia e nell' intercessione della Madonna Regina delle Vittorie, patrona della nostra Diocesi e a tutti i nostri santi e si impegna per una conversione continua al Vangelo e una testimonianza gioiosa di Gesù Cristo Risorto, unico salvatore del mondo.





























giovedì 8 giugno 2006

L'intervento integrale di Fioriglio sulle contrade.

ILL.MO SIG. SINDACO


e, p.c. ILL.MO SIG. PRESIDENTE DEL CONSIGLIO COMUNALE


PIAZZA ARMERINA


Con piacere ho appreso dal quotidiano la “Sicilia” del giorno 31.05 u.s. che ha costituito un comitato di studio per le problematiche delle contrade Albana, Castani e Gatta.
Da tempo avevo iniziato ad elaborare il documento, di seguito illustrato, che per l’importanza della problematica ad oggi non era stato ancora depositato, volendone dare il massimo interesse ed evitare proposizioni diverse che potrebbero essere nocive alla Città.
La mia proposta come avrà modo di leggere è diversa da quella Sua, che non mi permetto di commentare, lo farò nella sede competente cioè in C.C., luogo dove devono essere dibattuti i problemi che riguardano l’interesse della Città, però debbo dirle sin d’ora che condivido l’accensione dei motori.

OGGETTO: L’ETERNA DIATRIBA RELATIVA AL TERRITORIO COMUNALE.

La Città di Piazza Armerina il 17.12.2006, è stata chiamata a votare sul referendum relativo alla cessione di una parte del nostro territorio, e specificatamente quello di Contrada Gatta-Cozzo-Tunno, confinante con il centro urbano del Comune di Mirabella Imbaccari.
Conosciamo il risultato del referendum……e non voglio entrare nel merito, ma quello che di più mi preme evidenziare è l’importante problematica, infatti è da almeno 150 anni che il Comune di Mirabella Imbaccari rivendica il territorio e da circa 50 i Comuni di Barrafranca, Pietraperzia, Valguarnera e forse San Cono. Gli stessi, hanno fatto richiesta alla nostra Città perché il territorio (ex feudo) appartenente a Piazza Armerina ed in alcuni casi ricadente dentro le suddette Città, sia ceduto senza nessuna compensazione.
Il problema da sempre ha creato, con alcuni dei paesi sopra citati, congenita rivalità, trovando in diverse occasioni ferma opposizione nell’avere la loro coesione per mantenere o dare servizi maggiori alla nostra Città. Mi permetto di citarne una per tutte la richiesta, su mia iniziativa, della costituzione della Sezione di Tribunale nella nostra Città. L’opposizione delle Città di Barrafranca e Pietraperzia, che hanno votato ordini del giorno contrari, comunicando al Ministero della Giustizia ed al C.S.M. la loro contrarietà, nonostante la reiterata richiesta di realizzazione della reclamata Istituzione della Sez. di Tribunale, avrebbe portato anche a loro dei benefici, così come era con la ex Sez. di Pretura, durata fino alla soppressione nell’anno 1998 con la L.51/98, dove le Città di Aidone, Valguarnera, Barrafranca e Pietraperzia, appartenevano alla Giurisdizione Giudiziaria territoriale della nostra gloriosa ex Pretura. La loro deliberazione ha messo in difficoltà l’Ufficio che doveva esaminare la problematica per esprimere il dovuto parere.
Quasi tutte le amministrazioni che hanno affrontato la problematica, hanno cercato in tutti i modi di iniziare un percorso per la soluzione, ma purtroppo hanno abbandonato perché non si è riusciti mai a trovare il punto di inizio.
Io Le chiedo di iniziare noi a provarci, non possiamo permettere di restare isolati nel territorio. E’ necessario restituire a Piazza Armerina la dignità politica che le compete per il ruolo primario che può svolgere in Provincia e in Regione, e non solo per il suo glorioso passato ma, e soprattutto, per quanto rappresenta in relazione alla sue potenzialità, dobbiamo riappropriarci di quel ruolo che i nostri avi ci hanno lasciato, ovviamente senza regalie, ma iniziando il percorso per verificare in tutti i modi di chiudere il problema per il bene di tutti.
La mia preoccupazione è quella che ieri è stato il Comune di Mirabella Imbaccari a rivolgersi al Legislatore per avere il nostro territorio e sconosco, se, all’esito del risultato referendario si è pure rivolto al T.A.R. . In ultimo, per quanto di mia conoscenza, il nostro Comune è stato chiamato quale terzo in causa a comparire all’udienza del 23 Marzo u.s, innanzi al Tribunale di Caltagirone, dal Comune di Mirabella Imbaccari per rispondere al risarcimento del danno pari a complessive €. 900.000, oltre interessi e rivalutazione…su un giudizio promosso da un cittadino che lamenta l’occupazione, di un immobile ricadente nel territorio del Comune di Piazza Armerina, in C.da Cozzo-Tunno, (ogni controversia che si apre con i vicini di casa, è sempre un trauma ….e una negatività su tutti i rapporti).
La Città di Mirabella Imbaccari ha dimenticato che l’ex feudo Gatta o Agata, anticamente chiamato fiume Acate o Buffarito è da sempre appartenuto al territorio di Piazza Armerina. Per capire meglio la storia di questo feudo, basta citare alcuni tratti del testo “Piazza Città di Sicilia Antica”, del padre Giò: Paolo Chiarandà, il quale lo chiarisce senza lasciare dubbi, facendo riferimento alle famiglie che ne sono state proprietarie fin dal medioevo e dai feudi con esso confinanti appartenenti ai Paternò e Trigona. Al Museo Castello Ursino di Catania sono depositate diversi reperti archeologici estratti dal fiume Acate.
Non volendo fare nessuna filosofia della storia, però ritengo giusto ricordare, che dagli anni 1300 al 1500, i più importanti palazzi della nostra Città, come la Commenda, la Torre della Cattedrale, i portali e le finestre di tutti gli antichi edifici medievali,venivano realizzati con la pietra di colore bianco che veniva estratta nel nostro territorio cioè dal fiume Gatta chiamato Acate o Buffarito.
Per chiudere, altrimenti finiremo di parlare solo di Storia, quando nel 1610 sorse il paese di Mirabella Imbaccari si creò un legame economico e di amicizia tra i suoi abitanti (che erano i coloni della famiglia Paternò) e quelli di Piazza, e fino al 1844, Mirabella Imbaccari apparteneva alla diocesi di Piazza.
Come dicevo sopra, ieri Mirabella domani potrà essere Barrafranca (cosa tra l’altro più volte fatto con inviti formali ) a rivendicare il territorio aprendo un contenzioso, quindi ripetendo le stesse modalità di Mirabella.
Non è superfluo sottolineare il significato politico che potrebbe avere il dovere affrontare un nuovo referendum o peggio andarci a costituire presso qualche giurisdizione, (a ragione per difendere i nostri diritti), e con quale significato? Per rompere definitivamente con i nostri vicini di casa, e poi, ci saranno altri paesi a chiederci la stessa cosa?
Non voglio ricordare la storia del perché ci appartiene il territorio della contrada Albana, rivendicata da Barrafranca, o Friddani da Pietraperzia, perché ci perderemo, senza affrontare il problema. Però mi preme sottolineare, senza volere enfatizzare nulla, il rapporto di amicizia e di stima che da sempre si è contraddistinto tra gli abitanti di Piazza e di Barrafranca.
Agli inizi dello scorso secolo a Barrafranca si erano formate le fazioni a favore di due importanti politici Piazzesi, “I Casciniani e Maniscalchiani”, entrambi Deputati al Parlamento Nazionale, che rappresentavano l’unità del territorio con il più alto concentramento dopo Piazza Armerina, per voti, quello di Barrafranca, ed infine gli ottimi risultati elettorali che riscuoteva l’On.le Giuseppe Sammarco.
Oggi parliamo di andare ad affrontare la nuova situazione per l’abbattimento di quel mostro dell’A.T.O. attraverso i distretti territoriali. Immaginiamo, solo partendo da questo problema importante andarci a sedere per amministrare insieme la problematica, quale risultato potrebbe avere se non affrontiamo con serenità il problema. Credo potrà essere utile a guidarci nel risultato positivo, per togliere l’eterna diatriba, non dico al decollo immediato, ma anche alla semplice accensione dei motori.
Ho recentemente letto con interesse le richieste dei Comuni di Mirabella Imbaccari, Pietraperzia e Barrafranca, devo sicuramente condividere alcune osservazioni, così come non posso essere d’accordo su altre, di sicuro però so che esiste un problema di correnzialità e non è riferibile unicamente alle Città, ma ad un intervento politico più allargato.
Non dimenticando che anche all’interno del nostro territorio con situazioni logistiche diverse, la Città di Enna ha delle posizioni privilegiate, (solo per citarne alcune vedi parte del territorio di Grottacalda, Bannata etc.), vantando ed esercitando la stessa nostra potestà, sui suddetti paesi, che ovviamente devono rientrare nella rivisitazione generale.
Da qui la mia idea di un nuovo avvio, che non ha mai avuto il bene di un decollo per motivazioni spesso riconducibili all’attaccamento del proprio campanile. In molti anni di attenzione a questo argomento ho potuto notare una crescente divergenza, fra la curva dei problemi / necessità, dei paesi richiedenti, e quella della disponibilità della nostra Città, (parte). Credo che occorra fare di necessità virtù e guardare con realismo sia alle motivazioni dello stallo sia ai possibili rimedi.
Non escludo certo che singole partite fra Amministrazioni potranno anche essere giocate seppur con grande sforzo e diffidenza, ma ciò di cui si sente la necessità è l’esistenza di un “organismo” istituzionalizzato nell’ambito del quale ogni Amministrazione, con pari dignità, possa sentirsi garantito e protetto con continuità temporale e con ampiezza di temi, in maniera che la diffidenza di cui sopra possa stemperarsi in fiducia reciproca e nella coscienza che accordo e sinergia possono portare vantaggi comuni. Ho evitato di inserire variabili prettamente politiche che comunque non possono essere ignorati, dichiaro la mia diffidenza verso la realizzazione di tavoli di lavoro volontaristici certamente più facili da costituire ma altrettanto facilmente smontabili ed insisto invece sulla necessità di una “istituzionalizzazione”. Le parti possono mettere sul tavolo tutte le problematiche di comune interesse: Turismo, viabilità, rifiuti, commercio, verde sovra comunale, servizi, strutture, manifestazioni e quant’altro si possa immaginare ed in cui si può trovare uno sbocco dialettico nel rispetto delle singole autonomie.
Se una nuova stagione si deve aprire allora è indispensabile un forte atto di volontà delle parti, che non disturbi il senso di attaccamento al proprio campanile ma che sia da una parte un chiaro modo di parlare e dall’altro prodromico ad azioni concrete, delle quali si deve convenire, sentendo una forte necessità di realizzare.
Piazza Armerina, 03.06.2009
Distinti saluti

Basilio Fioriglio

Chi sono

Qualcuno, di cui non ho molta stima, mi chiama "Architetto di Dio". La cosa, però, mi piace. Dicono che sono un architetto eclettico ed un pò anomalo. Il mio lavoro è a metà tra i restauri ed il turismo. Sono cooperatore salesiano e amo Don Bosco. Sono sposato con Cinzia che amo. Abbiamo tre figli, Gabriele Samuele e Gaia. Se vuoi scrivermi ecco la mail architettodidio@gmail.com


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"Il senso di inquietudine mi insegue sempre e quando mi pare di aver colto una certezza ricado nell'assoluto smarrimento. Mi chiedo: sono al posto giusto, al momento giusto? Boh! che casino è la VITA e quanto doloroso è questo cammino di scoperta dell'Assoluto che c'è in noi!"

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