sabato 13 settembre 2008

Ecco come possiamo liberarci dalla casta.

angelogallotta@supereva.it

Euripide scriveva che un popolo abbandonato a se stesso favorisce l’affermarsi di uomini ignobili che lo ingannano. Uomini ignobili si sono impadroniti dell’Italia come i maiali si impadronirono  della fattoria degli animali di George Orwell. Il popolo è abbandonato a se stesso. Votare a destra o a manca equivale a scegliere la corda con cui farsi impiccare. Far capire a uomini ignobili  di andarsene; di permettere che il nostro paese si allinei con le democrazie degli altri paesi occidentali; o quanto meno, contrastare le loro malefatte con i mezzi previsti dalla Costituzione ( referendum abrogativi e leggi di iniziativa popolare)  è come tentare di allontanare i maiali dallo scifo in cui mangiano. Impresa impossibile. I referendum possono essere raggirati e vanificati con le lungaggini, o con ulteriori leggi adottate in poche ore. Informare l’opinione pubblica attraverso il web, cui può accedere solo una sparuta minoranza, non riesce a equilibrare lo strapotere mediatico di stampa e televisioni. E’  fondato il timore che i referendum promossi da Grillo ( a cui ho partecipato nella raccolta delle firme) e di Di Pietro (a cui parteciperò), rischiano un  prevedibile insuccesso per mancanza del necessario quorum. Per la stragrande maggioranza degli elettori  Beppe Grillo, Marco Travaglio e Antonio Di Pietro sono dei sovversivi, calunniatori e diffamatori meritevoli di essere rinchiusi in un carcere a vita; esattamente come dicono giornali e televisioni.  Aspettare la naturale estinzione della perniciosa stirpe che occupa le Istituzioni equivale ad aspettare le calende greche: la loro impressionante longevità li conserva integri, come reperti ben custoditi in un museo degli orrori. E quando ne viene a mancare uno,  altri cento depravati  sono pronti a prendere il suo posto.

In Italia, oltre  alla crisi economica; alla mancanza di legalità, al rispetto delle norme, al diritto alla informazione e alla sicurezza; alla emergenza ambientale   e occupazionale;  c’è la più grande emergenza: la fine della democrazia, qualora ce ne fosse mai stata. Cosa fare allora per arginare l’oscurantismo che ci opprime? A Piazza Armerina,  cittadina in provincia di Enna con 20 mila abitanti circa e 14.042 votanti, abbiamo adottato un espediente che ha avuto successo. E’ indubbio che i loschi personaggi che ci rappresentano, a qualsiasi livello, sono motivati dalla avidità di denaro e dall’ingordigia del potere. Se togliamo loro denaro e potere, il loro subdolo interesse si sposterà in altre direzioni, dove potranno far valere le loro eccelse capacità truffaldine. Visto la impossibilità di allontanare gli animali dalla greppia, abbiamo provato ad allontanare la greppia dagli animali. Ecco in che modo.

Turno di ballottaggio del 29 e 30 giugno delle elezioni comunali del 2008 a Piazza Armerina.  Il candidato a sindaco Carmelo Nigrelli accoglie la richiesta degli Amici di Beppe Grillo di ridurre del 30% i costi della politica. Questa sua disponibilità, unitamente alla sua integrità morale; notevoli capacità intellettuali e organizzative;  requisiti che dovrebbero avere tutti i rappresentanti del popolo in ogni democrazia, gli consentono una incredibile rimonta e di battere il candidato del centro destra. Riesce a fermare come un Cid Campeador,  alle porte di Piazza Armerina, l’orda saracena che dilaga in Sicilia come nel resto d’Italia.  La prima delibera della giunta Nigrelli è la riduzione del trenta per cento dei compensi spettanti al sindaco e agli assessori, così come promesso durante la campagna elettorale. Il Consiglio Comunale comunica, tramite il suo presidente Calogero Centonze, che i compensi ai consiglieri comunali subiranno la medesima riduzione.  Come per un effetto domino, L’Amministrazione Comunale di Calascibetta, Comune distante 35 km da Piazza Armerina, segue subito l’esempio di Nigrelli e riduce i compensi degli amministratori locali addirittura del 50%.

Sono esempi eloquenti di come un modo nuovo di interpretare la politica permetta l’emergere di elementi corretti e onesti; e che dimostra la volontà degli eletti di svolgere il mandato elettorale senza finalità di lucro, ma con l’intento di operare nell’interesse dei cittadini. Evidentemente i costi della politica; la riduzione di parlamentari e politicanti vari; l’abolizione dei privilegi di casta;  sono temi molto sensibili per l’opinione pubblica di qualsiasi appartenenza; e costituiscono il punto di convergenza della maggioranza dei cittadini. I ladri, come sostiene Marco Travaglio, non possono essere la maggioranza, altrimenti si dovrebbero rubare tra loro. L’esperienza di Piazza Armerina è la dimostrazione  che quando un popolo non è abbandonato a se stesso, riesce ad annientare gli uomini ignobili. Un segnale confortante per il paese e un monito allarmante per i 400 mila parassiti politicanti che, a vario titolo, lucrano e gozzovigliano alle spalle degli italiani. Pensate un po’ se i cittadini italiani chiedessero a loro di fare altrettanto. L’abolizione di ingenti vantaggi economici e l’abrogazione dei privilegi  di casta è una petizione che parte da  Piazza Armerina; allarghiamola su scala nazionale. Stiamo a vedere quali contromisure sapranno adottare per arginare l’ondata di indignazione che li spazzerà via. Antonio Di Pietro e Italia dei Valori si facciano carico di presentare un disegno di legge per la drastica riduzione dei compensi ai parlamentari e a tutti i burocrati che occupano posti di sottogoverno. Che nel convegno di Vasto si discuta sulla opportunità di costituire un movimento o un partito per la riduzione dei compensi e dei privilegi di casta. Che  Beppe Grillo, Marco Travaglio e lo stesso Antonio Di Pietro  inizino a diffondere questa petizione in vista delle prossime elezioni comunali ed europee. Magari partendo da Piazza Armerina, in modo da costituire “una valanga che sale” come esortava i suoi alpini il concittadino generale Antonino Cascino.   

 

Chi sono

Qualcuno, di cui non ho molta stima, mi chiama "Architetto di Dio". La cosa, però, mi piace. Dicono che sono un architetto eclettico ed un pò anomalo. Il mio lavoro è a metà tra i restauri ed il turismo. Sono cooperatore salesiano e amo Don Bosco. Sono sposato con Cinzia che amo. Abbiamo tre figli, Gabriele Samuele e Gaia. Se vuoi scrivermi ecco la mail architettodidio@gmail.com


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"Il senso di inquietudine mi insegue sempre e quando mi pare di aver colto una certezza ricado nell'assoluto smarrimento. Mi chiedo: sono al posto giusto, al momento giusto? Boh! che casino è la VITA e quanto doloroso è questo cammino di scoperta dell'Assoluto che c'è in noi!"

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