martedì 22 luglio 2008

Radovan Karadzic. PRESO

Radovan Karadžić
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Radovan Karadžić in lingua serba Радован Караџић (Petnjica, 19 giugno 1945) è un politico, poeta e psichiatra bosniaco, di origini serbe, incriminato per crimini di guerra e genocidio dal Tribunale Penale Internazionale per l'ex-Jugoslavia dell'Aja. A suo carico è stato emesso un mandato di cattura internazionale eccezionale in base all'articolo 61 del Tribunale. Il governo degli Stati Uniti ha inoltre offerto un premio di 5 milioni di dollari per la sua cattura assieme al generale serbo bosniaco Ratko Mladić.

Ricercato [modifica]
Dal 1996 Karadžić era ricercato per crimini di guerra dal Tribunale Penale Internazionale per i Crimini nella Ex-Jugoslavia. L' Interpol aveva emesso contro di lui un mandato per crimini contro l'umanità, la vita e la salute pubblica, genocidio, gravi violazioni delle convenzioni di Ginevra del 1949, omicidio e violazioni delle norme e delle convenzioni di guerra[2]. L'incriminazione [3] , secondo l'articolo 7 dello Statuto del Tribunale internazionale dell'Aja, per responsabilità individuale criminale di Karadžić comprende:
due capi di accusa per genocidio (articolo 4 dello Statuto - genocidio, complicità in genocidio);
cinque capi di accusa per crimini contro l'umanità (articolo 5 dello Statuto - sterminio, omicidio, persecuzioni di carattere politico, etnico e religioso, comportamenti inumani come il trasferimento forzato della popolazione);
tre capi di accusa per violazione delle norme e delle convenzioni di guerra (articolo 3 dello Statuto - omicidio, creazione di un clima illegale di terrore tra i civili, presa di ostaggi);
un capo di accusa per violazione delle convenzioni di Ginevra (articolo 2 dello Statuto - omicidio intenzionale)
In sua difesa, i suoi sostenitori affermano che egli non ha maggiori colpe rispetto ad altri leader di Paesi in stato di guerra. La sua apparente capacità di evadere la cattura per otto anni ha fatto di lui un eroe popolare in alcuni ambienti nazionalisti serbi. Nel 2001 centinaia di suoi sostenitori hanno manifestato in sua difesa nella sua città natale.
Nel marzo del 2003 la madre, Jovanka, ha invitato pubblicamente Karadžić a non arrendersi.
Nel novembre del 2004 corpi militari britannici fallirono un'operazione militare organizzata per la cattura sua e di altri sospettati.
Nel 2005 i leader serbo-bosniaci hanno invitato Karadžić ad arrendersi definitivamente, osservando cha la sua mancata cattura (unita a quella di Mladić) possono impedire il percorso politico ed economico di Bosnia e Serbia. Dopo un'incursione fallita il 7 maggio 2005, le truppe della NATO hanno arrestato il figlio di Karadžić, Aleksandar (Saša), ma lo hanno rilasciato dopo una decina di giorni [1].
Il 28 giugno 2008 la moglie di Karadžić, Liljana Zelen Karadžić, lo ha invitato con forza ad arrendersi [4], dopo aver sentito su sé stessa, secondo le sue parole, un'enorme pressione esterna.
Il 21 luglio 2008 è stato arrestato mentre si trovava a bordo di una autobus a Belgrado in Serbia dalle locali forze di sicurezza.

lunedì 21 luglio 2008

In ricordo di Boris Giuliano. di Guglielmo Bongiovanni

Sono passati ventuno anni da quel maledetto Sabato. Ventuno anni quando in via De Blasi, all’interno di un noto Bar, Leoluca Bagarella con sette colpi d’arma da fuoco, sparati alle spalle contro il capo della mobile, metteva a tacere uno degli investigatori più raffinati che lo Stato aveva a disposizione nella lotta alla mafia. Il poliziotto americano, come amava chiamarlo Saverio Lodato, veniva trucidato così in una mattina afosa dell’estate palermitana. Boris Giuliano investigatore innovativo e brillante che con diverse operazioni aveva messo a nudo il potere mafioso in Sicilia, il traffico mafioso degli stupefacenti, che negli anni settanta, era in cima agli interessi della nuova mafia. Boris Giuliano che per primo indagò sui rapporti tra mafia e politica con il caso De Mauro, con il caso Mattei e su Sindona ed il suo falso rapimento e chissà cos’altro aveva scoperto il vicequestore Giuliano per decidere di metterlo a tacere per sempre. Sette colpi di pistola alle spalle nel tipico atteggiamento da mafioso vigliacco. Per quell’omicidio venne condannato all’ergastolo Leoluca Bagarella cognato del boss corleonese Toto Riina. Oggi a Palermo il vicequestore Giuliano è stato ricordato in una cerimonia celebrata in via De Blasi il luogo dove vicequestore perse la vita. Presenti alla commemorazione la vedova Maria Ines Leotta le figlie del capo della Squadra mobile, oltre alle autorità fra le quali il ministro della Giustizia, Angelino Alfano. Vogliamo ricordarlo anche noi il nostro Boris Giuliano e con lui il fratello Emanuele che ci ha lasciato due mesi fa circa. Ambedue riposano nel nostro cimitero. Entrambi hanno caratterizzato la loro esistenza per la continua e capillare lotta alla mafia cercando l’uno di svolgere quell’attività a cui era chiamato dallo Stato l’altro in tutte le scuole con quell’opera certosina di prevenzione e sensibilizzazione contro un fenomeno che prima di essere criminale e una tipica manifestazione culturale.
Guglielmo Bongiovanni

Chi sono

Qualcuno, di cui non ho molta stima, mi chiama "Architetto di Dio". La cosa, però, mi piace. Dicono che sono un architetto eclettico ed un pò anomalo. Il mio lavoro è a metà tra i restauri ed il turismo. Sono cooperatore salesiano e amo Don Bosco. Sono sposato con Cinzia che amo. Abbiamo tre figli, Gabriele Samuele e Gaia. Se vuoi scrivermi ecco la mail architettodidio@gmail.com


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"Il senso di inquietudine mi insegue sempre e quando mi pare di aver colto una certezza ricado nell'assoluto smarrimento. Mi chiedo: sono al posto giusto, al momento giusto? Boh! che casino è la VITA e quanto doloroso è questo cammino di scoperta dell'Assoluto che c'è in noi!"

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