mercoledì 15 ottobre 2008

La storia del Chiello.

Filippo Rausa

Nel 1490 fu fondato l’Ospedale di San Calogero e di S. Maria degli Angeli, nel quartiere Monte. 
Nel 1494 l’ospedale venne trasferito presso la Porta delle Scattiola e nel 1600 si ebbe un nuovo trasferimento nel complesso edilizio della chiesa di S. Spirito; l’ospedale prese il nome di S. Calogero e S. Spirito (il sac. Russotto cita un ospedale di San Giacomo, già presente nel Quattrocento, sottoposto al Priorato di San Giacomo d’Altopasso, attiguo alla chiesa di S. Spirito). 
Nel 1679 il complesso, con le relative rendite, fu ceduto ai Fatebenefratelli che lo ristrutturarono e ingrandirono, ridenominandolo Ospedale di S. Tommaso. 
I frati si obbligavano alla cura degli esposti alla ruota ed alla cura delle donne per i quali ricevevano un pagamento dai giurati locali di cento onze annue. 
Essi dovevano provvedere al salario del medico, del chirurgo, della lavandaia, del barbiere, dell’aromatario, del notaro. 
Nel 1833 era presente un solo religioso in una struttura che conteneva 8 posti letto. 
Nel 1771, il chierico Michele Chiello fondò un nuovo ospedale, legando varie rendite, pari a ducati 486, al precario convento- ospedale. 
L’opera pia, pur avendo sede nello stesso stabile dei Fatebenefratelli, aveva una distinta amministrazione ed era governata dal principe Starrabba di Giardinelli. 
Col tempo i malati furono quasi tutti mantenuti con la rendita Chiello. 
Nel 1840 (4 letti per gli uomini, 2 letti per le donne in un locale fuori dalla porta del convento dove era stata fissata anche la ruota di legno per gli esposti con la sua campanella) l’unico frate rimasto ebbe solo il servizio ospedaliero, non potendo più amministrare le rendite ormai nulle. 
Il convento-ospedale di S. Giovanni di Dio è esistito fino al 1859.
Dopo il 1866, fu acquisito l’attiguo convento trecentesco di S. 
Francesco che divenne la sede dei due ospedali riuniti sotto il titolo di Ospedale M. Chiello e Vespasiano Trigona. 
Il vecchio edificio conventuale, semidistrutto, fu venduto alla Curia vescovile. 
Alla fine dell’800, l’ospedale fu arricchito di nuovi padiglioni per uomini e per donne e negli anni Cinquanta del ‘900 fu recuperata l’area dell’antico ospedale di S. Giovanni di Dio, costruendovi altri padiglioni. 
L’amministrazione non era soggetta alla Congregazione di Carità.

Chi sono

Qualcuno, di cui non ho molta stima, mi chiama "Architetto di Dio". La cosa, però, mi piace. Dicono che sono un architetto eclettico ed un pò anomalo. Il mio lavoro è a metà tra i restauri ed il turismo. Sono cooperatore salesiano e amo Don Bosco. Sono sposato con Cinzia che amo. Abbiamo tre figli, Gabriele Samuele e Gaia. Se vuoi scrivermi ecco la mail architettodidio@gmail.com


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"Il senso di inquietudine mi insegue sempre e quando mi pare di aver colto una certezza ricado nell'assoluto smarrimento. Mi chiedo: sono al posto giusto, al momento giusto? Boh! che casino è la VITA e quanto doloroso è questo cammino di scoperta dell'Assoluto che c'è in noi!"

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