giovedì 8 gennaio 2009

La lettera scritta ai giornali europei dal leader palestinese Mustafa Barghouthi.

E leggerò domani, sui vostri giornali, che a Gaza è finita la tregua. Non era un assedio dunque, ma una forma di pace, quel campo di concentramento falciato dalla fame e dalla sete. E da cosa dipende la differenza tra la pace e la guerra? Dalla ragioneria dei morti? E i bambini consumati dalla malnutrizione, a quale conto si addebitano? Muore di guerra o di pace, chi muore perché manca l'elettricità in sala operatoria? Si chiama pace quando mancano i missili - ma come si chiama, quando manca tutto il resto?
E leggerò sui vostri giornali, domani, che tutto questo è solo un attacco preventivo, solo legittimo, inviolabile diritto di autodifesa. La quarta potenza militare al mondo, i suoi muscoli nucleari contro razzi di latta, e carta pesta e disperazione. E mi sarà precisato naturalmente, che no, questo non è un attacco contro i civili - e d'altra parte, ma come potrebbe mai esserlo, se tre uomini che chiacchierano di Palestina, qui all'angolo dellastrada, sono per le leggi israeliane un nucleo di resistenza, e dunque ungruppo illegale, una forza combattente? - se nei documenti ufficiali siamomarchiati come entità nemica, e senza più il minimo argine etico, il cancrodi Israele? Se l¹obiettivo è sradicare Hamas - tutto questo rafforza Hamas.Arrivate a bordo dei caccia a esportare la retorica della democrazia, abordo dei caccia tornate poi a strangolare l¹esercizio della democrazia - maquale altra opzione rimane? Non lasciate che vi esploda addosso improvvisa.Non è il fondamentalismo, a essere bombardato in questo momento, ma tutto quello che qui si oppone al fondamentalismo. Tutto quello che a questaferocia indistinta non restituisce gratuito un odio uguale e contrario, ma una parola scalza di dialogo, la lucidità di ragionare il coraggio didisertare - non è un attacco contro il terrorismo, questo, ma contro l¹altra Palestina, terza e diversa, mentre schiva missili stretta tra la complicitàdi Fatah e la miopia di Hamas. Stava per assassinarmi per autodifesa, ho dovuto assassinarlo per autodifesa - la racconteranno così, un giorno i sopravvissuti.
E leggerò sui vostri giornali, domani, che è impossibile qualsiasi processodi pace, gli israeliani, purtroppo, non hanno qualcuno con cui parlare. Eeffettivamente - e ma come potrebbero mai averlo, trincerati dietro ottometri di cemento di Muro? E soprattutto - perché mai dovrebbero averlo, sela Road Map è solo l¹ennesima arma di distrazione di massa per l¹opinione pubblica internazionale? Quattro pagine in cui a noi per esempio, si chiededi fermare gli attacchi terroristici, e in cambio, si dice, Israele nonintraprenderà alcuna azione che possa minare la fiducia tra le parti, come -testuale - gli attacchi contro i civili. Assassinare civili non mina la fiducia, mina il diritto, è un crimine di guerra non una questione dicortesia. E se Annapolis è un processo di pace, mentre l¹unica mappa cheprocede sono qui intanto le terre confiscate, gli ulivi spianati le casedemolite, gli insediamenti allargati - perché allora non è processo di pacela proposta saudita? La fine dell¹occupazione, in cambio del riconoscimento da parte di tutti gli stati arabi. Possiamo avere se non altro un segno direazione?
Qualcuno, lì, per caso ascolta, dall¹altro lato del Muro? Ma sto qui a raccontarvi vento. Perché leggerò solo un rigo domani, suivostri giornali e solo domani, poi leggerò solo, ancora, l¹indifferenza. Edè solo questo che sento, mentre gli F16 sorvolano la mia solitudine, versocentinaia di danni collaterali che io conosco nome a nome, vita a vita -solo una vertigine di infinito abbandono e smarrimento. Europei, americani eanche gli arabi - perché dove è finita la sovranità egiziana, al varco di Rafah, la morale egiziana, al sigillo di Rafah? - siamo semplicemente soli.Sfilate qui, delegazione dopo delegazione - e parlando, avrebbe detto GarciaLorca, le parole restano nell¹aria, come sugheri sull¹acqua. Offrite aiutiumanitari, ma non siamo mendicanti, vogliamo dignità libertà, frontiereaperte, non chiediamo favori, rivendichiamo diritti. E invece arrivate,indignati e partecipi, domandate cosa potete fare per noi. Una scuola?, unaclinica forse? delle borse di studio? E tentiamo ogni volta di convincervi -no, non la generosa solidarietà, insegnava Bobbio, solo la severa giustizia- sanzioni, sanzioni contro Israele. Ma rispondete - e neutrali ogni volta,e dunque partecipi dello squilibrio, partigiani dei vincitori - no, sarebbeantisemita. Ma chi è più antisemita, chi ha viziato Israele passo a passoper sessant¹anni, fino a sfigurarlo nel paese più pericoloso al mondo pergli ebrei, o chi lo avverte che un Muro marca un ghetto da entrambi i lati?Rileggere Hannah Arendt è forse antisemita, oggi che siamo noi palestinesila sua schiuma della terra, è antisemita tornare a illuminare le sue pagine sul potere e la violenza, sull¹ultima razza soggetta al colonialismo britannico, che sarebbero stati infine gli inglesi stessi? No, non è antisemitismo, ma l¹esatto opposto, sostenere i tanti israeliani che tentanodi scampare a una nakbah chiamata sionismo. Perché non è un attacco controil terrorismo, questo, ma contro l¹altro Israele, terzo e diverso, mentreschiva il pensiero unico stretto tra la complicità della sinistra e la miopia della destra.
So quello che leggerò, domani, sui vostri giornali. Ma nessuna autodifesa,nessuna esigenza di sicurezza. Tutto questo si chiama solo apartheid - e genocidio. Perché non importa che le politiche israeliane, tecnicamente,calzino oppure no al millimetro le definizioni delicatamente cesellate daldiritto internazionale, il suo aristocratico formalismo, la sua pretesa oggettività non sono che l¹ennesimo collateralismo, qui, che asseconda emoltiplica la forza dei vincitori. La benzina di questi aerei è la vostraneutralità, è il vostro silenzio, il suono di queste esplosioni. Qualcuno sisentì berlinese, davanti a un altro Muro.
Quanti altri morti, per sentirvicittadini di Gaza?

Mustafa Barghouthi
Nato a Gerusalemme nel 1954, Mustafa Barghouthi, è membro del Parlamento palestinese. Segretario generale del movimento di Iniziativa nazionale palestinese; medico; in prima fila nelle lotte per i diritti sociali, politici, umani; leader dei movimenti di base palestinesi; fautore dello sviluppo della società civile palestinese e della democrazia dal basso; sostenitore delle riforme interne; portavoce internazionale della causa palestinese; figura di punta del campo della pace e dell'opposizione non violenta all'occupazione; organizzatore della solidarietà e della presenza internazionale nel Territori occupati di Palestina, Mustafa Barghouthi ha contribuito come pochi altri ad iniziative che cercano di mettere pacificamente termine alla persistente occupazione israeliana della Palestina e al tentativo di costruire la struttura istituzionale della società civile palestinese e di promuovere i principi della democrazia interna e del buon governo.

Chi sono

Qualcuno, di cui non ho molta stima, mi chiama "Architetto di Dio". La cosa, però, mi piace. Dicono che sono un architetto eclettico ed un pò anomalo. Il mio lavoro è a metà tra i restauri ed il turismo. Sono cooperatore salesiano e amo Don Bosco. Sono sposato con Cinzia che amo. Abbiamo tre figli, Gabriele Samuele e Gaia. Se vuoi scrivermi ecco la mail architettodidio@gmail.com


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"Il senso di inquietudine mi insegue sempre e quando mi pare di aver colto una certezza ricado nell'assoluto smarrimento. Mi chiedo: sono al posto giusto, al momento giusto? Boh! che casino è la VITA e quanto doloroso è questo cammino di scoperta dell'Assoluto che c'è in noi!"

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