giovedì 1 aprile 2010

L'Omelia del Vescovo Pennisi per il giovedì Santo.

MESSA CRISMALE GIOVEDI SANTO 2010 PIAZZA ARMERINA

Questa mattina, vescovo, presbiteri, diaconi, seminaristi, membri degli istituti di vita consacrata, cresimandi e fedeli laici siamo il popolo sacerdotale che celebra questa santa Eucaristia durante la quale i presbiteri rinnovano gli impegni della loro ordinazione, alcuni seminaristi saranno ammessi fra i candidati agli ordini sacri, saranno benedetti gli olii santi che serviranno per i sacramenti del battesimo , della cresima, dell’ordinazione sacerdotale ed episcopale e dell’unzione degli infermi.

Saluto con affetto fraterno tutti i presbiteri presenti e li invito a ricordare con me nella preghiera anche i confratelli che per la malattia non possono, pur desiderandolo, essere presenti oggi a questo momento di comunione, quelli che sono impegnati fuori diocesi, quelli che in questo anno ci hanno lasciato per tornare alla casa del Padre e quelli che hanno attraversato difficoltà e momenti di crisi.
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Un saluto particolare rivolgo ai seminaristi candidati agli ordini sacri: Filippo Celona della parrocchia di san Rocco in Gela, Domenico Lucio Giglio della parrocchia San Sebastiano in Gela e Giuseppe Rugolo della parrocchia San Giovanni Battista in Enna. Essi rispondendo liberamente e generosamente alla chiamata del Signore da cui si sono sentiti amati con affetto di predilezione vedono oggi riconosciuta dalla Chiesa l’autenticità della loro vocazione a seguire il Signore, orientati a ricevere il dono del sacerdozio ministeriale.

Un saluto speciale, infine, lo rivolgo volentieri ai cresimandi che saranno unti col il sacro crisma, consacrato in questa celebrazione per effondere il buon profumo di Gesù Cristo di cui sono chiamati a diventare testimoni gioiosi e coraggiosi.

Il brano dell’Apocalisse ci invita a rendere gloria a Dio che attraverso il battesimo ci ha donato la dignità sacerdotale , profetica e regale rendendoci partecipi della consacrazione di Cristo, sacerdote, re e profeta, investendoci della missione di essere testimoni nel mondo della sua opera di salvezza . Tale partecipazione di tutti al sacerdozio di Gesù ci deve rendere sempre più coscienti della comunione esistente tra di noi, tra i presbiteri, i religiosi e i fedeli laici. Si tratta di una comunione di persone santificate dal dono dello Spirito, che ci unifica in Cristo e ci rende partecipi della relazione filiale che egli ha con il Padre.



Tutti insieme, con il Vescovo e nella comunione con il Santo Padre a cui vogliamo esprimere tutto il nostro profondo affetto e la nostra vicinanza spirituale , costituiamo la Chiesa, siamo la stessa “famiglia di Dio” e possediamo l’unica dignità di figli nel Figlio. Noi che formiamo il popolo sacerdotale siamo oggi invitati a ravvivare il dono della nostra relazione filiale e fraterna e a favorire sempre di più la corresponsabilità di tutti, ciascuno secondo la propria vocazione e missione . Questa verità fondamentale l’abbiamo approfondita durante il Convegno ecclesiale dello scorso novembre e ripresa nelle visite che ho fatto ai vari vicariati in questi mesi. E’importante che nelle nostre comunità si instauri un clima di fraternità e di comunione vera, e che in ogni ambito della pastorale sia richiesta la partecipazione di tutti e il contributo fattivo di ciascuno. Tutto ciò implica l’assunzione di un rinnovato impegno a donarsi e accogliersi reciprocamente come dono; a riconoscersi vincolati da legami autenticamente saldi; a testimoniare nella fede e nella vita di pienezza sacramentale della Chiesa la fecondità dell’amore che rigenera alla vita nuova dei figli di Dio.

Oggi sia il profeta Isaia che il Vangelo ci parlano di una unzione dello Spirito che invia ad annunciare un lieto messaggio che ha come destinatari i poveri a cui portare la ricchezza della misericordia di Dio, gli schiavi e i prigionieri a cui portare la liberazione, i ciechi a cui portare la luce della fede, gli afflitti e gli oppressi a cui portare la gioia e la speranza. La profezia di Isaia si è realizzata pienamente in Gesù l'Unto del Signore , che è venuto per proclamare il tempo della grazia e della misericordia. Questa missione continua in tutti noi chiamati ad essere “sacerdoti del Signore, ministri del nostro Dio”. Da questa unzione siamo sospinti tutti ad essere annunciatori sempre più appassionati della salvezza e della pace a questo nostro mondo frantumato per farlo diventare umanità nuova.

All’interno dell’unico popolo sacerdotale, un posto singolare è occupato dai ministri ordinati. Nel Prefazio della Messa crismale così leggiamo: “Egli (Gesù) non soltanto comunica il sacerdozio regale a tutto il popolo dei redenti, ma con affetto di predilezione sceglie alcuni fra i fratelli e, mediante l’imposizione delle mani, li fa partecipi del suo ministero di salvezza”.

Siamo mandati, come Gesù, ad annunciare il vangelo della libertà a tutti gli uomini come una liberazione attuale da accogliere e da vivere. Possiamo farlo solo se siamo noi stessi uomini liberi. Liberi anzitutto dai nostri progetti e dai nostri programmi, dal successo, dalla carriera, dai riconoscimenti. Liberi di fronte al disagio, alla sofferenza, ai giudizi falsi, alle persecuzioni, alla morte stessa – come Gesù.

Questa libertà dei figli di Dio non si lascia intimidire da una sleale e pretestuosa campagna mediatica contro il Papa e i tutti i preti , presentati come orchi da evitare, nel vano tentativo di discreditare la Chiesa cattolica di fronte all’opinione pubblica , per allontanare i bambini e i giovani dalle nostre parrocchie, dalle nostre associazioni e dai nostri oratori.

Non saranno mai i peccati di alcuni isolati uomini di Chiesa,per i quali chiediamo perdono, a deturpare la bellezza e la missione divina della Chiesa.

In questo giovedì santo, giorno natalizio del nostro sacerdozio oltre a ringraziare il Signore per il suo “affetto di predilezione”, desidero rinnovare profonda stima e riconoscenza nei confronti dei tanti sacerdoti impegnati ad educare i bambini e i giovani, verso i quali il popolo di Dio continua a nutrire grande fiducia.

Noi presbiteri , consacrati per essere segno visibile di Cristo capo e servo,pastore e sposo della Chiesa, siamo chiamati a ripetere al Signore il nostro grande “sì” incondizionato che abbiamo pronunciato nel giorno della nostra Ordinazione sacerdotale attraverso i molti piccoli “sì” nella vita di ogni giorno.

In quest’anno sacerdotale in occasione del 150° anniversario della morte del santo Curato d’Ars, siamo chiamati a riscoprire sempre di nuovo il senso vero e profondo della nostra vocazione e missione e a riconfermare la nostra fedeltà a Cristo. Si deve trattare di una fedeltà sponsale a Cristo pastore in funzione del gregge affidato, ancor prima che fedeltà agli impegni assunti nel giorno dell’ordinazione e alle varie pratiche di pietà: cose tutte che hanno senso in rapporto con la fedeltà a Cristo pastore. E’ necessario mantenere viva la coscienza della propria identità e missione di presbiteri. Se si attenua o eclissa tale coscienza, con estrema facilità ci si immette nel circuito dei compromessi che giustificano singoli gesti di infedeltà. Bisogna essere fedeli a se stessi per essere davvero fedeli a Cristo. Di una fedeltà che ha i caratteri della sponsalità, cioè del vincolo della indissolubilità come garanzia di vita in pienezza .

Maria santissima, Madre di Cristo Sommo Sacerdote, ci aiuti a riprodurre sempre più fedelmente, nella nostra esistenza e nel nostro servizio ecclesiale, con la nostra carità e la nostra gioia, l'immagine del suo Figlio Gesù e renda tutti i cristiani sempre più consapevoli della vocazione a cui ciascuno è chiamato, perché la Chiesa, nutrita dalla Parola e santificata dai sacramenti, continui a compiere appieno la sua missione nel mondo.

Chi sono

Qualcuno, di cui non ho molta stima, mi chiama "Architetto di Dio". La cosa, però, mi piace. Dicono che sono un architetto eclettico ed un pò anomalo. Il mio lavoro è a metà tra i restauri ed il turismo. Sono cooperatore salesiano e amo Don Bosco. Sono sposato con Cinzia che amo. Abbiamo tre figli, Gabriele Samuele e Gaia. Se vuoi scrivermi ecco la mail architettodidio@gmail.com


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"Il senso di inquietudine mi insegue sempre e quando mi pare di aver colto una certezza ricado nell'assoluto smarrimento. Mi chiedo: sono al posto giusto, al momento giusto? Boh! che casino è la VITA e quanto doloroso è questo cammino di scoperta dell'Assoluto che c'è in noi!"

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