martedì 30 agosto 2011

Libri sotto il gelso. Il 2 settembre Mirci presenta due romanzieri siciliani

Ultimo appuntamento di quest’anno per Libri sotto il gelso, la manifestazione tutta dedicata ai libri promossa dal Comune di Piazza Armerina e giunta alla seconda edizione.

Il 2 settembre prossimo, alle 18,30, a Piazza Armerina nel Chiostro di Sant’anna, Mauro Mirci presenterà due romanzieri siciliani, giovani e promettentissimi.


Veronica Tomassini, siracusana, narra nel suo libro d’esordio, Sangue di cane, una struggente storia d’amore tra una giovane italiana di famiglia borghese e un lavavetri polacco. Un romanzo che ha raccolto vasti consensi di critica e rappresenta il primo passo di una bella carriera letteraria.

Siciliana di origini umbre, scrive sul quotidiano «La Sicilia» dal 1996. Sangue di cane è il suo primo romanzo.

Per Antonio Pagliaro, palermitano, I cani di via Lincoln è invece il secondo romanzo, nel quale racconta una Palermo spietata dove i clan mafiosi stringono un turpe accordo con le triadi cinesi. Fatti romanzeschi certo, ma ai quali la realtà fa da costante riferimento. “I cani di via Lincoln” segue “Il sangue degli altri” (Sironi ed.) e precede di poco il romanzo breve “Il giapponese cannibale”, ricavato da un fatto realmente accaduto.

Antonio Pagliaro ha scritto di libri sui quotidiani Liberazione e La Repubblica (Palermo), sul magazine Milanonera e sul bisettimanale La Sesia. Gli articoli sono qui: Magazzini Pagliaro. Attualmente tiene la rubrica “Peñarol, il giallo e il nero” sul magazine di arte, cultura e società 21. Con Edo Grandinetti e Sauro Sandroni, ha fondato Cabaret Bisanzio, laboratorio di finzioni.

L’editore è comune. Laurana, di Milano, che dichiara sul suo sito: “Perché grazie alla narrativa le cose si possono far vedere, si possono mettere in scena, e così rendere evidenti … La letteratura ha dunque questo valore di farci vedere. E farci vedere quello che ci sta attorno, mentre lo abbiamo sotto gli occhi, crediamo di conoscerlo e invece non ne sappiamo nulla. È per questo che alla letteratura si è sempre chiesto di essere un luogo privilegiato della ricerca della verità … Se pensassimo che la letteratura è fatta soltanto di belle storie inventate non ci preoccuperemmo più di tanto di leggerla e di farla leggere, di studiarla e di farla studiare. Pensiamo invece che quelle belle storie inventate portino con sé ognuna una possibilità di vedere, e quindi di capire.”



Veronica Tomassini – Sangue di Cane

Ogni città d’Italia contiene al proprio interno un’altra città, nascosta e quasi invisibile: la città di chi campa di poco o niente, di chi non ha casa, di chi è arrivato da paesi lontanti, di chi trova l’unico sfogo vitale nel bere o nel farsi.
Sangue di cane è la storia dell’amore impossibile – e tuttavia inevitabile, essenziale – tra una ragazza della città visibile e un uomo della città invisibile.
La protagonista, una giovane di Siracusa, ha infatti incontrato il polacco Sławek, un tronco d’uomo che di professione fa il semaforista e che per sopravvivere allunga la mano chiedendo “Poco spicci, prego”. È con lui che divide la sua quotidianità: Sławek è un alcolizzato, dorme nelle case occupate o nei vagoni morti. Sławek vive di espedienti. Il mondo dei giusti, la città visibile guarda oltre, nessuna concessione per gli amanti. Alle spalle dell’uomo c’è un matrimonio contratto in patria e un passato in cui il suo mestiere è stato quello della violenza, nel futuro invece ci potrebbe essere la costruzione di una nuova famiglia, anche perché dall’unione con questa ragazza siciliana è nato Grzegorz. Ma Sławek non sa smettere di essere un abisso.
La critica
“Così evidentemente superiore a quanto si scrive oggi in narrativa che lo si dovrebbe proclamare ai quattro venti.”
Rubrica Cultrura sul sito di Edizioni di AR

“Questo romanzo gronda talento.”
Aurelio Grimaldi, Stilos

“Il romanzo Sangue di cane, di Veronica Tomassini racconta una storia di amore. Travolgente, assoluto, per sempre.”
Angelo Guglielmi, Tuttilibri de La Stampa

“Sangue di cane è un libro sull’amore assoluto. E’ la rappresentazione dell’amore di Dio.”
Ezio Tarantino, La poesia e lo spirito

“C’è qualcuno, ancora, in Italia, che pratica narrativa non convenzionale? Narrativa non omologata linguisticamente; non omologata strutturalmente. C’è ancora, certo.”
Giovanni Pacchiano, Il Sole 24 Ore

“Sangue di cane attinge a repertori realistici non soltanto letterari: documentari d’inchiesta, tv-verità, giornalismo di frontiera, fotografie di una guerra parallela e invisibile. Propone esercizi di visione, meditazioni in cammino, lotte di resistenza. E il corpo disarmato, la nuda vita, è quello che resta in prima linea.”
Nando Vitale, Il Manifesto




Antonio Pagliaro - I cani di via Lincoln

Palermo, notte di maggio. All’interno del ristorante Grande Pechino due carabinieri scoprono un massacro: otto persone ammazzate a colpi di kalashnikov e una donna in fin di vita. Sei dei morti sono cinesi. Uno è un giornalista italiano. L’ultimo ha viso e mani spappolati e nessuno sa riconoscerlo. La superstite è in coma. Forse potrà raccontare, ma non ora.
Il tenente Cascioferro è sulla scena del crimine e pensa: via Lincoln è zona del boss Trionfante. Se c’è da compiere un omicidio, è Trionfante a doverlo ordinare o permettere. Se qualcuno sgarra in via Lincoln, è Trionfante a doverlo punire. Dunque: o Trionfante è coinvolto nella strage, o reagirà.
Ma Palermo è una città in cui tutto è intrecciato. Boss mafiosi, anziani massoni e politici collusi si riuniscono nei palazzi nobiliari del centro: la strage di via Lincoln ha rotto vecchi equilibri e messo in moto un’indagine che rischia di portare alla luce cose che devono rimanere nascoste. La cupola decide per una seconda strage proprio mentre Cascioferro scopre su cosa indagava il giornalista ucciso e capisce che forse è opportuno fermarsi. Ma non sa farlo, e negli scantinati del ristorante Grande Pechino lo attende un’altra macabra scoperta.
I cani di via Lincoln racconta un’indagine impossibile: quando nessuno è innocente, la giustizia non è quella dei tribunali e il destino degli eroi è uno solo.
La critica
“Questo secondo romanzo di Antonio Pagliaro va letto e basta.”
Salvatore Ferlita, Repubblica Palermo

“La mafia infiltrata nel tessuto del vivere quotidiano perde ogni caratteristica alla Mario Puzo, diventando lo sfondo in cui il noir muove i suoi personaggi, sempre rivolti all’ambizione di intravedere nel domani un giorno migliore.”
Enzo Baranelli, L’Indice dei libri del mese

“Oggi il noir sembra il genere più adatto a raccontare la questione criminale e i suoi intrecci col potere politico, …. Il nuovo romanzo di Antonio Pagliaro … ci propone una storia che, assorbendo la Palermo dei nostri giorni, ci restituisce quasi in un blocco unico borghesia politica e Cosa nostra.”
Nicolò La Rocca, Nazione Indiana

“Un linguaggio fluido, efficace, intenso, con riuscitissimi dialoghi dalle incidenze locali e con tratteggi psicologici magistrali”
Marilù Oliva, su Carmillaonline

“nulla dell’epica decadente del Padrino di Mario Puzo, solo la realtà nuda e cruda di una delinquenza stratificata ed espansa che strangola i bambini e li scioglie nell’acido.”
Maria Ferragatta, Mangialibri

“Nel fitto labirinto di vicoli del centro storico di Palermo, si intreccia un ordito narrativo il cui filo rosso è l’incomprensione di codici linguistici e, soprattutto, morali”
Ambra Carta, su “21”

Fatti veri, o quantomeno assolutamente verosimili.
Adriana Falsone su Balarm


Chi sono

Qualcuno, di cui non ho molta stima, mi chiama "Architetto di Dio". La cosa, però, mi piace. Dicono che sono un architetto eclettico ed un pò anomalo. Il mio lavoro è a metà tra i restauri ed il turismo. Sono cooperatore salesiano e amo Don Bosco. Sono sposato con Cinzia che amo. Abbiamo tre figli, Gabriele Samuele e Gaia. Se vuoi scrivermi ecco la mail architettodidio@gmail.com


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"Il senso di inquietudine mi insegue sempre e quando mi pare di aver colto una certezza ricado nell'assoluto smarrimento. Mi chiedo: sono al posto giusto, al momento giusto? Boh! che casino è la VITA e quanto doloroso è questo cammino di scoperta dell'Assoluto che c'è in noi!"

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