sabato 12 ottobre 2013

Siamo noi i veri clandestini che ci sentiamo padroni di una terra che non ci appartiene. Osama non è clandestino!




Soffro quando leggo di gente che parla di reato di clandestinità per i migranti sconoscendo di cosa si parla.
Clandestino è un cittadino russo o cinese che entra clandestinamente in Italia per fare i suoi affari.
Altra cosa è un cittadino nigeriano che scappa dal suo paese per sfuggire ai massacri della guerra civile.
Altra cosa sono le migliaia di ragazzi e ragazze che sfuggono alle guerre infami dei loro paesi, spesso finanziate con le armi costruite nel nostro paese, con il sogno di vivere in un modo diverso, più giusto e senza rischiare la vita. 
E' storia di questi giorni. Di queste ore.
Non sono clandestini, sono rifugiati politici.
Soprattutto quelli che provengono dall'Africa sub-sahariana.
Gli oltre 300 morti del barcone affondato non erano clandestini, erano rifugiati politici che fuggivano dai loro paesi per trovare la pace.
I 50 morti di ieri, deceduti a causa del barcone capovolto non erano clandestini, erano rifugiati politici che fuggivano dai loro paesi per trovare la pace.
In questi anni di ragazzi come questi ne ho conosciuti tanti.
Osama è tunisino, ha 19 anni, è scappato dal suo paese con un barcone. E' orfano. Adesso da più di un anno è con noi. 
Lavora con gli splendidi ragazzi del ristorante Amici Miei. Ha imparato a lavare i piatti, a fare il pizzaiolo, a stare in cucina e servire i tavoli.
Osama non è mai stato un clandestino. Neanche quand'è arrivato col barcone a Lampedusa. 
Se avessimo dovuto fare quello che dice la Bossi Fini lo avremmo dovuto lasciare a morire a are, invece gli abbiamo ridato (o forse dato) la vita. 

Atta Koffi e Destiny Solomon sono venuti col barcone. Anche loro. Stanno con noi, all'Ostello del Borgo dal 22 giugno del 2012. 
Atta e Solomon non sono mai stati clandestini.
Sono venuti perché nel loro paese le bande tribali si uccidevano tra loro e rischiavano anche loro di esserne vittime. Di essere uccisi col macete.

Per la legge Bossi Fini avremmo dovuto buttarli a mare, anche loro.

Adesso, Atta e Solomon, lavorano insieme da Mario Garretta che produce pinoli. 

Li raccolgono, li sgusciano, li puliscono, li caricano. Lavorano i terreni.
Insomma sgobbano e mantengono la famiglia.
Entrambi sono sposati. Solomon sta con Franca. Hanno un figlio. Si chiama Destiny junior.
Attà è sposato con Monica. La loro figlia è nata qua da noi, a Enna. Si chiama Nancy.
Stanno per affittare una di quelle case sfitte del centro storico.

Difficilmente andranno via da Piazza. Forse da grande Nancy si sposerà con un piazzese. Ma Nancy, grazie alla nostra legge del piffero, non ha la cittadinanza italiana. Eppure parla già piazzese.
Di queste storie ne potrei raccontare a decine.
Potrei parlare di volti, di storie meno belle.
Dei 50 migrati passati all'ostello del Borgo ne sono rimasti una 15na. Sono famiglie con bambini.
Gli altri sono andati via. Chi in Germania, chi in Belgio.
Non tutte le storie sono così. Non tutto è rosa e fiori.
Stare coi migranti è dura. Soprattutto per noi occidentali.
Ma mi sembra assurdo che chi scappa dal proprio paese perchè perseguitato o perchè vuole cambiare vita è costretto ad essere "clandestino".

Si tratta di rifugiati politici. Di questo si tratta. La legislazione internazionale parla chiaro.
Credo che in questo paese ci siano focolai fascistoidi che vanno spenti sul nascere.
Focolai fascistoidi clandestini, in una terra che appartiene a tutti. 

Siamo noi i veri clandestini che ci sentiamo padroni di una terra che ci appartiene.

Un abbraccio e tanta serenità
Agostino Sella

Chi sono

Qualcuno, di cui non ho molta stima, mi chiama "Architetto di Dio". La cosa, però, mi piace. Dicono che sono un architetto eclettico ed un pò anomalo. Il mio lavoro è a metà tra i restauri ed il turismo. Sono cooperatore salesiano e amo Don Bosco. Sono sposato con Cinzia che amo. Abbiamo tre figli, Gabriele Samuele e Gaia. Se vuoi scrivermi ecco la mail architettodidio@gmail.com


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"Il senso di inquietudine mi insegue sempre e quando mi pare di aver colto una certezza ricado nell'assoluto smarrimento. Mi chiedo: sono al posto giusto, al momento giusto? Boh! che casino è la VITA e quanto doloroso è questo cammino di scoperta dell'Assoluto che c'è in noi!"

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