giovedì 7 marzo 2013

Operazione “marea grigia”. 7 arresti tra Piazza e Aidone.


Organizzavano rapine al fine di reperire fondi per “cosa nostra”; tra i sette destinatari di ordinanza di custodia cautelare in carcere anche un imprenditore agricolo, in atto consigliere comunale presso il Comune di Aidone (EN).
Particolarmente attivi nella commissione di estorsioni, i vertici di “cosa nostra” per i territori di Piazza Armerina (EN) ed Aidone(EN) (già tratti in arresto nell’ambito delle operazioni “Nerone” e “Nerone 2” condotte dalla Squadra Mobile di Enna) non disdegnavano di organizzare rapine a mano armata al fine di reperire denaro da destinare anche all’organizzazione mafiosa di appartenenza.


Vincenzo SCIVOLI, Riccardo ABATI, Marco GIMMILLARO, coadiuvati da soggetti a loro vicini, hanno messo a segno una rapina a mano armata ad un commerciante di tabacchi che transitava sulla tratta Gela – Niscemi (territorio di Caltanissetta) ed hanno organizzato una rapina, non andata a buon fine per motivi indipendenti dalla loro volontà, ad un imprenditore di Piazza Armerina.

Le indagini, dirette dalla Procura della Repubblica – D.D.A. di Caltanissetta e svolte dalla sezione “criminalità organizzata” della Squadra Mobile di Enna, hanno consentito di raccogliere importanti elementi a carico del gruppo criminale, così che il G.I.P. di Caltanissetta, su richiesta di quella Procura, ha emesso ordinanza di custodia cautelare in carcere a carico di:

1.     SCIVOLI Vincenzo, di Aidone (EN), classe 1969, referente di “cosa nostra” per quel comune, pregiudicato, disoccupato;

2.     GIMMILLARO Marco, nato a Piazza Armerina(EN)  nel 1972, residente ad Aidone(EN), pregiudicato, disoccupato;

3.     ALESSI Davide, nato a Piazza Armerina(EN)  nel 1977, residente ad Aidone(EN), con precedenti di polizia, imprenditore agricolo, consigliere comunale al comune di Aidone (EN) tra le fila di un gruppo consiliare misto indipendente;

4.     ABATI Riccardo, nato a Piazza Armerina(EN)  nel 1963, ivi residente, già condannato per mafia, manovale;

5.     ABATI Massimiliano, nato a Piazza Armerina(EN)  nel 1978, ivi residente, con precedenti, manovale;

6.     ABATI Piero, nato a Piazza Armerina (EN)  nel 1988, ivi residente, con precedenti, manovale;

7.     ABATI Calogero, nato a Piazza Armerina (EN)  nel 1984, ivi residente, con precedenti, manovale,

INDAGATI


SCIVOLI Vincenzo – GIMMILLARO Marco – ALESSI Davide
A) per avere, in concorso tra loro (i primi due, facenti parte dell’organizzazione mafiosa “Cosa Nostra”), rapinato, sotto la minaccia di un fucile a canne mozze, il proprietario di un furgone, asportandogli la somma di 10.000,00 euro in contanti e tabacchi per un valore di 27.000,00 euro e privandolo anche di due telefoni cellulari.
Con l’aggravante di aver commesso il fatto avvalendosi delle condizioni di cui all’art. 416 bis c.p.
Con l’ulteriore aggravante della recidiva specifica, infraquinquennale e reiterata per SCIVOLI Vincenzo, GIMMILLARO Marco.
In territorio di Gela in data 29 ottobre 2009.

ABATI Riccardo
B) per il delitto di ricettazione in concorso, poiché si interponeva per far smerciare i tabacchi provento della rapina.
Con l’aggravante aver commesso il fatto avvalendosi delle condizioni di cui all’art. 416 bis c.p.

SCIVOLI Vincenzo – ABATI Massimiliano – ABATI Riccardo – ABATI Piero – ABATI Calogero.
C) perché in  concorso fra loro e con altro soggetto in corso di identificazione, per procurarsi un ingiusto profitto, hanno tentato di rapinare, avendo anche la disponibilità di una pistola, un imprenditore di Piazza Armerina, appostandosi lungo la strada che questi solitamente percorreva per rientrare a casa, portando con sè l’incasso giornaliero.
Con l’aggravante di aver commesso il fatto avvalendosi delle condizioni di cui all’art. 416 bis c.p
Non verificandosi l’evento per cause indipendenti dalla loro volontà, in particolare perché non riuscivano ad intercettare il predetto imprenditore.
In Piazza Armerina il 30 marzo 2010.

La rapina al “trasporto tabacchi” e la ricettazione degli stessi.

In data 29 ottobre 2009 intorno alle ore 15:00, un commerciante di tabacchi veniva rapinato lungo la S.P. nr. 11, in territorio di Gela. Lo stesso, dopo aver prelevato l’approvvigionamento settimanale presso il deposito dei Monopoli di Stato, a bordo del proprio furgone veniva bloccato da una Marea grigia che gli impediva di proseguire.
Immediatamente, sopraggiungeva sul lato guida del furgone, un individuo armato di fucile a canne mozze che obbligava la vittima a scendere,  potendosi allontanare alla guida del mezzo, seguito dal complice a bordo della Fiat Marea.
Il bottino, oltre al furgone, consisteva in 10.000,00 euro in contanti, in tabacchi per un valore di 27.000,00 euro e alcuni cellulari.

Già in sede di indagini svolte nell’ambito dell’operazione “Nerone”, si aveva contezza di alcune conversazioni poco chiare, relative agli affari illeciti del gruppo mafioso facenti capo allo SCIVOLI ma non riconducibili all’attività estorsiva in quel momento in corso ai danni di altri soggetti ed in via di accertamento.
Gli sviluppi investigativi, esperiti dopo la sopra richiamata ordinanza di custodia cautelare, consentivano di raccogliere importanti elementi non solo nei confronti degli autori della rapina, ma anche in ordine ai complici ed alle consequenziali attività illecite poste in essere per piazzare i tabacchi rubati.

La colpevolezza di SCIVOLI e GIMMILLARO veniva confermata ulteriormente da una serie di dialoghi criptici avvenuti sia in concomitanza alla rapina, che nel successivo mese di novembre 2009, che dimostravano il loro coinvolgimento nell’attività di “vendita” dei tabacchi oggetto della rapina.
I predetti elementi permettevano di chiudere il quadro probatorio anche a carico di ALESSI Davide, presente sia in occasione di molte di tali chiamate, che durante le fasi della perpetrazione della rapina (lo stesso doveva raggiungere autonomamente il gruppo per fornirgli supporto logistico).
Il quadro complessivo a carico di ALESSI Davide viene completato dalle dichiarazioni di un collaboratore di giustizia che lo indica come inserito nel circuito criminale di “Cosa Nostra” e in particolare nella “famiglia” di Enna facente riferimento ad AMARADIO Giancarlo, della quale il gruppo dello SCIVOLI e di ABATI Riccardo costituisce una articolazione.

A colpo effettuato, occorreva darsi da fare per “piazzare” le sigarette, dalla cui vendita, ovviamente a prezzi ridotti rispetto a quelli di mercato, il sodalizio avrebbe ricavato ingenti somme di denaro.

Da qui i primi problemi: da alcuni scambi tra lo SCIVOLI e la sua convivente, anch’ella tratta in arresto con la menzionata operazione “Nerone”, si aveva contezza del fatto che il primo si rammaricava del fatto che gli avessero proposto solo cinquemila € per il bottino, lamentando che gli ipotetici acquirenti si stavano “comportando male”, poiché erano scesi da settemila a cinquemila €, con un prezzo unitario di 2,80 € a pacchetto di sigarette, pari a circa la metà del prezzo di vendita ufficiale; l’offerta appariva troppo bassa, poiché su venticinquemila euro di valore complessivo, aveva stimato – per la propria parte – almeno seimila, seimilacinquecento euro di profitto.
Anche di tale incontro non andato a buon fine lo SCIVOLI si preoccupava di informare ALESSI Davide.

A questo punto, per trovare una migliore strada per la risoluzione del problema, veniva interessato Riccardo ABATI, che si interessava per smerciare il bottino.

In tale contesto si registravano una serie di contrasti dovuti alle modalità ed alla tempistica per la spartizione delle somme ricavate dalla vendita dei tabacchi; ovviamente, parte del denaro serviva per le esigenze di chi (appartenente al sodalizio criminale) si trovava in difficoltà.

Il gruppo, pertanto, nel rispetto delle regole dell’organizzazione, non poteva disporre autonomamente del denaro.

Tentata rapina ai danni di un imprenditore di Piazza Armerina

In data 30 marzo 2010, si accertava che SCIVOLI Vincenzo, ABATI Massimiliano e  altra persona allo stato non identificata, stavano effettuando – armati all’interno dell’autovettura Marea grigia – un appostamento finalizzato a bloccare e rapinare dell’incasso giornaliero il gestore di una sala giochi a Piazza Armerina; il tutto con la complicità di ABATI Riccardo e dei figli Piero e Calogero che, nel contempo, effettuavano un servizio di vedetta all’interno del paese.

L’appostamento dello SCIVOLI e dell’ABATI Massimiliano e del terzo soggetto avveniva prevalentemente lungo la stradella non illuminata che conduce all’abitazione dell’imprenditore, posta immediatamente fuori il centro abitato di Piazza Armerina.

Che i tre fossero armati con l’intento di consumare la rapina emergeva dal complesso delle intercettazioni a bordo dell’autovettura.
Non solo, lo SCIVOLI faceva esplicitamente riferimento al possesso di “Marilena”, nomignolo con cui chiamava la pistola che illecitamente deteneva ed era solito portare con sè.

Era, altresì, chiaro che il bottino sarebbe stato diviso, anche con riguardo alle necessità degli altri associati.

Durante questi commenti l’ABATI Massimiliano si sente con il fratello Riccardo (in quel periodo sottoposto alla libertà vigilata), per impartire disposizioni a Piero e Calogero, appostati per seguire la la vittima durante i suoi spostamenti. 

Nonostante tutti gli indagati si trovavano ai loro posti, la vittima designata, ancora non si era fatta vedere; pertanto SCIVOLI, ABATI Massimiliano ed il terzo soggetto, decidevano di andare ad verificare personalmente dove si trovasse. Difatti, effettuavano un sopralluogo a Piazza Armerina e, nel corso di tale verifica, scorgevano l’imprenditore all’interno di un tabacchino.

Tra i tre sale la tensione, ma lo SCIVOLI rimane determinato a fare la rapina anche a costo di uccidere la vittima.

Avuta la conferma che il bersaglio era andato via dal suo esercizio commerciale, i tre si dirigono verso l’abitazione per cercare di incrociarlo.

Nonostante tutto, durante le fasi della ricerca, l’imprenditore era riuscito a “sfuggire” alla rapina probabilmente perché, nella concitazione, non era stato controllato adeguatamente dai “pali” e, dunque, il gruppo con lo SCIVOLI non era riuscito ad intercettarlo.

Enna 7 marzo 2013


Chi sono

Qualcuno, di cui non ho molta stima, mi chiama "Architetto di Dio". La cosa, però, mi piace. Dicono che sono un architetto eclettico ed un pò anomalo. Il mio lavoro è a metà tra i restauri ed il turismo. Sono cooperatore salesiano e amo Don Bosco. Sono sposato con Cinzia che amo. Abbiamo tre figli, Gabriele Samuele e Gaia. Se vuoi scrivermi ecco la mail architettodidio@gmail.com


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"Il senso di inquietudine mi insegue sempre e quando mi pare di aver colto una certezza ricado nell'assoluto smarrimento. Mi chiedo: sono al posto giusto, al momento giusto? Boh! che casino è la VITA e quanto doloroso è questo cammino di scoperta dell'Assoluto che c'è in noi!"

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