lunedì 4 ottobre 2010

Ragazza madre decide di ritornare in Belgio: "Qui non conta il bisogno ma qualche altra cosa"


“Grazie al Comune, grazie all’assessore al ramo, al sindaco dovrò ritornare in Belgio con i miei bambini.” Sono parole amare che vengono pronunciate da Salvatrice Grillo, ragazza madre, 31 anni, con due bambini, che è costretta a ritornare in Belgio, dai propri genitori piazzesi, perché ha perso il lavoro, che fino ad oggi, gli assicurava il Comune assieme a tutte le ragazze madri. Ha trovato il coraggio di parlare Salvatrice Grillo, nata nella città dei mosaici, in via Vallone di Riso nel cuore del quartiere più antico della città: il Monte. Sente la necessità di raccontare la propria storia, la giovane ragazza madre che da un anno viveva nella sua città natale. “Sono ritornata dal Belgio lo scorso 21 luglio 2009 con i miei due figli. La ragione che mi ha spinto a ritornare nella mia città erano le cattive condizioni di salute del mio bambino che soffre d’asma. Chiaramente il clima della nostra terra ha recato beneficio al mio piccolo bimbo di nove anni quindi ho deciso di rimanere a Piazza credendo che i servizi sociali, previsti dal Comune, fossero efficienti. Invece – continua Salvatrice Grillo - a distanza di un anno mi sono ritrovata sola, senza lavoro, con l’aggravante dell’assoluta indifferenza dei nostri governanti. Mi hanno licenziata dalla Biblioteca, ove lavoravo per 400 euro al mese, perché mi è stato detto: Non ci sono più soldi in bilancio.” La vicenda delle ragazze madri è esplosa nei giorni scorsi quando 21 ragazze madri hanno ricevuto una lettera con la quale si comunicava la cessazione del rapporto di lavoro. Alcune di queste hanno perso solo 200 euro mensili per figlio, previste da una legge regionale, in quanto lavorano con il reddito minimo o con lavori socialmente utili. Altre ragazze madre, invece, sono rimaste senza lavoro come Salvatrice Grillo. “Sono costretta a ritornare in Belgio, far soffrire mio figlio, ma non posso più restare qui perché rischierei di perdere i miei bambini che sono la cosa più importante della mia vita. Non lavorando il Comune mi “farebbe portare via anche i bambini” e questo non lo permetterò mai a nessuno. Mi porterò nel cuore la mia città ma anche l’indifferenza degli amministratori piazzesi e l’inefficienza dei servizi sociali che sono da paese del terzo mondo. Non immaginavo che Piazza Armerina fosse rimasta, sotto questo aspetto, come ventitre anni fa, dove ciò che conta non è il bisogno ma qualche altra cosa che non posso dire. Mi auguro che tutte le altre ragazze madri riescono a far gruppo ed unite denunciare tutte quelle situazioni, laddove esistano, di illegalità di soprusi cui siamo sottoposti ogni giorno e qualcuno ha delle storie da raccontare se solo trovasse il coraggio e la forza di farlo.”

Chi sono

Qualcuno, di cui non ho molta stima, mi chiama "Architetto di Dio". La cosa, però, mi piace. Dicono che sono un architetto eclettico ed un pò anomalo. Il mio lavoro è a metà tra i restauri ed il turismo. Sono cooperatore salesiano e amo Don Bosco. Sono sposato con Cinzia che amo. Abbiamo tre figli, Gabriele Samuele e Gaia. Se vuoi scrivermi ecco la mail architettodidio@gmail.com


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"Il senso di inquietudine mi insegue sempre e quando mi pare di aver colto una certezza ricado nell'assoluto smarrimento. Mi chiedo: sono al posto giusto, al momento giusto? Boh! che casino è la VITA e quanto doloroso è questo cammino di scoperta dell'Assoluto che c'è in noi!"

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