lunedì 13 febbraio 2012

Nigrelli pensiero. Sull'ospedale


Come si può affermare che il Sindaco è stato lontano, assente e disinteressato dalla questione dell’Ospedale Chiello, quando l’amministrazione, direttamente con me o attraverso l’assessore Di Carlo, ha costantemente lavorato per ottenere il risultato che le troppe cassandre che vivono in questa città, alcune delle quali presenti in questo Consiglio, nel 2008 ritenevano impossibile.

Dal Settembre 2008, dallo schema di decreto sulla rimodulazione della rete ospedaliera e riordino della rete territoriale, abbiamo lavorato senza risparmiarci per difendere il nostro ospedale. Ricordo,a tal proposito, che siamo stati i primi a mettere in discussione e contestare la proposta di rimodulazione che di fatto anticipava il piano di rientro, invitando in consiglio comunale, Sindaci e Deputati della provincia. Abbiamo chiesto e partecipato a consigli comunali straordinari nei comuni di distretto per discutere della politica sanitaria provinciale e chiedere solidarietà alle nostre iniziative; abbiamo, anche in questo, unico comune della provincia, organizzato una manifestazione di protesta presso l’Assessorato Regionale Sanità; abbiamo evitato, con un confronto duro e serrato con la precedente Direzione Generale, che il progetto del famoso SOIEN (sistema ospedaliero integrato ennese) decretasse la fine del nostro ospedale con 44 posti per acuti e tre strutture complesse due delle quali erano: chirurgia week surgery e dermatologia. Questo, solo per ricordare alcune fasi salienti.






Poi il paziente lavoro con e sul nuovo DG ha portato al mantenimento di 4 reparti importantissimi e, nel dicembre scorso, alla modifica del piano aziendale per inserire l’UOS di cardiologia con 4 medici, e le UOS dipartimentali di otorinolaringoiatria e endoscopia con tre medici ciascuno.


Per l'ospedale, l'impegno profuso,lo dico senza timore di smentita, è stato e continua ad essere notevole e non riconoscerlo, lo ribadisco,è ingiusto e demagogico.






Non è affatto vero, dunque, che il problema sia stato trascurato: esso è stato gestito a livello istituzionale, come è giusto che sia, non facendo l’occhiolino a populismo e demagogia, ma operando responsabilmente con la collaborazione costante con il Consiglio comunale, anche attraverso i consiglieri da esso delegati, con il comitato spontaneo e con i sindacati. Forti dei 5000 cittadini che hanno manifestato per l’ospedale abbiamo negoziato allo spasimo per ottenere i risultati di oggi, compreso l’espletamento in corso delle selezioni per i primari di chirurgia e medicina e gli altri concorsi per dirigenti medici che il DG si è impegnato a espletare nei prossimi mesi.






E negli ultimi 18 mesi mi sono battuto proprio contro il disfattismo che pervade anche il documento presentato dall’opposizione. Ho sempre sostenuto che dire che l’ospedale e morto, che l’ospedale è chiuso, che l’ospedale è in agonia, come viene scritto nel documento, è la tipica affermazione autoavverantesi: dire così significa spingere i potenziali utenti a rivolgersi ad altre strutture sanitarie e significa umiliare il valorosissimo e, spesso, eccellente lavoro di medici, infermieri, tecnici. In questi 18 mesi ho fatto sempre esattamente il contrario, giorno dopo giorno. Coloro, e tra questi alcuni consiglieri, che, magari facendo riferimento alle caratteristiche che aveva l’ospedale dieci o venti anni fa, attaccavano la paziente, concreta, realistica azione dell’amministrazione dicendo che era minimalista, o rinunciataria, o voleva solo salvare il salvabile mentivano e mentono sapendo di mentire. In questa fase di ristrutturazione del sistema sanitario italiano e di forte contrazione della spesa sanitaria, l’obiettivo realistico non può che essere quello di mantenere il presidio ospedaliero con il massimo di reparti e servizi possibili, non quello di chiedere l’impossibile, spesso premessa a perdere tutto. È poi palesemente falsa, come testimoniano i numerosi interventi miei e dell’assessore al ramo in contesti pubblici, l’affermazione secondo cui avremmo perseverato “sull’insostenibile richiesta di apertura del reparto di Ostetricia e Ginecologia”.


Ci siamo fatti carico della battaglia per la riapertura del punto nascita perché abbiamo ritenuto illegittima, immotivata e penalizzante la disposizione del Direttore Generale, da ciò i ricorsi al TAR, l'incontro in VI commissione all’ARS e la manifestazione cittadina; questo pur sapendo che le normative nazionali e regionali non ci davano ragione e da lì a breve sarebbe stato pubblicato il decreto regionale di chiusura dei punti nascita. Una difesa che, è bene ricordarlo, è stata sollecitata dai comitati cittadini e da questo consiglio comunale che oggi ci accusa di esserci appiattiti sulla difesa del punto nascita. Una posizione strana e inspiegabile, considerato che le iniziative che abbiamo intrapreso le abbiamo sempre condivise con il consiglio comunale e con i comitati cittadini.





Chi sono

Qualcuno, di cui non ho molta stima, mi chiama "Architetto di Dio". La cosa, però, mi piace. Dicono che sono un architetto eclettico ed un pò anomalo. Il mio lavoro è a metà tra i restauri ed il turismo. Sono cooperatore salesiano e amo Don Bosco. Sono sposato con Cinzia che amo. Abbiamo tre figli, Gabriele Samuele e Gaia. Se vuoi scrivermi ecco la mail architettodidio@gmail.com


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"Il senso di inquietudine mi insegue sempre e quando mi pare di aver colto una certezza ricado nell'assoluto smarrimento. Mi chiedo: sono al posto giusto, al momento giusto? Boh! che casino è la VITA e quanto doloroso è questo cammino di scoperta dell'Assoluto che c'è in noi!"

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